Pelù & Renzulli raccontano il nuovo album dei Litfiba

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Litfiba
Foto di Paolo De Francesco

Nuove canzoni nel segno del rock e non poteva essere altrimenti. Per l’uscita di Eutòpia  Ghigo Renzulli e Piero Pelù hanno convocato la stampa nella loro Firenze, nel giorno in cui si apprende della triste scomparsa di Leonard Cohen, distante anni luce dal loro stile, ma forse anche no. Altra generazione, che riflette altri stimoli che la società attuale impone.

Ci tiene, Pelù, a parlare del suo impegno concreto per la salvaguardia di certe tradizioni, infatti si è adoperato per salvare il Giardino Nidiaci che era stato donato al Comune da un benefattore: «Rischiava di diventare un luogo di speculazione edilizia, noi ne abbiamo salvato metà, un risultato dettato dalla volontà del quartiere San Frediano, dall’altra parte dell’Arno, quella che ha conservato certe tradizioni, quella dove puoi ancora trovare ancora qualche bottega storica».

Non solo, Pelù racconta anche un’altra vittoria della protesta popolare, quella di aver impedito la creazione di un inceneritore in quel di Sesto Fiorentino. «Sia io che Ghigo siamo anche padri, io a breve sarò perfino nonno, ed è naturale che il nostro impegno vada in favore del mantenimento della salute del pianeta». Infatti, una delle canzoni più interessanti è proprio Intossicato, dove l’argomento inquinamento è messo all’indice.Litfiba cover Eutopia

L’album contiene canzoni caratterizzate da forza e potenza rock, senza trascurare armonia e melodia, un connubio come risultante di un lavoro che è nato e cresciuto senza tensioni, in perfetta armonia tra i due. Brani perfino leggeri nella loro scorrevolezza, come Madre coraggio, che ricorda la drammatica vicenda di Lea Garofalo e sua figlia Denise. «Sono canzoni a nudo» commentano i due «il che significa che le abbiamo realizzate chitarra e voce, senza troppe elaborazioni, poi le abbiamo spiegate alla band che lavora con noi, per mantenere intatta una certa freschezza e potenza rock».

Un rock dove la chitarra elettrica la fa da padrone, come In nome di Dio, per le vittime del Bataclan, coi bimbi kamikaze sull’altare del potere, richiamando una terza guerra mondiale come aveva fatto Papa Francesco. Nonostante tutto i Litfiba sentono che restare ribelli offre ancora una possibilità per chi vuole che le cose cambino.

Sanno bene che non sarà facile, intanto non vedono l’ora di tornare ad esibirsi dal vivo, dopo alcune presentazioni nelle librerie di mezza Italia, partiranno in tour il prossimo 29 marzo da Padova, per toccare poi Milano (31 marzo), Roma (5 aprile) e Firenze (7 aprile).

Pelù ha ritrovato la voglia di sperimentare con il canto, utilizzando ampie gamme sonore per la sua voce, di contro Renzulli ha puntato sull’essenzialità della chitarra, più spesso una sola, potente e rock, senza sovraincisioni. Lo si avverte bene nell’iniziale Dio del tuono dove si parla di dittatura dell’ignoranza, oppure in Santi di periferia e Gorilla Go, mentre nella conclusiva Eutòpia emerge un gran lavoro di ritmica.

Per chi volesse approfondire, domenica 13 alle 21 andrà in onda uno special sul disco a Sky Arte.

Litfiba
Foto di Paolo De Francesco
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).