Ligabue. Questa è la storia di “Made in Italy” (videointervista pt. 2)

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Ormai l’album è disponibile e chi lo possiede si è già fatto un’idea sua. Il mio parere ve l’ho già detto ieri. Stavolta quindi andiamo diretti alla seconda parte della nostra videointervista. La terza e ultima parte la pubblicheremo domani (le riprese sono di Riccardo Medana).

Clicca qui per vedere la prima parte della videointervista con Luciano

Clicca qui per vedere la terza e ultima parte della videointervista col Liga

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Made in Italy è arricchito da un bel booklet con i testi delle canzoni, oltre a una sorta di storia molto didascalica (scritta a mano dallo stesso Luciano) che “cuce” i vari brani. Ovviamente chi già possiede l’album l’avrà già letta. Per chi invece il disco ancora non lo possiede, la riporto qui di seguito, così potrà capire meglio i contenuti dell’album.

Ciao Carnevale,
non so dove sei, non so come stai. So che mi manchi. Tanto.
Scrivo queste righe… così… sperando di raggiungerti in qualche modo.
Chissà se ti chiamano Carnevale anche lì dove ti trovi.
Io ho cominciato a farlo da quando? Le medie forse? È che fin da piccolo eri fatto così e già allora me la menavo dicendo: “quand’è che comincia LA VITA FACILE?”

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Se ci pensi a 20 anni vivevo già con Sara, avevamo il nostro appartamento, facevo lo stesso lavoro di mio padre, avevo comprato la mia prima macchina e dopo poco facevo pure un figlio.
Ma già… proprio a te lo vengo a dire… È che nel mio piccolo mi sembrava di avere bruciato le tappe.
Senonché poi, di colpo… puff… di tappe non ce n’erano più.
Boh!
Comunque la cosa del nome l’abbiamo ancora in comune: nemmeno me nessuno mi ha mai chiamato con il mio vero. Anche adesso, qui MI CHIAMANO TUTTI RIKO

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E i nostri venerdì?
Ti ricordi la volta che siamo tornati al Barakka?
“È cambiato proprio tutto”, dicevamo.
Tu che attacchi subito bottone con quelle due sbarbe e… niente… stavamo solo chiacchierando, no?… Ma saltano fuori questi due fighetti, tutti aggressivi, che cominciano a insultare perché… “c’erano prima loro…”.
Io mi sfregavo già le mani che c’avevo proprio bisogno di un bello sfogo e quelli cosa fanno?
Uno dei due tira fuori una pistola e mi appoggia la canna qui, sul pomo d’Adamo.
Esagerati.
Già… i nostri venerdì. Su quelli proprio non transigevo e lo dicevo anche in casa: È VENERDÍ, NON MI ROMPETE I COGLIONI

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Ricordo bene che quella volta, magari era stata l’adrenalina, ma al nostro ricevimento guardavo  i movimenti sotto i portici e nel centro storico, rivedevo tutti gli angoli che conoscevamo a memoria e pensavo: “Com’è che certi giorni tutto questo sembra una trappola e certi giorni gli vuoi solo bene?”.
Poi, sempre rientrando, ho ritrovato la mia casa così com’era e cioè sempre peggio. L’esatto specchio di come andavamo le cose fra me e Sara.
Troppo stanchi per darci la colpa a vicenda, potevamo solo prendere atto che nella nostra situazione eravamo entrambi VITTIME E COMPLICI

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Quello era il periodo in cui al lavoro licenziavano a nastro.
Io e Max, dalle nostre postazioni, ci guardavamo in faccia ogni volta che qualcuno trascinava i piedi verso l’ufficio personale.
E, diciamolo, che vergogna… per quanto si stesse male per chi veniva lasciato a casa, se non toccava a te, anche se era un pensiero di merda, veniva da dire: MENO MALE

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Insomma, dai, comunque uno la rigiri sono riusciti a fare vincere due leggi: quella del più forte e quella dell'”ognuno pensi ai cazzi suoi”.
La sopravvivenza a ogni costo.
La lettera chiave dell’alfabeto è la G.
G come guai,
G come giustizia,
G come guerra
e soprattutto G COME GIUNGLA

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Disincantato o no, io sono comunque contento di avercela avuta – e a lungo – una certa illusione.
Dai, mi conosci…
Quante volte mi hai sentito dire senza rimpianti, anzi con una certa allegria che HO FATTO IN TEMPO AD AVERE UN FUTURO (CHE NON FOSSE SOLTANTO PER ME)

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In quel periodo mi era scesa la catena, ricordi? Ero bloccato. Sentivo che dovevo fare qualcosa ma non sapevo più cosa.
È stato lì che a te e Max ho detto “qualche cosa va fatto” e vi ho trascinati al corteo a Roma.
Era una vita che non partecipavamo a qualche manifestazione e così ci siamo ritrovati, da veri beoti, nel bel mezzo degli scontri.
Le vetrine spaccate, le macchine a fuoco, i lacrimogeni, le cariche, le fughe, le cadute, i calettamenti, le manganellate…
Poi, di colpo, la sensazione irreale di ritrovarsi come in una specie di bolla. Eravamo nelL’OCCHIO DEL CICLONE

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La mia, di manganellata – ironia della sorte – me la sono beccata proprio d quel ragazzino vestito da poliziotto che avevo visto tremare per tutto il tempo. Mi ha preso qui, sull’angolo sinistro della testa e sono andato giù che a quel punto, però, stavo bene così a non sentire più niente e non dovere fare più niente. Mi sentivo QUASI USCITO

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In realtà era solo un colpo di striscio, un po’ di punti e via.
Mi stavate chiamando tutti lì in ospedale e io a dirvi che non era niente, di stare tranquilli.
Anche perché non te l’ho mai detto ma lì, davvero davvero brava (devo metterci un altro “davvero” o ci siamo capiti?)… lì, dicevo, c’era una certa DOTTORESSA 

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Hai capito? Mi ci voleva un colpo in testa perché le cose girassero in un altro modo. Il ragazzino-poliziotto è venuto a trovarmi, voleva vedere come ero messo.
Tremava ancora, poveretto. Mi è toccato dirgli che non era colpa sua.
Sara è scesa a Roma, ha preso una stanza in albergo e passava tutti i giorni a trovarmi. E lì qualcosa è cominciato a ripartire tra di noi.
Abbiamo fatto un po’ di chiarezza e di pulizia. Abbiamo parlato.
Ne abbiamo avuto il tempo perché quelli continuavano a tenermi dentro per accertamenti.
Forse anche per motivi mediatici. Perché nel frattempo mi erano venuti a cercare alcuni fra stampa e tv.
Ti ricordi, Carnevale, quando mi prendevi per il culo per I MIEI QUINDICI MINUTI (di popolarità)?

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Mi dicevano che giornalisti e operatori continuavano a piantonare l’ospedale e che era meglio fare un’intervista con uno di loro che così se ne sarebbero andati tutti.
Cosa vuoi che ne sapessi… ho detto di sì. Il giornalista era tutto premuroso e solidale. Sembrava mi fosse morto qualcuno o fossi in fin di vita io.
Poi, appena finita l’intervista, hanno messo via tutto in un amen e sono scheggiati via.
Erano già passati al prossimo. E io lì a dirmi APPERÒ 

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Morale: tutto quell’ambaradan ha cambiato un sacco di cose e io e Sara abbiamo deciso di rimetterci in gioco.
Ci siamo “risposati” (si fa per dire: una specie di pagliacciata messa su dagli amici a casa di Matteo e celebrata da Patrizio che, come ben sai, non è né prete né sindaco) e… insomma, dai, è stato bello.
Tu, ovviamente, non c’eri (come al solito) na gli amici c’erano tutti belli contenti. E… anche noi… certo…
Al punto che Sara ha voluto anche la seconda luna di miele.
In Italia.
L’abbiamo girata in treno e in ogni città era una specie di toccata e fuga ma… credimi… non so se era perché stavamo così bene noi o chissà cos’altro ma quel giorno, emotivamente, è stato davvero tanta roba.
A chiunque lo raccontavamo ci sentivamo sempre dire: “ma va’… è da una vita che non sento di qualcuno che faccia una luna di miele MADE IN ITALY

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Quanto della nostra infelicità (e del suo contrario) viene da fuori e quanto da dentro ognuno di noi?
Tu ne sai qualcosa?
Cioè: è chiaro che non può venire “tutto” da fuori o “tutto” da dentro.
Intendo in che misura la convivenza fra le due parti può farci stare così male o così bene.
So che in materia non c’è una risposta buona per tutti ma in quel periodo cercavo di trovarne una passabile per me.
Era già qualcosa, no?
Ora vado a dormire che si è fatta una certa e anche domattina la sveglia suona presto.
Chiudo con questa pillola (e te la becchi tutta, eh eh!): bisogna darsi da fare per saper guardare e riuscire a vedere UN’ALTRA RALTÀ
Stammi bene Carnevale.

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".