I Green Day sono il gruppo del mese di ottobre su Spettakolo

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Spettakolo.it per il mese di ottobre ha deciso di nominare come “gruppo del mese” i Green Day, la band di Berkeley che quest’anno festeggia i 30 anni di carriera.

È il 1986 quando due amici di infanzia, all’anagrafe Billie Joe Armstrong e Michael Ryan Pritchard (in arte Mike Dirnt) decidono di formare una band che da lì a 30 anni sarebbe arrivata a diventare una colonna portante del rock, con tanto di introduzione nella prestigiosa Rock and Roll Hall Of Fame.
Nascono così gli Sweet Children che per un primo periodo, tra i membri, contano anche l’appoggio di Sean Hughes e Raj Punjabi. L’anno successivo si arriva alla prima stabile formazione della band con Armstrong alla voce/chitarra, Dirnt al basso/voce e John Kiffmeyer (Al Sobrante) alla batteria.
I primi traguardi non tardano ad arrivare e il gruppo inizia ad esibirsi frequentemente al 924 Gilman Street, un locale pietra miliare per la scena punk californiana, che ha visto alternarsi sul palco, tra i tanti, anche Rancid, Operation Ivy, NOFX, Isocracy. Nel frattempo la band cambia nome in Green Day ed è sempre in questo periodo che il co-fondatore della Lookout Records, Larry Livermore, subito dopo aver assistito ad un loro concerto, decide di voler fare un album con loro.
Nel 1989 arriva il primo EP del gruppo 1,000 Hours, seguito l’anno seguente da Slappy, e dal primo album 39/Smooth. Dopodiché, Kiffmeyer lascia la band per andare all’università e viene sostituito da Tré Cool, vecchia conoscenza dei Green Day e batterista anche dei Lookouts, la band di Livermore.
Nel maggio e nel settembre del 1991, i Green Day si chiudono in studio e realizzano l’album Kerplunk. La fama del gruppo inizia a crescere al punto che le grandi etichette discografiche iniziano ad interessarsi ai Green Day e nel 1993 arriva il contratto con la Reprise Records. La decisione della band di firmare con una major viene vista come un tradimento dalla scena punk californiana e dai fan di vecchia data che da lì in avanti avrebbero etichettato i Green Day come “venduti”.
Il 1994 è l’anno della consacrazione. Viene infatti pubblicato Dookie (prodotto da Rob Cavallo), che arriva a vendere 14 milioni di copie e si afferma come uno dei migliori album degli anni ’90. Con singoli come Basket case e Longview, Dookie consente ai Green Day di conquistare definitivamente MTV e far sbarcare il punk rock sulle frequenze televisive. Il secondo album, Insomniac (1995), è forse l’album più oscuro dei Green Day che, a differenza delle aspettative, cambia la formula di Dookie risentendone nelle vendite. Questo non ferma la band che si rinnova ulteriormente con l’album Nimrod (1997) dove compare una ballata acustica, che diventa uno dei pezzi storici dei Green Day: Good riddance (Time of your life). Esce invece nel 2000 l’album più pop della band, Warning, che viene criticato anche dai fan più accaniti ma che oggi, a distanza di molti anni, è stato fortemente rivalutato. L’anno seguente esce il greatest hits International Superhits. Nel 2002 pubblicano un’altra raccolta, Shenanigans, contenente rarità e cover. È il 2003 quando i Green Day sono al lavoro su un album dal titolo Cigarettes and valentines, che non ha mai visto la luce perché, stando a quanto dichiarato dalla band stessa, le registrazioni master sono state rubate dallo studio.
Da questo momento la storia dei Green Day cambia per sempre. Invece di registrare nuovamente il materiale, si mettono al lavoro su un’opera rock che li avrebbe consacrati per sempre nell’olimpo del rock. È il settembre del 2004 quando esce American idiot, un album politico che riflette su un’America post 11 settembre, sui media e sull’amministrazione Bush. Maturo e impegnato, il concept-album conquista subito pubblico e critica, grazie alla narrazione delle vicende di Jimmy, un ragazzo di provincia che come tanti vive nell’America dell’amministrazione Bush, percorsa dalla paura per la guerra, dai pregiudizi, dall’incertezza per il futuro e dalla totale assenza di valori. Dieci anni dopo l’uscita di Dookie, i Green Day sono ormai cresciuti e alla voglia di divertirsi, tipica di tre ragazzini californiani, sostituiscono l’esigenza di usare la musica per portare un importante messaggio. American idiot riscuote un enorme successo di critica e di pubblico e consacra i Green Day come una delle migliori rock band d’America. Singoli come Boulevard of broken dreams, Jesus of suburbia, Wake me up when September ends restano alle vette delle classifiche per mesi.
Il successivo lavoro vede la luce nel 2009. In 21st century breakdown i Green Day ripropongono la formula del concept album. Prodotto da Butch Vig, storico produttore di album come Nevermind dei Nirvana, l’album ottiene un discreto successo.
Nel 2012 viene annunciata l’uscita di una trilogia composta da tre album: ¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré!. In concomitanza con l’uscita dei dischi, Billie Joe Armstrong entra in riabilitazione per disintossicarsi dall’abuso di farmaci e alcool. La trilogia risente quindi della mancata promozione e del periodo di stop forzato della band. Nel 2015 i Green Day tornano sulle scene con la prestigiosa introduzione nella “Rock and Roll Hall of Fame”, un riconoscimento riservato ai musicisti più influenti nella storia del rock.
Nel gennaio 2016 i Green Day tornano in studio di registrazione. Decidono di autoprodurre il disco in un nuovo studio di registrazione home-made. Revolution radio, il dodicesimo album della band, è in uscita il 7 ottobre 2016. Il primo singolo Bang bang segna il ritorno a sonorità punk più spinte e incisive. In attesa di ascoltare l’intero album, i Green Day hanno già annunciato un tour europeo per gennaio 2017 con 4 date in Italia (leggi qui).

Nel mese di ottobre non celebreremo solamente i Green Day ma anche il punk (…che proprio quest’anno compie 40 anni). Ripercorreremo attraverso video, playlist e racconti la storia di questo fantastico movimento culturale e musicale che ha caratterizzato gli anni ’80 e che tutt’oggi affascina milioni di appassionati.

Testo di Silvia Pittoni e Sabrina Scarcella di Green Day Italian Rage and Love.

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Redazione
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