McCartney a Venezia: una catastrofe

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Parlare di catastrofe rock a Venezia significa sicuramente evocare il famigerato concerto dei Pink Floyd del 1989 su cui ancora si discute a distanza di oltre un quarto di secolo. Solo i meno giovani ricordano invece quello del 1976 di Paul McCartney con i Wings in piazza San Marco. Evento splendido dal punto di vista musicale, memorabile per essere stata la prima esibizione di un Beatle in Italia dopo lo scioglimento del gruppo e la prima esecuzione pubblica dal vivo da parte di un Beatle nel nostro paese delle canzoni post ’66, dato che il 29 agosto di quell’anno i Fab Four decisero di chiudere con i concerti.

dscf7291Il 25 settembre 1976 Paul McCartney con i Wings comprendenti la moglie Linda si esibirono in piazza San Marco a Venezia, clou di eventi decisi dall’Unesco per riportare su Venezia l’attenzione del mondo a dieci anni dall’alluvione che rischiò di affogare la città. Ma oltre al concerto fu rilevante il prima e il dopo, soprattutto il dopo, per i danni che subì la piazza storica e le conseguenze che durano ancora oggi con un rapporto da subito deteriorato fra istituzioni e musica rock per l’uso dei luoghi storici per i concerti.

Piazza San Marco non era nuova ad eventi di spettacolo. Ogni domenica vi suonava la banda cittadina su un palco appositamernte costruito e qui si erano tenute varie edizioni della Mostra Internazionale di Musica Leggera, come le premiazioni della Mostra del Cinema. Ma un concerto rock mai.

L’idea venne all’Unesco. Portare a Venezia una serie di eventi musicali a 360 gradi coinvolgendo l’intera città e ospiti internazionali di ogni genere, violinisti classici, cantanti pop, artisti jazz e perfino, in Campo S. Angelo, un concerto indiano del sitarista Ravi Shankar con maestro di tabla Alla Rakha e la suonatrice di tanpoura Kamala Chakravarty. I tre si erano esibiti cinque anni prima al Concerto di George Harrison per il Bangla Desh. Vi assistettero duemila persone, in religioso silenzio.

Fu una settimana di grande musica, con Yehudi Menuhin, Ivry Gitlis e numerosi altri musicisti venuti a rendere omaggio a Venezia e alla musica. Al Palazzo del Cinema del Lido fu realizzato un concerrto “alla francese” con molti ospiti internazionali, da Georges Moustaki a Claudio Baglioni, ma l’evento clou era sicuramente il concerto rock in piazza San Marco.

Non fu facile da realizzare. La prima idea fu di proporre l’opera rock “Tommy” con Elton John, Emerson Lake & Palmer e l’orchestra sinfonica. La Fenice rifiutò un repertorio non classico. L’orchestra di Montecarlo non era disponibile. Si chiese allora agli Who ma la risposta fu raggelante: “Prima di Venezia ci sarebbero tante altre cose da salvare”, sembra replicò lo staff della band che probabilmente non fu neppure informata della proposta (così dice Roger Daltrey). A Parigi cominciarono a guardarsi attorno. L’unico che poteva prestarsi era Paul McCartney alla fine del suo tour con i Wings, la sua nuova band, che aveva pochi giorni prima un concerto a Zagabria. Non fui solo una terza scelta, ma anche una scelta poco convinta perché – si diceva – l’interesse di un Beatle senza gli altri tre era scarso e i Wings non godevano al momento di grande considerazione.

Alla fine arrivarono. Paul e Linda con gli altri musicisti sbarcarono sorridenti all’aeroporto veneziano e presero possesso di una suite al primo piano dell’Hotel Danieli, quello stesso che 13 anni dopo sarebbe diventato tribuna privilegiata per il concerto acqueo dei Pink Floyd.

In piazza, davanti all’ala napoleonica delle Procuratie, sul lato opposto rispetto alla basilica, fu costruito il palco, gigantesco per l’epoca, e, di fronte, due mezze tribune per il pubblico pagante (15.000 lire=7,50 euro) con un ampio spazio in mezzo libero per la folla.

Con scelta sconsiderata, fu concesso l’accesso ai tir con la strumentazione, trasportati con navi traghetto e parcheggiati sotto palazzo Ducale, e il movimento di carrelli elevatori a trasportare strumenti e materiale. Da casse grandi come automobili comparvero anche i primi proiettori laser mai visti in Italia. Giganteschi come cannoni di un film di fantascienza. Capaci di sparare luci rosse e verdi. Non si erano mai visti in Italia prima di allora. I Pooh e i Rockets furono i primi ad appropriarsi dell’idea, ma affidandosi a un tecnico trevigiano, Bonotto, che ridusse le dimensioni del macchinario a una più trasportabile scatola.

Il 1976 non era solo il decennale della doppia alluvione che colpì Firenze e Venezia. Fui anche l’anno in cui le prime radio libere cominciarono regolarmente a trasmettere dopo i primi esperimenti. A Venezia, in centro storico, c’era Radio Venezia International che trasmetteva da uno stanzino a piano terra in Calle Racchetta, a Cannaregio. Gran parte dei dischi che usava erano i miei, e se l’ampia libertà di scelta nei programmi consentiva di mescolare talvolta rock, pop, folk, canzone italiana, d’autore, musica classica e jazz, iniziavano già i primi scontri fra chi voleva una linea rock e chi più giovane premeva per la disco music.

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L’arrivo di McCartney fece iniziare la caccia allo scoop. Il beatle con la moglie fu “sorpreso” in motoscafo mentre faceva il turista in laguna. Sorrise e improvvisò alcune battute di “O sole mio” prima di riprendere il suo giro. Uno degli speaker giurò che Linda aveva sentito per radio gli auguri per il suo compleanno e aveva telefonato invitando ad andare a salutarla. Eravamo giovani e pronti a credere a tutto, così mi spedirono in albergo. Fui facile scoprire la camera. Bussai. Aprì Linda sorpresa. Feci in tempo a salutarla, dire due parole e vedere il pianoforte a mezza coda nel salotto della suite poi lei mi invitò cortesemente a rivolgermi al manager del gruppo.

Il giorno del concerto, davanti al palco c’era già la calca, in barba ai controlli sui biglietti e a quanti avevano acquistato un posto in tribuna. Ci volle un bel po’ per convincere chi aveva conquistato a fatica le prime file ad arretrare fino all’estremo della piazza, dietro un cordone, per consentire controlli e pulizia. C’erano bottiglie rotte, piccoli rifiuti e cocci di vetro. Presi io una scopa e spazzai via quello che potevo a evitare danni. Poi fu la grande corsa. Diecimila persone partirono come alla maratona di New York per riconquistare lo spazio perduto. Occuparono tutto e molti salirono a occupare i posti vuoti in tribuna in barba a chi aveva comprato i biglietti (qualche signora il giorno dopo si lamentò chiedendo inutilmente il rimborso.

dscf0817Poi fu musica, all’imbrunire. Per la prima volta in Italia un Beatle cantò le canzoni dei Beatles dal vivo dopo la decisione dei Fab Four di smettere di esibirsi in concerto. Dieci anni. Tanti ne erano passati dal 29 agosto 1966, l’ultima esibizione ufficiale dei Beatles dal vivo, al Candlestick Park di San Francisco.

I Wings erano un progetto molto rock. Macca partì con alcuni brani della band, Rock Show, Jet, Let Me Roll It, Spirits of Ancient Egypt, Medicine Jar, poi virò verso il proprio repertorio personale con Maybe I’m Amazed e quindi ci fu la vera esplosione dopo Call Me Back Again. Al piano posto su una pedana più alta a fondo palco, fece partire le famose note di Lady Madonna e poi a sorpresa The Long and Winding Road, il suo epitaffio beatlesiano, uscita addirittura postuma.

Live and Let Die, successo dalla colonna sonora dell’allora ultimo film della serie 007, rifece esplodere il rock dei Wings e Picasso’s Last Words (Drink to Me) precedette una cover di Simon e Garfunkel, Richard Cory, che era del tutto sconosciuta ai più.

Bluebird e I’ve Just Seen a Face riportarono l’accento sul repertorio beatlesiano che esplose in tutto il suo splendore con due fra i maggiori contributi di McCartney ai Fab Four: Blackbird e Yesterday.

dscf0686Quindi la palla tornò ai Wings, con Linda nascosta dietro improbabili tastiere che tentava faticosamente di aggiungersi ai cori, stonando, finchè il tecnico del suono non le azzerò il volume.

You Gave Me the Answer, Magneto and Titanium Man, My Love, Listen to What the Man Said, Let ‘Em In e Time to Hide precedettero Silly Love Songs.

Poi il gran finale, con i laser che disegnavano simboli e figure sul campanile di San Marco: Beware My Love, Letting Go, Band on the Run, Hi, Hi, Hi e Soily, prima che l’ex Beatle e la sua band fossero scortati dai carabinieri fino all’albergo.

L’evento si chiuse con successo ma dal giorno dopo esplosero le polemiche. Il peso del palco, i movimenti dei camion e dei carrelli elevatori per la piazza avevano fatto danni. Punti della riva avevano ceduto, e così alcuni masegni della pavimentazione della piazza, dove la scarsa manutenzione degli anni passati si era sommata al peso della strumentazione in transito.

Una vera catastrofe. Non tanto per i danni in sé che furono presto riparati, ma per la battaglia contro il rock e i grandi eventi nei centri storici che si aprì per durare con alti e bassi fino a oggi. Una battaglia prima di tutto politica di cui fecero le spese in tanti, Festivalbar e Ramazzotti espulsi dall’Arena di Verona e da piazza Sordello a Mantova, Venezia off-limits per anni, lo Stadio dei Marmi di Roma negato a Prince, per citare alcuni esempi fra i tanti. Ci vollero anni e scontri verbali per ripianare la questione. Poi arrivarono i Pink Floyd a Venezia e si ricominciò da capo.

Del concerto di McCartney & Wings a Venezia restano poche tracce. L’ex Beatle (che stava per far uscire a breve un triplo album live dalla sua tournée, registrato l’anno prima in Usa, “Wings Over America”) negò il diritto di riprendere l’evento anche all’Unesco. Restano così solo poche tracce rubate e il ricordo di chi c’era. Fra questi Rolando Giambelli, presidente dei Beatlesiani Associati, che domenica 9 ottobre nel tardo pomeriggio sarà al Lido di Venezia per un ricordo dell’evento, dalle 17 in Gran Viale. Concerto, racconto, flash-mob, qualcosa succederà se Giambelli riuscirà a districarsi dalle pastoie burocratiche del Comune di Venezia.

Nel frattempo, in pieno trip beatlesiano, lo storico pub di Marghera “Al Vapore” che ospitò Van Morrison e un numero infinito di musicisti e gruppi grandi medi piccoli sul suo palchetto rotondo, ha festeggiato i trent’anni di attività con un concerto “sul tetto” dei Magical Mystery alla maniera dei Beatles a Abbey Road. E la beatlemania è rinata per una sera.

Giò Alajmo

4 ottobre 2016

McCartney & Wings a Venezia 1976, video in rete:https://youtu.be/09HnulzVMdQ

https://youtu.be/b5tJ9wYJXhc

https://youtu.be/dm1u7g-oxo8

https://youtu.be/Kh48KD-3aMc

https://youtu.be/Fx8r6f0VhXw

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.