Dandy Bestia: dagli Skiantos a “Giano”

Maurizio Solieri ci racconta il primo album solista di Fabio Testoni, il "Dandy Bestia" degli Skiantos. Ma non aspettatevi un disco "demenziale": qui i riferimenti sono al rock'n'roll delle origini e ai migliori cantautori. Un album, dice Solieri, che vale la pena ascoltare... e non soltanto perché lui suona la chitarra nel beano iniziale.

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Fabio Testoni
Giano (Rivernile Records)

Dopo un grande e impegnativo lavoro di studio, esce finalmente l’album solo di Fabio Testoni alias Dandy Bestia, intitolato Giano.

Equamente diviso tra la rock’n’roll history, la nascita del punk bolognese con gli Skiantos  fondati assieme a Roberto “Freak” Antoni, ma anche con un’amore sviscerato per il mondo cantautorale Italiano, Fabio inizia subito con Sto bene, permeato da atmosfere rock blues. L’intro si apre con un paio di licks del sottoscritto, passando la palla ai commenti di Alex Britti per poi lasciare il gran finale a Testoni. Classica storia d’amore e di convivenza: “Forse ti sembro a pezzi, ma sono sano”.

Con la seconda track si palesa l’amore per Enzo Jannacci con Un uomo vecchio in una macchina nuova, soprattutto nell’inciso che più jannacciano di così non si può! Bel groove, armonicamente in tema col mondo di Enzo, tenuto insieme da Gianluca “la molla” Schiavon. Bel solo di chitarra, molto Clapton anni ’80.

Dopo Novembre, un curioso mix tra il Fabrizio De André anni ’60 e l’Equipe 84 nell’inciso,  la voce di Fabio sdoppiata da uno slapback echo, arriva un vero e proprio capolavoro, Io dentro. Già dall’intro orchestrale, il mondo si fa diverso da quello che conosciamo di Fabio “Dandy Bestia” Testoni: notti in cui il vino  scorre a fiumi col rock, amplificatori in fiamme, lunghe chiaccherate su Jeff Beck e i Beatles di cui il nostro è un vero esperto e, anello che mi mancava, la cultura cantautorlale. Un pezzo come questo, dati i tempi di appiattimento artistico, è difficile da trovare oggi nei dischi. Mi sono trovato catapultato nel mondo di Un giorno credi,una delle più belle canzoni di Edoardo Bennato e del canzoniere italico tutto, e la voce di Testoni, avvolta dagli archi e dai flauti, mi ricorda ancora una volta quella di Fabrizio De André, e questo mi piace. Violoncelli, viole, fagotti e clarinetti punteggiano il bellissimo testo: “Abbiamo la nausea del bello e del brutto, e alla fine è noi stessi che proprio non sopportiamo”.

Parte con un guitar riff molto beat, molto Lovin’ Spoonful , Speciale e naturale, e il sound Equipe 84 non tarda a farsi sentire. Bell’intreccio di chitarre, basso e batteria.

Un’altra perla di questo disco è L’isola felice, dedicata al grande poeta Roberto Roversi, collaboratore per anni di Lucio Dalla: spanish guitar arpeggiata, il contrabbasso del prode Pier Mingotti e il groovin’ spazzolato di Schiavon. Bel solo di acustica, di grande gusto. “E passano i falchi in volo, e passa il vento” canta Fabio.

Atmosfera molto Rolling Stones in Cuore: il basso pulsante e le brillanti chitarre di Fabio si mischiano al secco rullante di Schiavon, il tutto allargato dall’effetto tremolo per finire con un solo di Giancarlo Bianchetti bello, blues, senza invadenza.

Nel brano finale Storia furba il basso è imbracciato da Marco Nanni, per anni il motore pulsante di Lucio Dalla e degli Stadio, e per tanto tempo bassman degli Skiantos. Mi piacciono i suoni veri, naturali di questo pezzo, garage sound ma nel modo giusto, con echi del Neil Young più elettrico mischiato al De andré di Amico fragile. E il testo non poteva che essere del riconoscibilissimo Freak Antoni, grande genio, colto e divertente, con le sue classiche rime, molto musicali e pertinenti: “Se voglio soffrire non me lo devi impedire, se voglio penare non mi devi ostacolare”.

In definitiva un bell’album, in cui chi cercherà il sound alla Skiantos non ne troverà molto, ma si immergerà in un universo molto cantautoriale, con accenti di De André, Paolo Conte, Jannacci e Guccini e con testi veramente profondi e intelligenti. Alzo a te il calice, Dandy! 128554130-2__B__l-file3lib

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Maurizio Solieri (Concordia sulla Secchia, Modena, 1953) è uno dei migliori chitarristi italiani. Per oltre trent’anni è stato al fianco di Vasco Rossi, ma ha collaborato come musicista, autore, produttore, compositore anche con altri artisti, fra cui Skin, Dolcenera e le Custodie Cautelari. Nel 2010 ha pubblicato Volume 1, il primo album a suo nome; e nel 2014 è uscito Non si muore mai come SolieriGang. Ha anche scritto un’autobiografia pubblicata dalla Rizzoli, Questa sera rock’n’roll.