Un mostro dalle mille teste. È la cura…

Ricorrere al crimine per aver quello che non ti passa la mutua

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Un mostro dalle mille teste
di Rodrigo Plà
con Jana Raluy, Sebastián Aguirre, Hugo Albores, Nora Huerta, Daniel Giménez Cacho
Voto 7 meno

Questa è la storia di un uomo che ha un cancro, e di sua moglie che combatte per fargli avere un farmaco a cui avrebbe diritto, ma che la sua assicurazione medica gli nega. Una storia di ordinaria burocrazia? Quello che la signora non riesce a raggiungere attraverso il labirinto del legale, cerca di averlo attraverso il crimine: e infatti, per cominciare, sequestra il medico curante per avere da lui il certificato che dia diritto al farmaco. Ma i dilettanti del crimine, si sa, innescano una serie di conseguenze (anche comiche, a volte surreali) che a un certo punto diventano ingovernabili. Il mostro del titolo non è la malattia, ma in un certo senso la cura, ovvero la struttura di un sistema (le corporation farmaceutiche, la burocrazia, la macchina statale) che il regista nelle presentazioni definisce così: “con mille teste ma nessun cervello”.  Il che non vuol dire che il mostro non “ragioni” e non sia maligno, ma che la responsabilità si frantuma e si divide all’infinito. Nessuno ha colpa, tranne i deboli. La società messicana di Rodrigo Plà non è dissimile, nei suoi orrori comici, da quella britannica di Io, Daniel Blake. Non è colpa di nessuno ma ci rimettono sempre gli svantaggiati. A differenza di Loach, però, Plà maneggia una materia simile ma più hard e forse porta il gioco oltre i limiti del godibile per un eccesso di sguardo analitico: le minuzie dei comportamenti (quelli devianti e quelli banali) sono la sua cifra di ricercatore, che aveva già espresso in La zona: anche là un piccolo crimine scatenava una complicazione impensabile. Il film era passato in Orizzonti a Venezia 2015.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori