Tutto Beethoven in bianco e nero.

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Tra il 1793 e il 1822, Beethoven compose le sue famose sonate per pianoforte, compresa la celeberrima op 27 n° 2 ribattezzata Al chiaro di luna. Un capolavoro che si affianca ad altri gioielli con o senza nome come la Waldstein, la Patetica, l’Appassionata, la Tempesta, Hammerklavier o le ultime tre 109/111 che fanno storia a sè. L’esecuzione integrale dei 32 lavori va in scena in 8 serate fino al 25 maggio 2017, al Nuovo Teatro Ariberto – in Via Daniele Crespi 9 a Milano – una sala che ha riaperto a settembre 2013 e ha ospitato, tra gli altri, Laura Curino, Pacta dei Teatri, Teatro de Gli Incamminati e Storia e Narrazione di Chiara Continisio e Paolo Colombo, vero e proprio “caso” sulle scene milanesi. Il 24 novembre alle 20,45 il prossimo imperdibile recital beethoveniano con la sonata Al chiaro di luna e le sonate Op. 14 n. 1, Op. 54 e Op. 110. La ribalta è un guscio nero appena rischiarato da due luci fioche con un pianoforte solo al centro e officiante della maratona esecutiva è un pianista “senza frac” come Riccardo Schwartz che oltre ad offrire convicenti interpretazioni, le accompagna con brevi quanto illuminanti commenti sul significato umano e “filosofico” di ogni opera. Nato a Milano nel 1986, Riccardo Schwartz ha studiato presso il Conservatorio di Milano, dove si diploma con la menzione d’onore, con Riccardo Risalti, Leonardo Leonardi e Annibale Rebaudengo. Ha studiato presso l’Accademia Pianistica di Imola. Ha seguito le lezioni di importanti pianisti quali Joaquin Soriano, Boris Petrushansky, Paul Badura-Skoda e Louis Lortie. Schwartz ha suonato come solista con importanti direttori, tra i quali Gustav Kuhn e Yuri Temirkanov, e ha tenuto recital e concerti per pianoforte e orchestra in sale prestigiose quali la Sala Verdi di Milano, il Konzerthaus di Bolzano, il Teatro La Fenice di Venezia (www.riccardoschwartz.com).

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Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  – novità tecnologiche – e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.

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