Intervista a Pau dei Negrita: l’America, il nuovo album e… la R4!

1104
0

Qualche giorno fa i Negrita hanno inaugurato la loro partecipazione ad Hit Week con il concerto londinese del The garage (qui il racconto della serata e la scaletta).
Prima del live abbiamo incontrato Pau per una chiacchierata sulla manifestazione, che li sta portando in questa settimana suonare in giro per il mondo (dopo Londra, infatti, la band è di scena a Tokyo ed a Los Angeles), e sui progetti futuri, con una chiusura… decisamente inaspettata!
Ecco a voi l’intervista, buona lettura!

Londra, Tokyo e poi Los Angeles. Cosa rappresenta per voi questa partecipazione all’Hit Week?
Innanzitutto è una questione affettiva, nel senso che siamo molto amici del patron di Hit Week, Francesco Del Maro. Siamo amici da tanti anni, addirittura da ancora prima che lui si inventasse questa meravigliosa avventura, quindi c’è una componente affettiva importante, dopodichè è anche ovviamente un’ottima occasione per esportare la musica italiana in giro per il mondo. Noi abbiamo aderito sin da subito, dalle prime edizioni: abbiamo suonato in giro per gli Stati Uniti un paio di volte e siamo stati a Pechino e a Shangai con i Subsonica in un’altra occasione.
Questa volta abbiamo deciso di fare poche date perchè dopo quella di Los Angeles, che è l’ultima delle tre, ci fermeremo nel sud-ovest degli Stati Uniti per trovare ispirazione ed idee per il nuovo disco, quindi siamo stati abbastanza “parchi” per i live, per sfruttare poi la coda.
Hit Week comunque è una manifestazione molto importante ed è una bellissima avventura, e mi piace che l’abbia ideata e organizzata un mio amico, quindi ogni tanto noi ci prestiamo per partecipare. Dato che noi veniamo dagli anni ‘90 come band, quando ancora si riusciva a suonare quantomeno in giro per l’Europa, Hit Week è ormai una delle poche possibilità che la musica italiana “alternativa”, non legata proprio al pop commerciale, ha di farsi vedere fuori dai confini nazionali.

Il concerto di stasera è sold out da diverse settimane, con tanti fan arrivati apposta dall’Italia. Vi saresti mai aspettati un “esodo” e un successo simile?
Non è che te l’aspetti, perchè non ci puoi mai mettere la firma su queste cose, però non è la prima volta, e quindi un pochino ci speravamo. E’ già la terza volta che suoniamo a Londra e abbiamo già fatto dei sold out, quindi siamo felicissimi di questo, e siamo contenti che tra i tanti italiani che vivono a Londra e quelli che ne approfittano per farsi 2-3 giorni di vacanza abbiamo fatto un nuovo sold out a Londra, quindi è figo!

Questi concerti di Hit Week ricalcheranno la scaletta dell’ultimo tour nei club o ci sarà qualche cambiamento?
Diciamo che lo spirito è quello, nel senso che sei mesi fa abbiamo finito il tour italiano nei club, che aveva una scaletta abbastanza improntata sull’impatto, quindi anche un certo tipo di brani. Qui abbiamo aggiunto delle canzoni che avevamo tolto nell’ultimo tour e che abbiamo inserito perchè forse gli italiani che vivono a Londra e che verranno questa sera, così come quelli che saranno alle prossime date, magari si meritano anche delle hit che nel tour nei club non c’erano.

Come avevi accennato prima, finito questo tour vi fermerete nel sud degli Stati Uniti. In base a cosa scegliete i posti dove viaggiare per trovare ispirazione per i dischi?
A volte li scegliamo in base al sound che ci sta ispirando in quel momento.
Ad esempio, con Helldorado e L’uomo sogna di volare abbiamo preferito il Sud America perchè, in qualche modo, avevamo voglia di ritrovare la nostra latinità “repressa”: noi italiani siamo bravissimi ad essere esterofili e molto spesso ci dimentichiamo delle nostre radici che sono comunque latine. In quegli anni lì avevamo quindi quell’impronta e siamo stati tre volte in Argentina, in Brasile, Cile, Uruguay, Spagna.

Altre volte sfruttiamo l’occasione che ci si presenta, come in questo caso: chiuderemo Hit Week a Los Angeles, che è una città che conosciamo ormai benissimo e sappiamo le possibilità che può darci.
E’ una zona che conosciamo molto, sono gli Stati Uniti, ma al confine comunque con l’universo latino del Sud America, perchè da lì parte il Messico ed è una buona terra di mezzo per noi Negrita, che da sempre abbiamo un piede latino e un piede anglosassone.
Non è una scelta legata al sound che sarà, credo, perchè comunque abbiamo altre idee, però è forse l’unico modo ormai, a quest’età, quando hai una famiglia e dei bambini, di staccare completamente con il tuo quotidiano e fare quadrato con la band, ritrovare uno spirito di tour, però senza tour. Quindi a fine tour faremo quest’avventura che ci legherà molto come persone, come individui, e questi sono gli ingredienti base del minestrone che poi genererà il nuovo album.
 

Avete più o meno un’idea di quando potremo ascoltare il nuovo album?
Assolutamente no, perchè siamo all’inizio: abbiamo fatto qualche settimana di lavoro in Italia prima di partire per quest’avventura, ma è ancora molto presto. Diciamo che sarà a cavallo tra il 2017 e il 2018: per fare dischi ci vuole più di quanto si pensi.
Voi che leggete, non sapete che anche i musicisti a volte lavorano (ride, ndr).

Hai quasi 50 anni e oltre 20 di carriera alle spalle. Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che vorresti cambiare o qualche canzone che oggi non scriveresti più?
Sì, non vorrei aver comprato la macchina che ho preso dopo l’R4.
Quella è l’unica cosa che mi fa girare i coglioni e se fosse per me la Renault dovrebbe rifare l’R4.

CONDIVIDI
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".