Mine. Non esplosivo.

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Mine
di Fabio Guaglione,
Fabio Resinaro
con Armie Hammer, Annabelle Wallis, Tom Cullen, Juliet Aubrey, Geoff Bell
Voto 5/6

Mine è un’opera prima a quattro mani. Ambiziosa. Non riuscita. Racconta di un tiratore scelto dei marines che inviato nel deserto per eliminare a distanza un terrorista non solo non ci riesce ma deve scappare, perde su un ordigno anche lo spotter (il partner che lo coordina) e mette il piede su una mina. Se lo alza muore. Già visto in No Man’s Land e più di recente in Il passo falso (forse stessa guerra, soldato francese). Mine ha molto in comune con Il passo falso: i giorni e le notti in attesa di soccorsi che non arrivano, le allucinazioni da postura e da deserto, l’attacco degli animali da preda, le visite dell’inconscio, incontri surreali. Quanto Il passo falso era nervoso e secco, tanto Mine sembra slabbrarsi sulla parte sentimentale e onirica, con un eccesso di fantastico (già survoltato sui sentimenti e i ricordi di un quasi morituro) i cui i conti talvolta non tornano. Il caso è anomalo: due registi italiani che hanno Peter Safran, lo stesso produttore di Buried- Sepolto (altro film tutto su un solo personaggio in situazione limite) e Arnie Hammer. Eppure l’insieme, notevole, non gira bene e qualcosa non suona né italiano, né americano. Alla prossima.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori