Fiorella Mannoia, la combattente

334
0
Foto di Luisa Carcavale

Un anno importante per Fiorella Mannoia che, dopo aver curato la produzione artistica del nuovo disco di Loredana Berté e dopo aver fatto parte come attrice del film 7 minuti di Michele Placido, arriva a pubblicare l’album di nuove canzoni Combattente.
Colpisce subito la copertina coloratissima, dove il volto della cantante posto al centro è sostenuto e amplificato da fasci di luce alla maniera dei manifesti di stampo comunista. In centro anche un piccolo carrarmato che funge da supporto a un vecchio giradischi dotato di altoparlante. Uno stile usato anni fa anche da Battiato per l’album Ferro battuto. Fiorella Mannoia combattente_coverCombattente si compone di undici brani inediti con incluso Perfetti sconosciuti firmato dalla stessa Mannoia con Cesare Chiodi e Bungaro, brano premiato con il Nastro d’Argento 2016 per la Miglior Canzone Originale nell’omonimo film diretto da Paolo Genovese.
Un trio di autori che replica in altre parti del disco, per esempio in Ogni domenica con te, a raccontare i tanti momenti passati con la madre che proprio quest’anno è venuta a mancare. Ad aprire l’album invece tocca alla coppia di autori Federica Abbate (già autrice per Francesca Michielin, Baby K e Giusy Ferreri, Noemi, Arisa, Lorenzo Fragola) e Cheope con due brani, Combattente e Nessuna conseguenza.
«Quando me l’hanno fatta ascoltare l’ho sentita subito mia Combattente» racconta la Mannoia durante l’incontro stampa milanese «In effetti io sono così, racconta bene il mio percorso, la mia voglia di lottare che è rimasta sempre uguale e chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso».
Tra gli autori anche Giuliano Sangiorgi con L’ultimo babbo natale. «È una canzone sulle parole, sul loro significato e l’importanza di usare le parole giuste per quello che possono evocare. Con Giuliano è una frequentazione che procede da tempo, ho avuto occasione di cantare insieme dal vivo e cantare già una sua canzone». Facile pensare che non sarà questa l’ultima, mentre nell’album un paio di brani vengono firmati da Fabrizio Moro, I miei passi e I pensieri di Zo, ma è la finale La terra da lontano che rinnova un sodalizio antico, quello con Ivano Fossati: «È stato con gran piacere che Ivano si è prestato a scrivere la musica su un mio testo. Era già successo con Se solo mi guardassi dall’album Sud dedicato a tutti i sud del mondo come l’America Latina, l’Africa e il nostro sud. Quella prima volta sottoposi a Ivano un mio testo, giusto per un parere. Oltre che incoraggiarmi, perché gli piaceva, si propose di scrivere la musica. Questa volta sono stata io a chiedergli di rinnovare il favore e per l’occasione abbiamo utilizzato una musica orchestrale, quale miglior conclusione per un disco».
Volendo sapere qualcosa in più sul testo, Fiorella non si fa pregare: «Mi ha sempre commosso vedere la terra da lontano, quelle immagini che abbiamo visto anche recentemente con Samantha Cristoforetti. Un pianeta che visto da lontano non ti fa vedere le guerre e le ingiustizie».
Ingiustizie che Fiorella Mannoia ha sempre combattuto, da donna, perché proprio sull’argomento del femminicidio si è battuta insieme a tante colleghe, rendendosi protagonista di un concerto all’Arena di Verona per sostenere le organizzazioni che tutelano la donna. «La questione femminile è sempre aperta. Le prime a risentire della crisi sono proprio le donne, specialmente in ambito del lavoro, dove comunque sono sempre meno pagate degli uomini. Per non parlare di quei molti casi dove una donna è costretta a firmare le sue dimissioni in anticipo qualora dovesse rimanere incinta».
Un argomento che emerge anche nel film 7 minuti e che Mannoia affronta insieme ad altre attrici nel film di Placido: «Non era mia intenzione abbracciare un’altra carriera, ma Placido è stato convincente, mi ha chiesto di partecipare come attrice a questo film. Racconta la storia di un’azienda di 300 lavoratrici che viene ceduta a un gruppo francese che conferma per intero l’occupazione ma vuole in cambio 7 minuti di riduzione di pausa contrattuale. E qui si apre la discussione… In ogni caso adesso sono pronta per un eventuale altro ruolo».
Tornando all’album e alle canzoni si nota l’ingresso di molta elettronica che Fiorella spiega semplicemente come un effetto di moda: «C’è stato un tempo in cui le tastiere erano bandite dalla sala di registrazione, adesso sono tornate a farsi sentire e noi le abbiamo usate, perché il mondo cambia, si rinnova. Ai miei tempi c’erano tempi più dilatati per un artista, oggi se non vai bene al primo colpo rischi di veder compromessa la tua carriera di artista. I talent li capisco, oggi non c’è molto altro. Sanremo? Chissà, perché no?»

CONDIVIDI
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).