Sole Cuore Amore: un lungo blues cinematografico .

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Ho visto in anteprima alla Festa del Cinema di Roma Sole Cuore Amore, il nuovo lungometraggio del regista Daniele Vicari.

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Daniele è regista di notevole spessore, arrivato a dirigere quel capolavoro del cinema di impegno civile che è “Diaz”, sul massacro della ex caserma Diaz durante il G8.
La necessità interiore di raccontare storie lo caratterizza, lo spinge, anche in questo notevole racconto, nato da un tragico fatto di cronaca, di quella cronaca delle metropoli, quelle storie che leggiamo e che ci rimangono attaccate misteriosamente e che, veicolate dalla padronanza del linguaggio cinematografico, diventano film o passano inosservate.
Si narra la storia vera di una donna, madre di quattro figli, che, a causa del disordine e inadeguatezza del mondo del lavoro si trova a dover sostentare la famiglia accettando un lavoro che la obbliga, sette giorni su sette, a fare quattro ore di viaggio, due al mattino e due alla sera, per spostarsi da Ostia a Roma e ritorno. La donna morirà di sfinimento a causa dell’insorgere di un problema cardiaco dalla stessa ignorato, finendo la sua esistenza su una panchina della metropolitana.
Coraggiosamente prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, il film ha una universalità tematica che trova riscontro nella volontà  di descrivere senza giudicare, con uno sguardo naturalistico, quasi filosofico, anche verso quelli che, in una riproposizione cinematografica non così sapiente, sarebbero caratteri ispirati da un certo manicheismo. Il mondo nel quale viviamo è fatto sì di bianchi e neri ma anche di tanti chiaroscuri, anche il cattivo del film, uno straordinario e malignamente sagace Francesco Acquaroli, trova una sua  pseudo giustificazione nella lotta per la sopravvivenza del suo bar.
Il cast del film è notevole, con uno sguardo decisamente poetico del bravissimo Gherardo Gossi come direttore della fotografia ma, sicuramente, il fascino e la capacità evocativa di questa eroina dei nostri tempi è illuminato dall’amore del lavoro delle costumiste Francesca e Roberta Vecchi: quel cappottino rosso è una divisa, una uniforme di bellezza, uno scudo contro il male di vivere che ci attanaglia, una ultima resistenza rossa all’avanzare del gelo di questo nostro mondo iper capitalistico.

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Tutti i personaggi non sono personaggi ma persone reali, che si aiutano, parlano, si dibattono, ridono e vivono, prigionieri di una città come Roma in questo caso, che non lascia scampo.

Viene descritta una amicizia che è merce rara ma credibile e un amore con il padre dei suoi figli che una bravissima Isabella Ragonese ci fa vivere come reale ed è una bellissima invenzione vedere quel rosso passionale passare dal meraviglioso cappottino rosso agli abiti delle performer, mentre questo blues dolente ma necessario si dipana. Veniamo inconsciamente invasi dai cromatismi delle scene mentre la storia sembra avviarsi verso la sua straziante conclusione e rimaniamo atterriti dal capire che è tutto tristemente vero.
Anni di lavoro dei giuslavoristl, leggi  del lavoro, lotte per i diritti dei lavoratori e ora, voucher, lavoro nero, totale dispregio dei più elementari diritti e le più svariate forme di capolarato  sono all’ordine del giorno, al centro del paese ma anche al sud e, certamente, al nord.

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Cinema di impegno civile, che ci fa riflettere sulle nostre contraddizioni umane, ci fa pensare e vergognare dei nostri “discorsi da bar”, ci fa commuovere ed emozionare.
Tocca le corde dell’emozione perché descrive la tensione al fornire ai nostri figli il meglio di ciò che possiamo e lo fa narrando molto bene la nostra vulnerabilità e fragilità.
Non tutti i cineasti sono capaci di descrivere i piccoli momenti dei quali sono fatte le nostre giornate, i momenti di analisi ma anche le visioni poetiche, quel nastro sopra a una confezione regalo che racconta di una attenzione, quel rimboccare le coperte, quei momenti sul balcone a contemplare l’amore che ci fa andare avanti, comunque.
Pietas fortemente pasoliniana, un autore che è nel d.n.a. di Daniele per l’integrità della sua battaglia per i diritti civili fortemente poetica.
Cinema.
Merce rara di questi tempi .
Sole Cuore Amore
Un lungo blues dolente di Daniele Vicari.
Cast

Sole, Cuore, Amore, scritto e diretto da Daniele Vicari. Nel cast Isabella Ragonese, Francesco Montanari, Eva Grieco e Francesco Acquaroli.

La fotografia del film è di Gherardo Gossi, il montaggio di Benni Atria, la scenografia di Beatrice Scarpato, i costumi di Francesca e Roberta Vecchi.

Fine.

P.S. ecco alcuni links ove leggere la notizia vera dalla quale è partito Daniele per il film.

http://www.ilmessaggero.it/roma/storie/isabella_viola_foto_intervista_alessandro_marito-192547.html

http://www.ilmessaggero.it/roma/storie/donna_morta_metro_madre_4_figli-192424.html

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!