Deepwater. Fuoco a mare

Film d'azione sul capitalismo in azione: catastrofico

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Deepwater – Inferno sull’Oceano
di Peter Berg
con Mark Wahlberg, Kurt Russell, John Malkovich, Gina Rodriguez, Dylan O’Brien
Voto 6+

I film catastrofe sono film morali sull’avidità umana. Attiva (spendere meno per la sicurezza per fare più soldi ) o Passiva (il sistema chiede di fare più soldi con meno sicurezza e si obbedisce anche se si dissente). Per traslato sono film sulla crudeltà suicida del capitalismo (non dire che c’è uno Squalo sennò la stagione balneare si chiude, risparmiare sui circuiti dell’Inferno di cristallo, fregarsene dei protocolli antisismici in Terremoto e via così). E forse ci appassionano perché intuiamo che vincerà sempre chi risparmia, guadagna  e rischia la pelle altrui… In Deepwater si racconta l’ennesima storia vera: la catastrofe  della piattaforma petrolifera oceanica Deepwater Horizon della BP dove per risparmiare non fecero i necessari (costosi) controlli del tappo di cemento che doveva garantire la tenuta del petrolio in pressione. Gli eroi positivi sono gli operai estrattori e manutentori della piattaforma (Wahlberg, Russell) e gli eroi negativi i funzionari  che devono minimizzare i costi (Malkovich). Ci sono i buoni e gli antipatici, forse non i cattivi (la responsabilità è come un gas: si espande e sfugge…). La tensione del film è legata a bollicine d’aria che sfuggono ai rilevamenti mentre manutentori e amministratori litigano sulle procedure: le bollicine sono il segno che la pressione nei tubi è fuori controllo  e gli strumenti di rilevazione tacciono per guasto. Quando dalla crosta terrestre sul fondo marino  si scatena l’inferno nei tubi e nelle trivelle fino alla piattaforma è troppo tardi: la struttura (che non è ancorata, ma controllata da motori) diventa ingovernabile, esplode, si incendia e va in fiamme anche l’acqua. Il resto è una serie di fughe per la salvezza tra tubi (la cui funzione ci hanno spiegato nella prima parte del film: ingegneria thriller), in dipendenza dalla capacità dei soccorsi esterni di capire e accorrere in tempo e di Mark Wahlberg di superare come in un videogame tutti gli ostacoli fino a saltare nell’acqua in fiamme da altezze impensabili. Quando tutto finisce e vedi le facce dei veri protagonisti superstiti al processo (come al solito meno da duri di quelle degli attori, con la curiosa eccezione della signora motorista) ti accorgi di esserti appassionato all’uscita da un labirinto di fiamme nel buio. Effetti efficaci.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori