Eugenio Finardi: 40 anni di Musica ribelle

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Un bel giorno «la macchina del tempo» bussa alla porta di casa Finardi. Il corriere scarica un pacco che contiene materiale vario, perlopiù fotografie e qualche nastro fonografico. Un pacco che, fortuna vuole, è stato conservato per una quarantina d’anni e che adesso torna nelle mani giuste. Immaginate la faccia e l’espressione di Eugenio Finardi all’apertura del pacco. Un pacco analogo recava la scritta Area, e anche qui non immaginiamo la faccia di Ares Tavolazzi e Patrizio Fariselli, due dei componenti del gruppo rimasti ancora in attività.
Proprio Fariselli e Tavolazzi faranno parte del grande concerto che Eugenio Finardi terrà al Teatro Dal Verme di Milano il 4 novembre, biglietti ormai quasi esauriti ma si può ancora provare collegandosi a questo link. Ne vale la pena, perché non sarà facile rivedere sul palco così tanti artisti che hanno fatto la musica italiana degli anni ’70. Ci saranno anche Lucio Fabbri al violino, per suonare nel brano La radio, e pure Claudio pascoli al sax, Mark Harris alle tastiere, Faso al basso, Vittorio Cosma alle tastiere, Lucio Bardi al mandolino per suonare Musica ribelle, il grande Walter Calloni alla batteria e ancora Mauro Spina e Maurizio Preti del gruppo Crisalide, che accompagnò Finardi per vari anni – della partita, purtroppo, non farà il compianto Stefano Cerri. eugenio-finardi_locandina_b
Durante l’incontro stampa Eugenio mostra alcune foto di quando era ancora un giovanotto, quelle di quando è a cavallo nella copertina di Roccando rollando e gli viene il groppo alla gola. Gli fa tenerezza pensare che era lui quell’artista, così spavaldo, anche arrogante, ma certamente sognatore di un mondo migliore. «Sono convinto che la mia generazione non ha perso» avvisa.
Finardi ha voluto ricordare altri artisti incontrati per strada e che adesso non ci sono più, per esempio Gianni Sassi, il patron della Cramps che curò anche l’immagine delle copertine dei dischi che vengono adesso ristampati e rimasterizzati, messi in circolo dalla Universal nei due formati CD BOX e LP BOX con la dicitura «40 anni di Musica Ribelle» con gli album Non gettate alcun oggetto dai finestrini (1975) Sugo (1976), Diesel (1977), Blitz (1978) e Roccando rollando (1979), insieme a un libro illustrato con scatti inediti.
Materiale prezioso, utile per chi ancora non ti conosce o anche i vecchi fans troveranno qualche sorpresa?
Bella domanda, perché mi offre l’occasione di informare che le sorprese non sono poche. Per esempio nella versione CD BOX si troveranno i cinque album masterizzati più un DVD dati con tre brani, Musica ribelle, Extraterrestre e Voglio, con le tracce originali senza alcun intervento, quindi senza premissaggio. Si apre come pagina browser dove puoi importare tracce audio e sentire quello che era il lavoro prima dei missaggi e gestire le tracce degli strumenti separatamente. Per me è stata come una macchina del tempo, come tornare in sala di incisione come allora e sentire quello che ascoltavamo in cuffia. Non male come sensazione da provare.
Come avete trattato il materiale che avete avuto tra le mani quarant’anni dopo?
Si trattava di capire in che forma dare vita di nuovo a quei suoni, anche perché andavo scoprendo più contenuti sonori rispetto alle originarie incisioni. Questo perché nella realizzazione di un disco in vinile c’era un processo di pulitura che causava il taglio delle frequenze alte. Oggi ci sono tecniche più avanzate e il computer aiuta, così abbiamo rimasterizzato le varie tracce non con l’ottica di pompare il volume, ma con l’intenzione di riprodurre con fedeltà tutto lo spettro sonoro.
Tante tue canzoni rispecchiavano quello che pensavano i giovani contestatori di allora, come le valuti oggi?
Ne resto perfino ammirato, sia dal punto di vista lirico che musicale. Gli argomenti che ho trattato nel mio ultimo album di inediti Fibrillante sono ancora quelli che trattavo quarant’anni fa. C’è un filo conduttore che è rimasto intatto. Io cantavo «la Cia ti spia» e decenni dopo arriva Wikileaks che conferma quanto avevo anticipato. Così come quando in Cuba parlai di «riflusso» e dopo quattro mesi il settimanale Panorama mette la parola riflusso in copertina. Continua la lotta a questa ideologia unica del liberismo e di questa globalizzazione delle merci e della finanza. Gli argomenti sono gli stessi di allora, alla fine il mio pensiero rispecchia quello di allora. Se non corriamo ai ripari il mondo andrà in rovina, siamo prossimi all’autodistruzione planetaria.
Possiamo fare qualcosa per impedirlo?
Ci possiamo provare, ma occorre molta determinazione. Oggi Papa Francesco dice cose giuste, mentre le grandi aziende e l’economia non vogliono che ne siamo informati. Prendi la questione del TTIP il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di negoziato tra Stati Uniti d’America e Unione Europea. Chi ne è informato?
Tornando alla musica, cosa pensi del silenzio di Bob Dylan dopo che è stato indicato come vincitore del Nobel per la letteratura?
Guardo la cosa con simpatia. Ci sono le sue interviste da ragazzino, quando gli chiedevano se si sentiva rappresentante della sua generazione e lui rispondeva che non rappresentava nessuno, oppure quando gli chiedevano che significato avessero le sue canzoni e lui rispondeva: niente. Ha sempre rifiutato l’etichetta e la sua è una grande prova di dignità, pochi non cederebbero alla lusinga del Nobel.

Foto di Roberto Masotti
Foto di Roberto Masotti
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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