Lo and Behold. Internet secondo Herzog

La rete, promesse e problemi, vista da un maestro del cinema tedesco

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Lo and Behold – Internet: il futuro è oggi
di Werner Herzog

Herzog e Internet. Che accoppiata poteva essere! Storie, aneddoti, pericoli, effetti, influssi: insomma, come la Rete ci ha irretito allargando la comunicazione ma anche il territorio delle scoperte e dei misteri. Dall’uomo che ha saputo “falsificare” un film di fantascienza mostrando un sub come un astronauta e il ghiaccio come un cielo (L’ignoto spazio profondo) mi aspettavo qualcosa di ineffabile ed herzoghiano. Invece è solo un bel documentario. All’inizio anche esatto e trattenuto: ecco i luoghi dove nacque il web, ecco i pionieri, ecco le macchine e le stramberie professorali che crearono una nuova lingua: “Lo and Behold” è una frase fatta per manifestare sorpresa (ma guarda!) ma quel “Lo” era l’inizio della parola “Login”, un invito  a collegarsi,  ma poi cadde la linea… Il titolo originale (Lo and Behold. Reveries of the Connected World) a questo punto sarebbe: “Ma guarda!? Fantasticherie sul mondo connesso”. In effetti Herzog all’inizio danza tra scienza e altro: ci mostra i padri fondatori, ma si chiede anche se Internet sogna se stessa (come gli androidi di Dick forse sognavano pecore elettriche…). Poi però divaga su tanti temi (intelligenza artificiale, robotica, dipendenza dalla rete come droga, videogame molecolari, la persistenza dei dati in memoria che sconvolge le vite, l’inquinamento  elettromagnetico che rende impossibili le comunicazioni) e si perde un po’ verso un’apocalisse del virtuale forse fascinosa. Davvero sono i computer i nemici del pensiero profondo? D’altra parte chi se la sente di affrontare con un documentario  qualcosa che riguarda “tutto”?

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori