I 12 migliori concept album (italiani)

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Concept album Darwin

Qualche giorno fa vi ho proposto la lista dei concept album stranieri che più mi piacciono. Ora, in attesa di ascoltare Made in Italy di Ligabue (colgo l’occasione per darvi un’anteprima: giovedì pubblicheremo una lunga video intervista con lui, dove ci racconta il suo nuovo lavoro per filo e per segno), vi dico quali sono i 12 concept album italiani che ritengo sia importante conoscere:

Darwin del Banco del Mutuo Soccorso (1972): il secondo album del BMS prende il nome dal grande naturalista Charles Darwin ed è incentrato sul tema dell’evoluzione. Atmosfere preistoriche vengono richiamate anche dalla ricerca di alcuni suoni.

Storia di un impiegato di Fabrizio De André (1973): storia di un impiegato la cui vita è basata sull’individualismo che a un certo punto decide di ribellarsi.

Felona e Sorona delle Orme (1973): Felona e Sorona sono due pianeti contrapposti e complementari, che si rincorrono nello spazio e nel tempo comportandosi come se fossero due amanti. Uno dei capolavori del prog italiano degli anni Settanta.

Burattino senza fili di Edoardo Bennato (1977): la storia di Pinocchio rivisitata in chiave rock. Una potente metafora delle distorsioni generate dal potere, tema molto caro al cantautore napoletano.

Kamikaze rock’n’roll suicide di Rettore (1982): il tema dominante è la filosofia del suicidio, spesso però proposta in chiave ironica, come nel celeberrimo brano Lamette.

Fetus di Franco Battiato (1972): basato sul romanzo Il mondo nuovo di Aldous Huxley, parla di una società immaginaria dove gli individui sono costruiti in laboratorio. È considerato uno dei primi album elettronici realizzati in Italia.

Viaggio senza vento dei Timoria (1993): musicalmente è un mix tra hard rock e prog. Pedrini & co raccontano la storia di Joe, un tossicodipendente alla deriva che desidera il riscatto.

Senza orario senza bandiera dei New Trolls (1968): è a tutti gli effetti il primo concept album italiano. I brani si sviluppano attorno a un unico tema portante: la visione del mondo agli occhi di un poeta, Riccardo Mannerini, i cui testi furono parzialmente rivisitati da Fabrizio De André.

Frankenstein di Enrico Ruggeri (2013): liberamente ispirato all’omonimo romanzo dell’autrice britannica Mary Shelley. Per Rouge è una scusa per parlare di emarginazione, solitudine e amore disperato.

Maledetti (Maudits) degli Area (1976): una storia di “fanta-sociopolitica”, dove “la società futuribile è spaccata in verticale e divisa in corporazioni. Un plasma liquido è la coscienza del mondo, custodita in un computer di una banca”. Come soluzione, gli Area propongono di affidare il potere ad anziani (la memoria), donne (portatrici di nuove idee) e bambini (libertà e fantasia).

Museica di Caparezza (2014): il titolo è una crasi tra “musica”, “museo” (ogni brano è ispirato a un’opera d’arte) e “sei” (è il sesto album di Caparezza). Un disco che, come ha detto il cantante pugliese, “più che ascoltato, va visitato”.

Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni (1972): quasi nessuno lo considera un concept album, ma il lavoro di Baglioni lo è a tutti gli effetti: racconta la nascita di un amore tra due adolescenti, fino al matrimonio, la partenza di lui per il militare, i problematici rapporti con gli amici. E poi quel triste finale di una storia d’amore che non ha funzionato.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".