L’importante è raccontare: Federico Buffa e le Olimpiadi del ’36

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Il filo che mi lega all’avvocato Federico Buffa è sottile ma molto molto resistente: nasce una sera di nerdaggio disperato su YouTube di qualche anno fa e continua con una birra stappata alle tre la notte prima della maturità mentre Steph Curry guida alla vittoria Golden State contro i Cavaliers di Lebron. Per inciso, fino a pochi mesi prima non avevo mai neanche per sbaglio buttato un occhio sulla palla a spicchi. Ma Buffa è molto altro, è uno storyteller in grado di coinvolgere e di far vivere le storie che racconta come fossero la propria. Se sua o nostra poco importa, le storie filtrate dalla sua bocca sono le storie di tutti, di eroi con casacche e senza mantello, con i parastinchi al posto dell’armatura, in grado di volare senza le ali.

La Mise En Place disorienta anche e sopratutto chi non è nuovo ai racconti dell’avvocato, senza però deludere… Anzi… Ma è solo questione di tempo, presto il cantastorie sportivo più in voga dello stivale si appropria di un palcoscenico raccontando quelle olimpiadi che hanno lasciato un solco nella storia bene più ampio di quanto possa sembrare. Il tutto si svolge attraverso gli occhi di Wolfgang Furstner, comandante e poi vice comandante incaricato di disciplinare il villaggio olimpico, degradato per motivazioni più o meno valide, più o meno politiche.

La scena è ovviamente dominata dall’avvocato, affiancato da una superba Cecilia Gragnani che canta e incanta passando con leggiadria dalla lingua teutonica ad un impeccabile accento Yankee, passando per francese e italiano, mentre Alessandro Nidi e Nadio Marenco (rispettivamente piano e fisarmonica) creano un atmosfera che fa rimanere di stucco quando ci si rende conto che stavamo per chiedere un Gin liscio allo spettatore al nostro fianco.

Perché la location è questa: un bar di Berlino, un pianoforte e una bottiglia di liquore per annegare i brutti pensieri e allo stesso tempo per far riaffiorare i ricordi dei protagonisti più o meno famosi delle olimpiadi della Germania Nazista! Davanti ai nostri occhi e nelle nostre orecchie scorrono i ricordi della bella e geniale Leni, la regista incaricata di filmare le olimpiadi, le preoccupazioni dell’architetto del diavolo Speer, il colorato e colorito team U.S.A. alle prese con nazisti americani, starlette di Hollywood con tanto di medaglie d’oro con una spiccata passione per lo champagne e Jesse Owens (O meglio J.C. Owens) per passare alla favola del Coreano Son e così via.

Il tutto ci arriva con una dovizia di particolari tanto stupefacente quanto inquietante, sembra quasi di avere davanti “il Dottore” (Who?) più che “l’Avvocato”, l’incongruenza temporale rende inverosimile una tale conoscenza e una simile padronanza ambo del mezzo che del soggetto, ma non è una cabina telefonica blu la fonte delle informazioni quanto la collaborazione con Sica, Russo e Frusca nella scrittura di uno spettacolo che ha veramente molto da dire.

E ci sarebbe tantissimo da raccontare, ma l’uomo più adatto a farlo sarà sul palco fino al 6 novembre in tutta l’italia; e se vi state ancora chiedendo se ne valga la pena, beh fate come Eleanor Holm

“WHY NOT?!? CHAMPAGNE PLEASE!”

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Uomo dell’anno 2006 secondo il Times,Procrastinatore olimpico, radio speaker senza seguito, drogato di musica e cinema, calamita per gente al limite del caso umano.
Ma ho anche dei difetti.
Ah e scrivo articoli.

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