Il lungo viaggio di Enzo Avitabile verso l’infinito

La musica internazionale di Enzo Avitabile inizia dal Lotto Infinito di Napoli Un album con le voci di De Gregori, Giorgia, Caparezza, Mannarino, Renato Zero e Giovanna Marini.

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A quattro anni dall’ultimo album Black Tarantella, ecco un altro capitolo discografico che pone il nome di Enzo Avitabile ai primi posti della musica italiana capace di essere rappresentata anche all’estero. Fa ancora eco il film Music life, dove il regista Premio Oscar Jonathan Demme racconta la storia di Avitabile, uno che ha iniziato presto ad esibirsi nella sua Napoli con i gruppi Showmen e Città Frontale.
Lotto infinito è il titolo assegnato a un album che accoglie la partecipazione di molti artisti. «I lotti infiniti sono frammenti di universo, porzioni di realtà individuali ma unite fra loro. Superfici di piccoli mondi del mondo, del cielo, dell’umanità, dello spirito, della storia, l’uno, i tanti, il tutto, il niente, il passato, presente e futuro», questa la premessa dello stesso Avitabile.
Il disco contiene canzoni che amano commistioni stilistiche a largo raggio, lungo il Mediterraneo fino al mondo arabo.
Si inizia con Napoli nord partendo da una realtà locale che però è lo specchio di un mondo ben più vasto e qui, come nella successiva Quando la felicità non la vedi, cercala dentro, il tema conduttore è quello della ricerca interiore, anche se la frase è scritta sulle colonne di Scampia, quartiere difficile della Napoli Nord.
Tante le partecipazioni, da De Gregori con Attraverso l’acqua, canto di accoglienza e di solidarietà senza retorica e da cuore a cuore, a De Profundis con Giorgia, un grido dal profondo dell’anima del mondo, un canto di dolore e di speranza. E poi altri artisti come Mannarino, Renato Zero, Caparezza, Daby Touré, Giovanna Marini, Lello Arena, Pippo Delbono, Elena Ledda e Paolo Fresu.
Avevi già in mente queste collaborazioni quando è nato il progetto?
Si, ho impostato i vari brani pensando all’inserimento di altre voci. Sono tutti brani inediti, è stato un lungo lavoro di preparazione, e con ciascuno dei partecipanti ho voluto dialogare. Mi piace aver condiviso questo lavoro sulle periferie, questo frammento di universo, questo piccolo microcosmo, questo piccolo mondo, questa goccia d’acqua che diventa oceano in un canto di speranza. A tutti ho lasciato spazio in sala di registrazione per rimodellare la musica, con Mannarino abbiamo lavorato insieme per l’arrangiamento, con Renato Zero abbiamo rifatto alcune parti, lui mi ha consigliato il finale, con Paolo Fresu e Elena Ledda ho voluto che si ripetesse quella magica atmosfera della loro Deus Ti Salve Maria. Insomma, con tutti ho cercato un loro coinvolgimento, perché vuoi pensare che io dica a Francesco De Gregori come cantare? E che dire di Giovanna Marini? E’ un disco corale e credo che ciò si avverta.
Tanta Napoli, a cominciare dalla prima traccia Napoli Nord, ma più che altro sembra un album internazionale.
Con i Bottari ho suonato nei grandi festival, al Womad di Peter Gabriel e in tante parti del mondo, ma questa volta ho sentito l’esigenza di tornare alla mia Napoli, dove abito, ai Colli Aminei a cavallo tra il Vomero e Scampia. Amo la mia città dove abbiamo promosso laboratori per bambini e mi piace essere presente in questa realtà. In questo disco, che mi piace chiamare libro, cantiamo la Napoli che non vedi quando arrivi dal mare, cantiamo quella Napoli che dove c’era l’erba adesso c’è una città, come diceva Celentano. Ma è una condizione comune ad altre città, dove le periferie si assomigliano, come a Roma, Milano e Londra.
Frasi in italiano e frasi in dialetto, come hai bilanciato le due espressioni?
Giusto su questo argomento mi interessa chiarire. Per me questo è un disco che canta italiano, perché anche quando canto in napoletano il suono che ne risulta è molto italiano, per non dire internazionale. Credo che nessuno se lo rapporta come fosse qualcosa di estraneo, anzi lo avverte molto italiano. E’ un dialogo costante, un stretto rapporto tra Napoli e il resto d’Italia. Quando senti la voce di De Gregori e di Giorgia ti pare di ascoltare una canzone italiana. E’ la mia terra che si espande per essere un tutto con l’Italia e il resto del mondo.
Con De Gregori si tocca il tema dell’immigrazione…
Si, ma non solo quella dell’uomo che parte per il mare e cerca salvezza in altre parti del mondo, c’é anche l’immigrazione di ogni uomo all’interno della sua anima, di ogni uomo che cerca un approdo.
Intanto continua l’impegno con il cinema, dopo il film con Jonathan Demme cosa altro bolle in pentola?
«Music Life», il film di Demme sulla mia vita di artista, ha rivelato anche cose che abitualmente non si conoscono di me, per esempio che a casa conservo seicento opere di musica scritta, che magari prima o poi tirerò fuori dai cassetti per farle ascoltare. Più recentemente ho curato la colonna sonora del film «Indivisibili» di Edoardo De Angelis, un film visto alla Mostra del Cinema a Venezia e che consiglio vivamente.cover_lotto-infinito-b

Queste le prossime date dell’instore tour: il 10 ottobre al Mondadori Megastore di Bologna, l’11 ottobre Avitabile arriva al Mondadori Megastore di Milano (Piazza Duomo – ore 18.00), il 12 ottobre alla Discoteca Laziale di Roma (ore 18.00), il 14 ottobre a La Feltrinelli di Caserta (ore 18.00) e il 16 ottobre al MediaWorld del C.C. Buonvento a Benevento (ore 17.00).

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).