Lo spregio di Alessandro Zaccuri

Cronaca nera di una caduta

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51eakqerwulUn giovane balordo, figlio “trovato” ed erede di un balordo che traffica con spalloni e prostitute in una trattoria ai confini con la Svizzera, diventa amico di un giovane mafioso, figlio di mafioso in soggiorno obbligato ( “esiliato”) che ramifica la sua famiglia di operai, parenti e affiliati. Fanno le loro scorribande “da ragazzi” fino al giorno in cui il giovane mafioso ruba una statua di San Michele arcangelo (per la sua tribù fa status e culto popolare) e il giovane balordo lo emula comprando l’angelo meccanico di uno scultore contemporaneo. Emulazione o superbia che fa cadere dal paradiso? Per i mafiosi è spregio. È più in là della mancanza di rispetto. Deve pagare. E il padre balordo del balordo, il patriarca di poche parole che si era scavato la sua nicchia nell’illegale, deve umiliarsi e assistere al sacrificio del figlio. Lo spregio è breve, secco, duro, di una pulizia di parole certe volte quasi insostenibile: il linguaggio di Zaccuri non mette schermi al dolore e con il minimo indispensabile delinea un territorio di confine, una scheggia di cronaca nera, la metafora di un sacrificio così tribale da sfiorare l’antropologia religiosa. Non sappiamo se è scrittura cattolica che adombri sottigliezze teologiche. Abbiamo il sospetto di sì, ma ci colpisce che il romanzo colpisca e poi resti il livido dopo la lettura.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori