La playlist che mi salvò la vita

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Sei o sette anni fa, non ricordo esattamente il periodo, fui preso da un’angoscia terribile perché non mi piaceva più niente della musica che ascoltavo in auto e a casa. In tanti anni di carriera, da appassionato avevo sentito e masticato di tutto, proprio di tutto. Ma in quella fase della mia vita ero arrivato a non sopportare più l’hard rock di maniera e tutto il resto della musica che girava tra gli amici. Ero davvero confuso e annoiato. Forse mi rimaneva di “digeribile” solo qualcosa del dark dei primi anni ottanta e del jazz sperimentale, ma fondamentalmente non sapevo più dove sbattere la testa. Per uno che vive di musica non è una cosa simpatica.
Fu così che mi avvicinai al metal degli anni Novanta: quello degli anni Settanta e gran parte di quello degli anni Ottanta lo conoscevo. Scoprii un mondo immenso e variegato, dove conviveva di tutto: dal dark alla musica classica, da brani brutali a melodie dolcissime, da atmosfere gotiche ad altre sanguinarie e via dicendo.
Per prima cosa cominciai, per via di una sana reazione al Festival di Sanremo, ad ascoltare molto black metal scandinavo e tutti i suoi sottogeneri come il symphonic black metal. I Dimmu Borgir e gli inglesi Cradle of Filth furono i tra primi ascolti che feci con attenzione, assieme a qualche dose massiccia di death di scuola americana, e anche di tecnical death metal (vedi i bravissimi Necrophagist). Ma il mio carattere romantico e malinconico trovò veramente un rinnovato motivo di vita nell’ascolto di gruppi melodic/death, death/doom, black/doom, doom metal e più genericamente di quelli che eseguono con perizia gothic metal di atmosfera e contaminato con la classica.
Mi avvicinai ai My Dying Bride, ai Paradise Lost e ai primi Anathema. Cominciavo a sentirmi meglio. Poi gli Officium Triste, i primi Lacrimas Profundere, i Saturnus, gli Swallow the Sun, i Draconian e i Theatre of Tragedy. Per finire poi alla grande con gli amati Katatonia. Due o tre anni di full immersion in tutto questo mi fecero far pace con la musica.

Da un paio d’anni sono tornato ad ascoltare di tutto con passione: classica, jazz, cantautori americani, progressive rock, post rock, nu-nu wave, dark ambient, synt rock e ovviamente progressive metal e avant-garde metal e tante altre cose. Ma non dimenticherò mai il grosso debito contratto con i gruppi di questa playlist.

 

 

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Dalla fine degli anni cinquanta ascolta musica internazionale. Dalla fine degli anni settanta lavora in sala di incisione. A volte scrive canzoni. Collabora con Vasco Rossi da oltre 30 anni. Ha lavorato per Stadio, Skiantos, Gaznevada, Edoardo Bennato, Alberto Fortis, Marco Conidi, Steve Rogers Band, Clara & Blackcars e altri. Non è un talent scout. Non è un manager o un impresario. Negli U.S.A. e nel Regno Unito si direbbe producer. Deve tutto a Elvis, ai Rolling Stones, a Dylan, agli Steely Dan, ai Black Sabbath e a Phil Spector. Il 22 gennaio 2016 esce il suo primo album da solista: La mia legge.