PFM. Un’isola di niente vestita di nuovo

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Non è il primo e non sarà l’ultimo cofanetto discografico proposto dalla formazione pop rock per eccellenza della musica italiana. Quattro anni fa era uscito Celebration 1972-2012 e adesso ecco il nuovo capitolo Marconi Bakery 1973-1974  che ruota attorno ai dischi L’isola di niente, ma soprattutto Photos of ghosts e The world became the world. Stiamo parlando della Premiata Forneria Marconi, dove tra i fondatori resta il solo Franz Di Cioccio.
Il progetto grafico di Marconi Bakery è a cura di Guido Harari e Anna Fossato e l’immagine di copertina è una nuova elaborazione dell’illustrazione originale di Photos of ghost di Nick Darke e Julia Fryer. La produzione esecutiva del progetto è curata da Di Cioccio, che ha fornito le immagini dal suo archivio personale. Oltre a alcune inedite versioni live suonate e registrate negli anni dalla band.
Allora Franz, sempre in pista, dopo tanti anni e dopo l’assestamento in formazione con l’uscita del chitarrista e cantante Franco Mussida, come va?
La musica resiste nonostante i cambiamenti di formazione. Il gruppo è più che mai vivo e vitale. In Italia abbiamo un calendario aperto, lavoriamo sempre, mentre stiamo preparando il disco nuovo. Abbiamo appena finito un tour europeo toccando Belgio, Olanda, Londra, Manchester e Danimarca mentre lo scorso novembre abbiamo varcato l’oceano arrivando a Los Angeles dove abbiamo suonato al Whisky a Go Go, dove avvenne il nostro debutto, un gran successo di pubblico documentato dalle foto di Armando Gallo. Poi siamo stati a New York a Miami e Montreal quindi in Argentina a Buenos Aires e in Cile. Un percorso che continua, una storia come un film.

Un tempo il nome Premiata Forneria Marconi era considerato nel genere Pop oggi invece si parla esclusivamente di Prog. Cosa è cambiato?
Noi abbiamo sempre rinnovato il nostro linguaggio. In effetti negli anni ’70 si usava il termine Pop, un modo di dire gergale, nessuno voleva chiamarla musica leggera e tantomeno rock, termine che identificava il rock più duro, l’hard rock con Led Zeppelin, Status Quo e Deep Purple, anche se Child in time suona quasi Prog. Però già si usava il termine Progressive Rock e noi eravamo in quella schiera, sentivamo che la nostra linea musicale era in «progressione».

Questo secondo cofanetto raccoglie il vostro impegno alla conquista del mercato internazionale. Come andò veramente?
Non è una nostra invenzione che la rivista Rolling Stone attesta al 19° posto Photos Of Ghost tra gli album più importanti del Progressive insieme a Yes e Genesis. Photos Of Ghost segna il passaggio nel panorama internazionale, eravamo al momento giusto al posto giusto, come un pittore essere a Parigi nella seconda metà dell’800. Noi non ci siamo mai accontentati di rimanere in Italia, esaurita un’idea se ne cercava una nuova. Per un amico era già un disco di scrittura inglese più che italiana, poi arriva Pete Sinfield, che aveva dato vita ai King Crimson, e ci scrive i testi, piccoli capolavori, senza tradurre quello che era il testo in italiano. Ecco Photos Of Ghosts, l’album di perfetta scrittura, con melodie corte, testi sognanti e psichedelici. Non a caso arriva nei primi cento posti di Billboard. Ricordo la difficoltà di cantare in inglese, con Sinfield che mi corregge la pronuncia. Così come sarà importante il successivo The World Became the World, perchè rimanendo in Inghilterra capisci tante cose, conosci e frequenti gli Yes, Emerson Lake & Palmer e Peter Gabriel. Tutto quello che succede in fatto di musica in quel momento. E’ un album più pregnante, con una scrittura più ricca, con scelte ardite come iniziare un disco con il coro polifonico di oltre due minuti e pezzi come Luna nuova e Via Lumière dove l’ingresso di Dijvas è molto evidente, con l’inserimento del Jazz e della cultura greco balcanica. Senza dimenticare l’italianità che esce alla grande con Dolcissima Maria3_pfm_cover_marconi-bakery-1973-1974_vinile

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).