Niki Boon: la fotografa che ha rivoluzionato il modo di guardare il mondo (intervista)

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Cousins at home

Cosa accade se una fotografa, ex fisioterapista e madre, decide di documentare la sua vita e quella della sua famiglia lontano dal caos occidentale? Ce lo racconta Niki Boon, che ha scelto di trascorrere la sua vita a Marlborough, in Nuova Zelanda, documentando il tutto attraverso la fotografia. Una vita semplice, rurale, selvaggia e libera, esattamente coma la sua infanzia, che spera di regalare anche ai suoi figli.

Puoi descriverci il tuo paese?

La Nuova Zelanda è uno stato relativamente piccolo, distante 3 ore di volo dall’Australia, la nazione più vicina. Abbiamo una popolazione di 4 milioni di abitanti. Siamo fortunati ad avere centinaia di chilometri di coste, la maggior parte dei quali è spesso disabitata… Molti parchi nazionali e una natura selvaggia senza fine da esplorare.

Davvero la tua casa è senza televisori, computer, telefoni e tablet?

Non abbiamo la tv, e i nostri bambini non hanno mai avuto la televisione in casa. Abbiamo un computer, ma i nostri figli ancora non possono accedervi, sanno che lo uso per il mio lavoro. Abbiamo anche un telefono in casa.

Sicuramente è una vita molto distante rispetto a quella occidentale. Qual è l’aspetto più affascinante di questa vita?

Non sono così certa di cosa sia affascinante nella nostra vita, e ad essere onesta non sono così sicura che la nostra vita sia differente del tutto ( è l’unico modo in cui abbiamo sempre vissuto). Ma sono sicura che i nostri bambini sono molto simili agli altri bambini.

Credo che il progetto Childhood in The Raw sia davvero affascinante. Quando l’ho scoperto, ho passato ore a guardare le tue foto, molto semplici ma allo stesso tempo molto significative. Com’è nato?

Grazie mille per le tue parole così gentili…è un meraviglioso complimento per me. Fu con la nostra decisione di crescere i nostri figli in modo alternativo che documentare le loro vite ha preso totalmente un’altra direzione e un nuovo significato per me. Avere un approccio non convenzionale con l’educazione dei nostri figli e il nostro stile di vita è stato un viaggio attraverso molte domande, sia da parte nostra che da parte degli altri, su cosa stavamo facendo e perché. Documentare le loro giornate mi ha aiutata a riflettere sulla nostra decisione, spesso contrastata da obiezioni e critiche, e mi confermato che che loro stano bene nel posto al quale appartengono, selvaggi e liberi, coperti dal fango, correndo e vivendo nella natura. Inoltre, ho voluto esplorare meglio che cos’è l’infanzia, che cosa significa crescere, e per questa ragione ho deciso di mostrare immagini che potessero dipingere la solitudine dell’infanzia, le frustrazioni e il dolore che si vive. Non ho voluto rifuggire dagli aspetti meno gioiosi del percorso.

Con Childhood in The Raw che cosa vuoi comunicare ai tuoi figli e agli altri?

In un primo momento, le foto sono state fatte per i miei figli, per i loro ricordi e i loro album. Quando ho iniziato a condividerle sui social, molte persone mi hanno scritto per dirmi quanto fossero in sintonia con le mie foto, e amassero il senso di libertà, innocenza e meraviglia che hanno visto nelle foto stesse…quindi è bello sapere che in qualche modo che anche gli altri sono connessi con loro.

Le tue foto mi ricordano molto quelle di Sally Mann. C’è un legame?

Davvero un bel complimento per me…grazie…non c’è un legame diretto…sarebbe uno dei miei sogni  per me incontrarla un giorno.

Credi che i tuoi figli un giorno ti ringrazieranno per aver dato loro uno stile di vita totalmente differente dai loro coetanei?

In nostri bambini hanno un sacco di similitudini con gli altri bambini. Fanno un sacco di attività simili alle loro, sport ecc. Non vedo le loro vite così diverse da quelle degli altri bambini.

Le tue foto sono state esposte a Boston, Budapest e Marlborough. Hai mai pensato di organizzare una mostra in giro per il mondo?

Scoprire che le persone potessero avere una connessione con le mie foto, un legame, è stata una vera sorpresa, un grande riconoscimento…E ora mi chiedo se è possibile organizzare un’esposizione in futuro. Sarebbe un sogno per me.

Quanto durerà questo progetto?

Continuerò a documentare le vite dei nostri bambini, ma non sono sicura di quanto tempo durerà. Credo che ad un certo punto avrà una sua fine naturale ad un certo punto, e a quel punto i miei occhi e la mia mente saranno aperti per un altro progetto che possa presentare loro stessi.

Nella photogallery che segue, alcuni splendidi scatti di Niki tratti dal suo blog.

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.