“Born To Run” è la peggiore autobiografia che mi sia capitato di leggere.

3467
0

È il 3 ottobre, c’è odore di castagne amici, castagne arrosto…solo ieri si imprecava pel caldo e pel sudore, ora il mondo, nella nostra immobile pianura padana, si muove inesorabilmente verso l’inverno, sì, l’inverno del nostro scontento.

cover

È nel destino dell’età diventare dei brontoloni?

Forse, in ogni caso, caro, carissimo “amado mio” per citare il poeta, non ci siamo.

“Born To Run” è la peggiore autobiografia che mi sia capitato di leggere.

Possibile?

Certo, nel mondo attuale di Bruce è assolutamente possibile.

Come prima cosa vi dico che sono un amante del genere, direi a prescindere dall’argomento, davvero, potrei leggere anche la biografia dell’inventore della penna a biro e sicuramente ci troverei indicazioni, narrazioni, verità e fatti da approfondire, insomma stimoli.

Nel caso della mia vita, che è poi la musica, che dirvi se non che potrei leggere la autobiografia di “quasi” tutti, perchè dentro ci trovo delle cose preziosissime da vampirizzare a volte, da far decantare spesso da ricordare.

Ho letto l’autobiografia di Graham Nash ad esempio, e l’ho trovata un autogol pazzesco che mi ha reso antipatico il signor Nash per il resto della vita. Pero’ reale.

51exx-bougl-_sx318_bo1204203200_

Nel frattempo, leggendola, mi sono goduto la sua ossessione per gli Everly Brothers tanto che mi sono andato a riascoltare i grandi pezzi dei fratelli Everly per capire come erano penetrati nel songwriting di Graham.everly-brothers1

C’è però un patto che faccio con chi scrive: siamo sinceri. Oppure bravissimi. Geniali.

Sì, perchè si sente, soprattutto quando leggi.

In questo caso, nel caso del libro in questione, siamo di fronte a un’opera da me lungamente attesa e dalla  quale mi attendevo molto, forse troppo.

Al livello di base, almeno mi aspettavo che si verificasse  quel fenomeno che ti vede andare a riascoltare la musica della quale stai leggendo perchè l’autore della stessa ti incuriosisce e ti viene voglia di andare a capire se ha proprio ragione, questo mi aspettavo dalla narrazione dei dischi che hanno fatto parte del mio romanzo di formazione personale, quelle canzoni che ho ascoltato da quando avevo dieci anni, dapprima esclusivamente grazie a mio fratello Riccardo e ai suoi gusti eclettici ma assolutamente ricercati è infatti grazie a lui che entrò in casa Righetti “Born To Run” ovviamente in vinile e da lì in avanti, ogni disco è stata una conferma, fino a circa una decina d’anni fa, quando il sogno si è interrotto.

Puff.

Ora, tornando al libro in questione, siamo di fronte a un’opera corposa, importante, volutamente portata a compimento senza l’intervento di ghost writer di sorta.

6480781Succede spesso che il ghost writer sia fenomenale, pensate a “Open” di Andre Agassi, libro capolavoro, pure per me che non distinguo facilmente il tennis dal giardinaggio, libro straordinario, congegnato con perfezione certosina e ritmo, tanto ritmo, certo c’è l’intervento di un ghost writer che poi si sa benissimo chi è, si tratta di http://www.scrivendovolo.com/moehringer-il-ghostwriter-di-andre-agassi-si-racconta/ e comunque, in quel caso, sono andato su You Tube a vedere estratti delle partite della quali Agassi parla nel libro, tanto per dire.

Passiamo a qualche altro capolavoro editoriale, penso a “Life” di Keith Richards, scritto con l’assistenza di https://en.wikipedia.org/wiki/James_Fox_(journalist).

l1030975

Un capolavoro, un libro ove esce fortemente un personaggio ossessionato dalla musica come Keef che ammette i suoi errori, a volte persino madornali ma lo fa in modo umano, certo, non siamo suoi figli o partner e non sappiamo proprio per niente cosa deve aver significato ma quello che riesce a comunicare è una amore per la musica enorme e presto riparti per rimettere su quei vecchi dischi in vinile e ascolti i chitarristi dei quali parla Keef e capisci che il libro è meraviglioso.

Vi devo ricordare cosa ha significato “Chronicles” di Bob Dylan?

bob_dylan_chronicles_volume_1Davvero devo dirvi che lì dentro c’è materiale sufficiente per dieci, quindici libri, sia di musica ma anche di poesia, tecnica compositiva, viaggi, incontri, politica, sudore e chitarre? Se non l’avete ancora letto vergognatevi, alzate il culo e procuratevelo al posto di questo “Born To Run”, fatelo in fretta perché questa sorta di autobiografia di Bruce è la più inutile opera del mondo.

Certo, solleva i veli sulla depressione del nostro eroe, ci racconta con dovizia di particolari la scena musicale jerseyana dei sixties, magnifica il percorso sportivo della figlia come calvallerizza, ci rende edotti circa le scelte di case e auto e moto del nostro ma non “comunica” come grandi sanno fare e come Bruce, fino a un certo punto, ha saputo fare alla grande.

Anza, risulta vagamente detrattiva del personaggio e lo disegna come vittima del predominio occhiuto ed occhialuto del signor “ho visto il futuro del r’n’r e il suo nome è Bruce Springsteen” mr.Jon Landau.

cn6phkxxeaiwerq

Bruce vuol fare tutto da solo e non ci racconta nulla, proprio nulla che non si sapesse, a parte la depressione.

Anche lì, pero’, ce la racconta senza un mistero, senza un reale procedimento misterico e poetico. Non c’è reale versamento metaforico di sangue sudore e lacrime nella pagine del libro, solo l’esposizione più o meno ordinata, di una vita di musica ai massimi livelli.

Il mio culo è rimasto incollato alla poltrona ove ho letto il libro e nessuna voglia mi ha investito, spingendomi a riascoltare i vecchi brani, ho solo letto dell’approccio maniacale del Nostro alla musica, ma già lo sapevo, ho letto del cambio di band ma l’ho letto nel modo che già conoscevo, sempre lui a lamentarsi di un ruolo che si è ritagliato lui, insomma, direi che verrà presto dimenticato il libro in questione.

Spero che il prossimo disco di Bruce ce lo restituisca.

Per ora sembra che sia stato rapito dagli alieni.

CONDIVIDI
Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!