Lettere da Berlino. La resistenza scritta a mano

Dal romanzo di Hans Fallada Ognuno muore solo

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Lettere da Berlino
di Vincent Perez
con Emma Thompson, Brendan Gleeson, Daniel Brühl
Voto 6/7

“Se suonano alla porta non aprire. Perché? Scrivo lettere. Lettere che dicono la verità”. Il figlio dei coniugi Quangel muore nella guerra di Hitler sul fronte francese. I coniugi Quangel scrivono cartoline postali con messaggi antihitleriani e le lasciano in giro per Berlino. Tutto qui. Un gesto enorme in un regime dove tutti se non erano volenterosi carnefici erano impauriti osservatori costretti alla delazione. In questa Berlino nazista, rappresentata non solo nelle forme del regime, ma anche nella triste quotidianità di guerra già pregna di segni di catastrofe, delle 285 cartoline lasciate in strada, nelle officine, nelle scuole, ovunque, solo 18 non vennero denunciate alle autorità. Pochissimi osarono, mentre il regime cercava di arginare la diffusione, anche inventandosi capri espiatori. La storia è tratta dal romanzo di Hans Fallada Ognuno muore da solo, ispirato alla vicenda dei coniugi Otto ed Elise Hempel, giustiziati nel ’43. Un gesto di resistenza, il primo forse, di natura volontaria e individuale, non sorretto da scelte filofiche, religiose o ideologiche. Due tedeschi normali e intristiti avevano aperto gli occhi. Vincent Perez, regista attore, abbina a una ricostruzione meticolosa della città e delle cose segni del regime forse ovvii ma non banali e due attori, la Thompson e Gleeson, di grande sensibilità nei ruoli minimali dei Quangel. A Daniel Brühl lo spazio ingrato del poliziotto stretto tra il popolo e la politica, forte coi deboli, debole coi forti.

 

 

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori