Ligabue ci racconta i retroscena di “Made in Italy” (videointervista)

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Ligabue

L’appuntamento è nei suoi studi, in un capannone industriale alle periferia di Correggio. Per una volta è il giornalista ad arrivare in ritardo. Pochi minuti, niente di grave. Inoltre sono “coperto” dal fatto che in auto con me c’è il suo fidato press agent, Riccardo Vitanza. Quando arriviamo Luciano è già lì: parla con l’altro Luciano, Luisi, produttore artistico di Made in Italy e dei due album precedenti.

Col tempo il Liga ho imparato a conoscerlo. Fin da quando pubblicò il suo primo album, l’ho intervistato per (quasi) tutti i dischi successivi, inclusi live e raccolte. Credo di averne saltati un paio. Ma sereno come questa volta non l’avevo mai visto: è la tranquillità di chi è intimamente convinto di aver fatto un buon lavoro. O perlomeno, di aver fatto esattamente quello che voleva.

Questo chiaramente è un disco del Liga (scusate l’ovvietà), ma molto diverso dagli altri. Con la scusa del concept, si è permesso cose che non aveva mai osato prima, spaziando dal soul di Ho fatto in tempo ad avere un futuro al pop reggae de I miei quindici minuti al funk di Mi chiamano tutti Riko (a proposito, lo sapete vero che il secondo nome all’anagrafe di Luciano è Riccardo?).

Ma nei 14 brani che compongono il disco (che scaturiscono da una scrematura dei 23 che ha composto in poche settimane: ora naturalmente i fan si staranno domandando che fine hanno fatto gli altri 9, addirittura c’è già chi ha scritto su FB che prima o poi uscirà la seconda parte) c’è molto altro: si va da un accenno a Waitin’ on a sunny day di Springsteen nell’intro di È venerdì, non mi rompete i coglioni (titolo semplicemente geniale) al giro di Dottoressa che ricorda quello di Brown sugar dei Rolling Stones. La vita facile è il classico giro di rock’n’roll che ti fa muovere il piedino. Ma ci sono anche ballad, blues, country, una fantastica sezione di fiati usata per la prima volta e il coro dei bambini della scuola di musica Cepam di Correggio diretto da Antonella Piccaglini che canta una strofa del brano finale Un’altra realtà. Quando Luciano intona L’occhio del ciclone, come atmosfera ricorda quella creata da De André in Storia di un impiegato.

Luisi ha rispolverato Mellotron e vecchie tastiere che non usava da un pezzo, inventando fantastici giri armonici. Poggipollini e Max Cottafavi con le chitarre si sono sbizzarriti parecchio. E poi ci sono accenni agli Style Council, Suede, Status Quo, Aerosmith… Qui l’elenco potrebbe andare avanti a lungo, e sicuramente ognuno aggiungerà qualche nome, facendo nascere una sorta di gioco.

Plagio, scopiazzature? Non diciamo eresie. Semmai è una sorta di compendio degli ultimi 50 anni di musica: un gruppo di musicisti molto affiatati si sono ritrovati in sala e ognuno ci ha messo del suo, divertendosi come un matto. Perché è evidente che a registrare questo disco si sono divertiti parecchio, se non altro per il fatto che lo hanno inciso “alla vecchia”, cioè suonando in diretta e limitando le sovraincisioni al minimo e ancor più gli interventi di elettronica. Gli orecchi più fini qui e là noteranno qualche erroruccio minimo, una pennata che poteva essere data meglio, una bacchetta che svirgola leggermente. Ma ben vengano queste cose, sono il bello della musica suonata davvero in un mondo che si sta plastificando sempre più.

Ora il disco è lì, pronto per essere ascoltato da chi vorrà ascoltarlo. Gli iscritti al Bar Mario avranno anche la possibilità di sentirlo dal vivo tutto intero durante il raduno a Firenze. Mentre tutti gli altri potranno vedere il docufilm molto ben realizzato dalla regista Valentina Be (e scritto da Emanuele Milasi e Alessia Rotondo) che sarà trasmesso da Fox e FoxLife la sera del 23 novembre. Poi, dal 3 febbraio, di nuovo in tour. Primo appuntamento al Palalottomatica di Roma, poi va avanti fino al 24 aprile (e quasi certamente annuncerà nuove date). Perché a Luciano potete chiedere tutto, mica di stare fermo troppo a lungo. Per lui l’inattività è una cosa contro natura.

Nel frattempo, a noi di Spettakolo ha regalato una lunga intervista video, dove racconta per filo e per segno Made in Italy e altre chicche. Qui di seguito potete vedere la prima parte. Domani e dopodomani pubblicheremo anche la seconda e la terza parte. Buona visione e buon divertimento (le riprese sono del terzo Riccardo, l’ottimo Medana).

Clicca qui per vedere la seconda parte della videointervista con Luciano

Clicca qui per vedere la terza e ultima parte della videointervista col Liga

Clicca qui per vedere la prima parte della videointervista con Claudio Maioli

Clicca qui per vedere la seconda parte della videointervista col Maio

Clicca qui per vedere la terza parte dell’intervista con Claudio Maioli

Clicca qui per vedere la videointervista con Pietro Germano Casarini del Bar Mario

Clicca qui per vedere la videointervista con Luciano Luisi, produttore del Liga

Per concludere questo primo appuntamento col Liga, ecco alcune foto inedite:

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".