Quarant’anni di Gastel

Giovanni Gastel, l'uomo e la mostra, raccontati da Lopopolo

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All’epoca in cui muovevo i primi passi nel mondo del lavoro (anni ottanta) ero stato assunto da un minuscolo studio grafico dalle parti del parco Ravizza a Milano. Poco più che uno scantinato, ma ambiziosamente ristrutturato e venduto alla clientela attraverso una brochure che recitava: “Venite a trovarci in cantina!”.
Era stata fondamentale l’esperienza di un anno come assistente fotografo in Fiera Campionaria e così, anche se avrei preferito dedicarmi alla grafica, mi ritrovai, non in una selva, ma in una camera oscura.
Lo studio era condiviso con un fotografo che aveva il vizio di fregarsi continuamente le mani e una grande passione per Giovanni Gastel.
In quel periodo, Gastel non era ancora il ritrattista e il fotografo di moda che diventò in seguito. Era specializzato in nature morte o, più propriamente, come si diceva in ambito moda e pubblicità, in still life, tecnica nella quale era ritenuto un vero maestro.
Un uso estremamente sofisticato delle luci, pulizia estrema dell’immagine, accostamenti inaspettati. Una tecnica terribilmente raffinata con cui in seguito ha contaminato i servizi di moda nei quali ha sempre privilegiato l’idea giusta, cercando l’originalità a ogni costo.

gastel-3 gastel-2 Forse anche per via di un blasone particolarmente importante – Gastel era infatti nipote di Luchino Visconti e di Carlo Erba – che non gli fece sconti nella costruzione della sua carriera. Magari gli agganci giusti, quelli sì, ma doveva esserci anche il talento, perché Milano, sotto questo aspetto, non perdona.
Tutto questo, a distanza di oltre trent’anni dai miei ricordi, lo si ritrova in mostra a Milano, a Palazzo della Ragione (che fra parentesi non riesce ancora a trovare i fondi per un restauro e, nel frattempo, perde i pezzi) in via Mercanti 1, fino al 13 novembre. L’esposizione è divisa in quattro sezioni, una per ogni decennio di carriera, e permette di capire l’evoluzione artistica del fotografo, parallelamente alle modificazioni del costume nel corso del tempo. Dalla superficialità della Milano da bere degli anni ’80, fino a oggi.

gastel-4 gastel-1 Lui rimane sempre quel sornione, leggermente antipatico e un po’ egocentrico che ci scruta con lo sguardo ironico e una somiglianza impressionante con Jean Reno (l’attore francese). Sempre gran consumatore di Polaroid, tanto che, si racconta, ricevette una lettera dall’azienda americana che si complimentava con lui per aver consumato in un anno più pellicola di tutta la Svizzera messa insieme.

Giovanni Gastel in una foto di Cristiano Miretti

Se devo proprio fare un appunto, dico che 10 euro per una mostra visitabile in molto meno di un’ora non sono proprio noccioline, ma forse ne vale la pena, se non altro per renderci conto, senza scomodare i soliti talenti d’oltreoceano, che anche da noi c’è gente che sa il fatto suo.

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...