I Red Hot fanno impazzire il Pala Alpitour di Torino (recensione)

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Anche nell’ultima tappa italiana i Red Hot Chili Peppers non si sono fatti travolgere dalla ripetitività e hanno quasi strappato la scaletta della sera precedente per proporne un’altra nuova di zecca rispetto alla prima data torinese.

La setlist che ha ripresentato Anthony e soci di fronte ad un Pala Alpitour gremito in ogni ordine di posto ricorda quella di Bologna, soprattutto nella scelta dei classici. Se la prima notte di Torino aveva assorbito i suoni di Otherside e Snow dopo la consolidata Jam d’introduzione, i fan della seconda tappa hanno dovuto rinunciare a due colossi della discografia degli RHCP. Rinuncia comunque ben compensata dalla presenza di altri brani leggendari come Can’t Stop, Dani California e Scar Tissue che hanno fatto da scudo al singolo che ha aperto il nuovo album, Dark Necessities. Quasi come se il nuovo dovesse essere rinforzato dal vecchio e inserito nella lista dei migliori pezzi dei Red Hot. Alcune delle cartucce migliori, dunque, sono partite immediatamente con una scenografia resa di forte impatto non solo dalle immagini in scorrimento sui due maxi-schermi ma da un ricco impianto di candele illuminate pronte a fare sali-scendi per riprodurre il movimento delle onde sonore.

Sono bastati quattro pezzi per generare il tripudio. I brani che succedono Dark Necessities cambiano di sera in sera. I Red Hot pescano da un mazzo piuttosto ricco e risalgono addirittura al 1989 con Nobody Weird Like Me, mentre l’album Stadium Arcadium è tornato in vigore al Pala Alpitour con Hard to concentrate e la  leggendaria Tell me baby che ha intervallato due novità: Sick Love e Go Robot. L’ultima, in particolare, è tra i pezzi migliori del nuovo The Getaway e il pubblico pare aver gradito a sufficienza una canzone vestita perfettamente per una performance live.

E a proposito di vestiti adatti a canzoni, l’intro di Californication ha stregato il pubblico. Ha avuto la capacità di fermare per un attimo 22.000 anime danzanti, zittire le loro voci e farle rimanere mute ad ammirare la scenografia di candele che si sovrapponevano in due figure geometriche. È come se in quel momento gli schermi abbiano proiettato un film della vita di tutti i presenti; interrotto dal “Dreams of Californication” del ritornello che ha travolto nuovamente i fan in delirio, indirizzati verso il finale. Poi lo spazio per un altro pezzo del nuovo album (Detroit), per due pezzi di Blood Sugar Sex Magik che hanno sostituito Under the Bridge suonata la prima notte (The Power of Equality e la lenta I Could Have Lied) e per il botto prima dei bis: By the Way. Il pezzo partorito nel 2002 ha fatto tremare il palazzetto, vuoi per il sound incandescente e vuoi per una scenografia in pieno stile Red Hot con un impatto nettamente maggiore rispetto alle altre canzoni.

Ai bis Anthony ha atteso la jam tra Chad e Josh prima di intonare l’ultimo pezzo dell’ultimo album, Goodbye Angels, con delle tonalità talmente incarnate nello stile Red Hot da sembrare un singolo di successo da decenni. L’immancabile chiusura porta la firma di Give it away. Ciò che serve per chiudere il concerto esattamente come era iniziato: con il palazzetto tremante e in visibilio.

SETLIST

“Intro Jam”

“Can’t stop”
“Dani California”
“Scar tissue”
“Dark necessities”
“Hard to concentrate”
“Nobody weird like me”
“Sick love”
“Tell me baby”
“Go robot”
“Californication”
“What is soul?” (cover dei Funkadelic)
“Detroit”
“The power of equality”
“I could have lied”
“By the way”

BIS:
“Chad & Josh Jam”
“Goodbye angels”
“Give it away”

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.