Robbie Williams, lo showman del pop è tornato

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The Heavy Entertainment Show
di Robbie Williams
Sony Music

Ascoltando il nuovo disco di Robbie Williams, si ha la netta sensazione di ascoltare un vecchio amico che è tornato a trovarti. L’artista inglese ha svestito da tempo i panni della star dei Take That, ma non ha mai abbandonato la verve, l’allegria, la voglia di giocare con la musica e con se stesso. E lo ha dimostrato ancora una volta con The Heavy Entertainment Showpubblicato oggi dall’etichetta Sony.

Già il titolo dell’album dice moltissimo a proposito delle intenzioni di Robbie e di cosa vuole trasmettere: «Stavo riflettendo sul concetto di “light entertainment”- ha spiegato l’artista – ovvero tutti i più importanti show televisivi di quando ero bambino, con 30 milioni di telespettatori davanti alla tv che condividevano insieme una grande esperienza. Ho pensato che a volte questo spettacolo può arrivare alle persone anche in modo forte e questo per me è “heavy entertainment”».

Williams riesce perfettamente a fare ciò che desidera e, in fondo, lo aveva anche detto in una canzone di qualche anno fa, Let me Entertain You: intrattenere, divertire ed emozionare. Il cantante non ha pretese di andare oltre le sue possibilità, ma riconferma semplicemente ciò che gli riesce meglio: fare del pop. Il disco è divertente, con collaborazioni eccellenti, alcune delle quali riuscite (come quella con Guy Chambers e John Grant su I Don’t Want to Hurt You e Hotel Crazy in duetto con Rufus Wainwright), altre un po’ meno (Sensitive, ft. Stuart Price, è un po’ debole rispetto al resto del disco). Molto trascinante e con un bel tocco “alla Sheeran” è Pretty Woman, scritta con il re dei romantici Ed Sheeran, così come il singolo di lancio del disco, Party Like a Russian, con un ritmo che entra subito ed inevitabilmente in testa. L’album accoglie al suo interno un po’ tutte le sfumature, con brani più ritmati come Mixed Signals (in collaborazione con Brandon Flowers dei The Killers), The Heavy Entertainment Show, che dà il titolo al disco, o Love My LIfe, un vero inno alla vita, fino a quelli più romantici e dolci, come Marry Me When You Know. Un posto speciale lo merita David’s Song, probabilmente la più bella del disco, in perfetto stile Williams, con una buona dose di malinconia sia nella melodia che nel testo. Il brano che esula un po’ di più dallo stile di Robbie è Time On Heart (che per le atmosfere sembra un richiamo neanche molto velato a Bowie).

Insomma, Robbie Williams ha creato un disco che gli somiglia e non delude le aspettative, con quella voce da eterno ragazzino che dà il suo meglio nelle ballate, in cui diventa più profonda e matura. L’artista inglese rientra perfettamente nel prototipo dell’artista pop, poiché rappresenta pienamente le sfaccettature del genere, soprattutto grazie alla sua ormai lunga carriera solista. Un artista che, all’età di 42 anni, non ha poi così voglia di crescere, lasciando intatto il suo lato bambino.

 

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Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.