Doctor Strange. Mistico, magico e gigione

Da mago della chirurgia a mago guerriero. Un altro supereroe cialtrone

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Doctor Strange
di Scott Derrickson
con Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Mads Mikkelsen, Rachel McAdams, Tilda Swinton
Voto 7 meno

Viene voglia di dire Sherlock Holmes nella pubblicità di un suv. Il Doctor Strange di Cumberbatch (dall’omonimo fumetto Marvel) all’inizio è un asso della neurochirurgia, arrogante, esibizionista e presuntuoso. Un incidente-punizione (è colpevole di hubrys, cioè mancanza di umiltà, ma guida anche come un fesso un bolide da miliardari…)  lo priva delle sue mani “magiche” e lo trasforma in un personaggio da Filo del rasoio, un occidentale sradicato che cerca se stesso in oriente: eccolo a Katmandu che invoca le vie di una guarigione mistica, viene iniziato in un’enclave magica e mette la sua arroganza occidentale (e il suo studio matto e disperatissimo) al servizio di una visione (giustamente) fumettistica della consapevolezza e diventa un difensore del mondo dall’attacco di creature apocalittiche. Ha di nuovo mani magiche, ma per fare cose che stanno tra Inception e Harry Potter. È un tripudio di effetti speciali che ricordano le pubblicità di certe auto giapponesi  (e combatte pure un cattivo che in questi giorni reclamizza un suv americano): tutta la sua iniziazione è divertente, new age incrociata a tecnologia  con libere uscite in corpo astrale e l’ironia mitiga il peso degli effetti esasperati e della struttura molto Marvel che presuppone sempre un combattimento finale quasi infinito (ma è la moda dei film di supereroi): essendo un film di universi multiversi fa capire che ci saranno deviazioni e incroci con altri filoni  della casa.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori