I magnifici sette. La variante Fuqua

Pistoleri assortiti e fantasiosi difendono inermi bianchi da capitalisti cattivi

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I magnifici sette
di Antoine Fuqua
con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Lee Byung-Hun
Voto 6 e 1/2

Va bene, il meccanismo è quello di I sette samurai: contadini vessati da briganti difesi da samurai senza padrone che non hanno più niente da perdere. Nella variante western di John Sturges (il primo I magnifici sette) erano peones vessati da banditi difesi da pistoleri. La storia è sempre strutturata in maniera classica: i banditi commettono l’estrema ingiustizia, gli inermi si arrabbiano e contattano un professionista, il professionista cerca gli uomini adatti. Il divertimento è scoprire le varie specialità. Poi i professionisti addestrano i dilettanti e dopo la battaglia finale se ne vanno (anche all’altro mondo) con la spiegazione democratica che le masse si liberano da sole. La variante di Fuqua, regista nero, è che il capo dei pistoleri professionisti è nero, Denzel Washington. Novità: è misterioso, ma non è del tutto ai margini della legge, anzi, ha un mandato federale per cacciare delinquenti su tutto il territorio. E ha un passato che torna (standard dei western). Stavolta, per proteggere americani vessati, arruola un pistolero baro e divertente, un messicano, un indiano solitario, un ex tiratore scelto sudista che sta con un lanciatore di coltelli (e spilloni) orientale, un trapper che sembra un orso. Il cattivo è un neocapitalista selvaggio che cerca l’oro e distrugge le valli e ritiene che il capitalismo sia voluto da Dio e osteggiare lui sia osteggiare Dio. Differenze col modello classico? I remake, per dimostrare che sono diversi hanno l’ossessione di dare di più. Ci sono due modi nel western di dare di più: uno lo usava Peckinpah e l’altro l’ha usato Tarantino. Quelle però sono poetiche, non sparatorie con più munizioni. Questo è un moderno film muscolare che ricorda in qualche modo i meccanismi di King Arthur, sempre di Fuqua (il capò era re Artù, i vari cavalieri sarmati avevano specializzazioni, i cattivi erano i sassoni, i buoni gli angli di Merlino…)

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori