Sing Street. Suonate e vivete…

La nascita di una band immaginaria degli anni Ottanta

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Sing Street
di John Carney
con Ferdia Walsh-Peelo, Aidan Gillen, Maria Doyle Kennedy,  Jack Reynor
Voto 8+

Dublino, Irlanda, metà anni Ottanta. Clash, Spandau Ballet, Genesis, Duran Duran, Cure, A-Ha, Jam, Sing Street! Sing Street?! L’adolescente Conor a causa dell’impoverimento dei genitori che si stanno dividendo viene mandato in una nuova scuola, cattolica, povera, gestita da un prete conservatore manesco, piena di bulli scemi. E lui invece di raccontarci una triste gioventù che fa? Si innamora a prima vista di una aspirante modella con due occhi così e per conquistarla si inventa sui due piedi un gruppo pop. Splendido bugiardo. O forse no. Visionario. E lo mette in piedi, il gruppo: ragazzini pazzi che girano video esili, demenziali (esilaranti), in pieno sapore d’epoca, e compongono piccole canzoni fragili e riuscite, che ricordano tante altre di quel tempo e viene persino il dubbio d’averle già sentite: mode che vanno e vengono, capelli strapazzati e colorati, abiti assemblati e buffi, trucco per gli occhi e mille piccole divertenti elusioni del sistema e delle convenzioni per cercare la propria strada nella scuola e nella strada e persino per vivere l’amore. Nasce un piccolo leader pop e condurrà la sua bella a Londra. Come? Per la via più ardua e banale, romantica e persino avventurosa. Il film è una sorpresa e una delizia, per la leggerezza nell’uso dei toni profondi, per la sapienza nel gestire musica e nostalgia senza infilarci nel museo delle cere, per la capacità di far ridere e commuovere. È la biografia segreta di qualcuno di cui abbiamo i dischi? Abbandonatevi al flusso. È una medicina contro il cinismo che ci assale in sala e fuori. Imperdibile.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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