Ligabue si diverte (e diverte) nel parco

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© Foto: Riccardo Medana

Non aveva spergiurato, ma quasi: nel 2016 nessun concerto. Ma su questo argomento le sue sono (quasi) sempre promesse da marinaio. «Come si fa a dire no se ti propongono un luogo fantastico come il Parco di Monza?». Con la variante del luogo, frasi tipo questa gliele ho sentite già pronunciare più di una volta in passato… E comunque, che musica sia: due serate, una sold out (80.000 spettatori), poi replica davanti a 50.000 persone. E non pensate che sia finita qui. Dice Maio: «Ci piaceva l’idea di ripartire da uno spazio verde». Capito? Ripartire. Sì, perché tra non molto – forse già entro la fine dell’inverno – ci sarà un lungo tour nei palasport per celebrare il concept album Made in Italy, che sarà pubblicato il 18 novembre.

Ma per ora limitiamoci a parlare di quel che è stato, il primo dei due concerti monzesi. È stata una bella ripartenza. Quasi tre ore di musica con inediti, diverse chicche e brani strafamosi ma completamente riarrangiati. Chiedere ai pochissimi che avevano avuto il privilegio di assistere alla prova generale di giovedì di scommettere pochi euro sulla buona riuscita del concerto sarebbe stata impresa folle, infatti erano andate storte parecchie cose. Ieri sera invece quasi tutto è filato liscio. Certo, le solite piccole magagne tipo un paio di video non ben sincronizzati. Ma di queste cose la gente mica se ne accorge.

Quel che conta per il pubblico è l’atmosfera, il giusto “tiro”, l’energia che si sprigiona sopra e sotto il palco. E questi elementi sono filati via alla grande.

Tutto ha inizio con la proiezione sul megaschermo che occupa gran parte dello stage di una gigantesca S seguita dalla scritta “Come siamo qui” e subito dopo di una V seguita dalla scritta “Come voi”. Le note introduttive sono quelle che caratterizzavano la fine delle trasmissioni della Rai negli anni Sessanta.

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Negli ultimi tempi il Liga celebra sempre qualcosa. Stavolta erano i 25 anni di Urlando contro il cielo, che infatti viene proposta a inizio concerto in versione rock e in chiusura in una variante acustica, col solo Luciano sul palco che imbraccia una chitarra acustica. Inizio tiratissimo e finale davvero emozionante.

Ma in mezzo ci sono un sacco di altre cose interessanti. Cominciamo con gli inediti: La vita facile è un classico giro rock di quelli che ti fanno muovere il piedino fin dal primo ascolto. «Il protagonista», spiega Luciano, «si lascia andare ad alcune riflessioni sulla propria vita. Pensa a quello che gli è successo, ma soprattutto a quello che gli succederà in futuro».

Ecco qualche strofa: «Il rock’n’roll / puzzava di rivoluzione / sapeva di aspettative / in un paese che era tutto da rifare / ma si voleva rifare. / Qualcuno urlava / il tempo non aspetta / le scuse son finite / adesso avanti tutta / dicevo “giusto” / che avrei un po’ di fretta / si sta facendo tardi”… / È stato un attimo / che sta durando troppo / bloccato dentro il mio giro / mi son bevuto / le promesse che ho fatto / non c’è più niente da bere / è stato un attimo / che non vuol finire / e il gioco è sempre più duro / in un paese che fa finta di cambiare / e intanto resta a guardare».

Il secondo inedito è Ho fatto in tempo ad avere un futuro, musicalmente molto sorprendente, con le sue venature R&B, accentuate dall’intervento dell’ottimo trio di fiati che è una delle grandi novità di questo concerto: Massimo Greco (tromba e filicorno), Corrado Terzi (sax baritono) ed Emiliano Vernizzi (sax tenore e sax soprano). «Il personaggio», spiega ancora il Liga, «stavolta riflette sulle disillusioni che ha vissuto, le promesse politiche non mantenute. Però, conclude, il prezzo non è poi così alto rispetto al fatto di averci potuto credere».

Recitano le prime strofe: «Ho fatto in tempo ad avere un futuro / che non fosse soltanto per me / più che un’ipotesi era sicuro / era per tutti era con te. / Ho fatto in tempo a perdere tempo / in cambio di un sogno, un pezzo di idea / a conti fatti non ho perso niente / era un buon cambio e la scelta era mia». E il ritornello dice: «Si trova sempre una ragione per brindare / o ricordare / o dimenticare / oppure stare solamente svegli / al limite dei sogni».

Il terzo inedito si intitola Dottoressa. «Qui il protagonista un bel giorno decide di fare qualcosa. Ha un piccolo incidente, niente di grave, ma finisce in un ospedale. Dove conosce una dottoressa molto, ma moooolto brava!». Musicalmente è un giro che ricorda vagamente Brown sugar dei Rolling Stones. Ecco qualche strofa (ovviamente vanno lette con la dovuta ironia): «Dottoressa / mi guarisca / metta insieme tutti i pezzi di / quel che resta / faccia presto / c’è da fare un po’ di pulizia / nella testa / e nel resto / sto aspettando il tocco / che c’ha solo lei / ch’ha solo lei».

© Foto: Riccardo Medana
© Foto: Riccardo Medana

Il quarto brano tratto da Made in Italy, G come giungla, è già ben noto ai fan, infatti l’ultima settimana è stato il più programmato dalle radio.

La grafica che ha caratterizzato i quattro brani nuovi aveva come filo conduttore dei caleidoscopi, scelta niente affatto casuale, in quanto la copertina di Made in Italy avrà questa impostazione.

Altra chicca molto apprezzata dal pubblico, una versione da brividi di una delle canzoni più intime dell’intero repertorio del Liga, Lettera a G, pezzo che fino ad oggi aveva cantato una sola volta dal vivo: «Ragioni emotive mi impedivano di farlo».

Uno dei momenti migliori dello show è stato il set acustico (Metti in circolo il tuo amore, Non è tempo per noi e Lambrusco & popcorn): minuti di assoluta raffinatezza, con tutti i musicisti in fila a bordo palco, quasi fossero in un piccolo club invece che davanti a 80.000 persone. Una menzione particolare la merita il batterista Michael Urbano, capace di fare cose straordinarie con due soli tamburi. Ma l’applauso è per tutti. E ottima la scelta dei brani, con l’inclusione di un pezzo in origine molto ritmato come Lambrusco & popcorn.

Luciano si è voluto sbizzarrire, per esempio proponendo un piccolo “momento dance” nel bel mezzo di Un colpo all’anima. Divertente anche il finale de Il meglio deve ancora venire, con Urbano che sfiora i piatti e gli altri musicisti che invitano il pubblico ad alzare le mani al cielo. Oppure l’assolo a due chitarre (Federico “Fede” Poggipollini e Max Cottafavi) sul finire de Il muro del suono.

Come noto, uno dei brani Luciano lo ha fatto scegliere ai fan con un concorso. Ha vinto Leggero (canzone che comunque avrebbe fatto), e lui la prima parte l’ha proposta da solo imbracciando l’acustica, mentre sul finale ci ha aggiunto un fantastico assolo di elettrica.

© Foto: Riccardo Medana
© Foto: Riccardo Medana

Che aveva voglia di divertirsi (e divertire) lo ha messo in chiaro già all’inizio del concerto. Introducendo Niente paura ha detto: «370 giorni che non faccio concerti. È giusta come pena da infliggere a un ragazzo nel pieno dei suoi anni?». Effettivamente uno come Ligabue non lo si può tenere lontano da un palco troppo a lungo. E se passa un anno abbondante dall’ultima volta, ecco che le energie quadruplicano.

Tra i musicisti restano da citare gli ottimi Davide Pezzin (basso) e Luciano Luisi (tastiere). Ma qualche altra parola voglio spenderla per il trio di fiati: fin dal primo intervento (uno straordinario assolo di tromba molto jazzy in chiusura de Il sale della terra) si capisce che sono loro la novità più grande, regalando allo show un mood springsteniano: non certo a caso il “Boss” è stato omaggiato all’interno dell’amatissima Piccola stella senza cielo, assieme ad altri idoli del musicista di Correggio come Bob Dylan, The Who, Patti Smith e i Them di Van Morrison.

Chiudo dando un po’ di numeri: i circa 130.000 biglietti delle due serate sono stati acquistati per il 55% in Lombardia, 8% in Piemonte, 5% nel Lazio e a seguire in Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria e Puglia. L’85% dei biglietti sono stati venduti online. Sono stati utilizzarti 5 km di transenne, 450 bagni chimici, 140 torri-faro. C’erano 21.000 posti auto e a LigaRockPark hanno lavorato circa 600 persone, oltre a 360 operatori sanitari.

Chi si fosse perso il concerto, avrà la possibilita di “recuperarlo” il 23 novembre, quando Fox e FoxLife trasmetteranno una serata-evento dedicata a Ligabue, con la messa in onda dello show e di un docufilm incentrato sulla storia di Made in Italy.

That’s all (per ora).

Clicca qui per leggere la scaletta del concerto

Foto dalla pagina FB del Liga
Foto dalla pagina FB del Liga
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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".