L’Oronero di Giorgia

Testi impegnati, senza urlare. Voce sublime e qualche piacevole concessione alla dance che «pompa». Garantisce la produzione di Michele Canova

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Doveva uscire già la scorsa primavera, ma Giorgia ha preferito aspettare e fare le cose con calma e far uscire Oronero solo a autunno iniziato. Un album dall’accurata produzione, dove in quella artistica è lei stessa alle redini del discorso assieme a Michele Canova che ha curato la realizzazione ai Kaneepa Studio, tra Milano e Los Angeles. Lo stesso Canova (già artefice delle fortunate produzioni di Jovanotti, Tiziano Ferro, Francesco Renga, Francesca Michielin, Marco Mengoni e Luca Carboni) ne cura anche gli arrangiamenti insieme a Christian Rigano e Emanuel Lo. Quest’ultimo, compagno nella vita di Giorgia, firma una buona serie di canzoni, dal singolo classicamente pop Oronero al più veloce Come acrobati con tanto di coro che diventerà un tormentone per il pubblico che seguirà Giorgia nei concerti. In proposito l’agenzia Live Nation ha comunicato le date e ha dato il via alle prenotazioni. Saranno diciassette concerti nei palasport a partire dal 19 marzo a Mantova (clicca qui per leggere le altre date). Giorgia presenterà essenzialmente le canzoni del nuovo album, anche Danza e Regina di notte, entrambe particolarmente scatenate, con una componente musicale che si stacca dal resto. Vi è molta attenzione alle parole, la stessa Oronero pone l’accento sul fatto che troppo sfruttamento si continua a esercitare nei confronti di un materiale che fa parte della terrà. Quanti conflitti si sono consumati per il dominio del petrolio e, da madre consapevole e attenta al futuro delle prossime generazioni, Giorgia avverte che qualcosa non va. Così in un brano come Vanità, testo suo come numerosi altri brani del disco, canta: Che strana la gente che mentre si odia non si pente…docile si arrende al dio migliore.

Canzoni impegnate ma con un linguaggio non troppo diretto verso la politica e il sociale…
È il mio stile, da signora. Però in Oronero uso la parola stronzo, non è stato facile ma ce l’ho fatta. Si parte da un problema collettivo ma poi ognuno deve pensare a cambiare se stesso se poi desidera che tutto possa cambiare. Il cambiamento passa attraverso di te. Nello specifico io sono di Roma e credo in un cambiamento, spero che la Raggi possa lavorare e ottenere risultati.
Oronero, perché un titolo così?
Me lo hanno chiesto in molti, a cominciare dal produttore Canova alla casa discografica. Oronero rappresenta molto bene lo spirito del disco. È un pezzo da rapper, con un contenuto sincero, nudo e diretto più che mai. Lo canto con la massima sincerità, anche se lo ha scritto Emanuel Lo, perché quando decido di cantare un testo non mio è perché lo sento mio appena inizio a cantarlo. È successo con Credo di Tony Maiello e Sempre si cambia di Gino Pacifico. Tornando a Oronero, è un modo poetico per definire la situazione che viviamo, dove non c’é rispetto uno dell’altro, dove c’è l’abitudine di giudicare l’altro con violenza, il bisogno di distruggere qualcuno per valorizzare la propria esistenza. Come il petrolio che può essere una risorsa che però viene usata in maniera sbagliata, così diventa veleno, diventa strumento di morte, distruzione e guerra.
Danza e Regina di notte sono due brani molto movimentati e arrangiati in maniera dance, un’idea del produttore?
No, un’idea che abbiamo condiviso. lo abbiamo voluto, perché io dal vivo amo scatenarmi con pezzi danzerecci, che poi sono stati missati da Pratolesi in America e lui ha un modo particolare per «pompare» il ritmo mettendo la voce sullo stesso piano.
Giorgia oggi è ancora interessata a quello che dice la critica di un suo disco?
Molto meno di un tempo. La critica può aver influenzato la mia musica perché cercavo il riconoscimento, come se quello che facevo potesse valere solo se veniva apprezzato. Un artista non dovrebbe agire pensando se poi piacerà, deve invece essere libero di esprimere la sua creatività. Il canto mia ha aiutata, segue l’istinto e va da se, mi ha aiutata a capire come procedere.
E Sanremo, ti hanno contattata?
Non ancora, andarci mi agita un po’. In ogni caso come ospite, in gara ho già dato con un primo, un secondo e un terzo posto, come Nilla Pizzi.
Un sogno nel cassetto, una collaborazione impossibile?
Ho avuto la fortuna di fare canzoni con Mina, Pavarotti e Pino Daniele, ma volendo sognare direi Stevie Wonder, non oso nemmeno dire Aretha Franklin. giorgia-a

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).