Anarchy in the U.K. 40 anni fa scoppiava la “bomba punk” in Europa

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Correva l’anno 1975. Un certo John Lydon, meglio conosciuto come Johnny Rotten (letteralmente, “marcio”), faceva la conoscenza di Steve Jones, cantante di una band nata tre anni prima: The Strand. Presto, quella semplice frequentazione si trasformò in una vera e propria collaborazione: nascevano così i Sex Pistols.
In America (come spesso accade) c’erano già arrivati: a riempire qualche fumoso locale ci pensavano già Iggy Pop con i suoi Stooges, e poi Patti Smith e Ramones. Ma in Europa no, non c’era ancora nessuno. E l’Oceano che divide i due continenti era molto più vasto di quanto non lo sia adesso.
Allora non c’era nessuno, se non un ragazzo. Il suo nome era Malcolm McLaren. Tornato a Londra dopo un breve periodo trascorso negli States come manager dei New York Dolls, McLaren aveva aperto un negozio d’abbigliamento “fetish”, il SEX, in cui vendeva t-shirt, giubbotti in pelle e borchie: il punk, esploso oltreoceano, stava arrivando in Europa. Quel negozio divenne presto punto di riferimento per i giovanissimi Steve Jones, Glen Matlock e Paul Cook: gli allora Strand, poi Sex Pistols, di cui McLaren sarebbe presto diventato manager. La rivoluzione punk, scoppiata in America, premeva per non essere più confinata sulle t-shirt del SEX, ma per essere portata su un palco.

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Un salto in avanti di un anno: 1976. 19 novembre 1976: esattamente 40 anni fa. Un 45 giri: Anarchy in the U.K., e nasceva il punk in Europa.
Era il primo singolo dei Sex Pistols, che fin da subito dimostrarono in maniera molto chiara quale sarebbe stata la loro direzione. Un testo, fin dal titolo, pieno di energia (e di rabbia), e di cui infatti venne presto fermata la produzione.

Right now ha, ha, ha, ha, ha / I am an anti-Christ / I am an anarchist / Don’t know what I want / But I know how to get it / I want to destroy the passerby

Il pezzo portava la firma di Glen Matlock, mentre il testo, estremamente ruvido, era opera dello stesso Johnny Rotten.
Il 45 giri vendette oltre 55mila copie nella sola Inghilterra, raggiungendo il 38° posto nelle classifiche britanniche. Si tratta dell’unico pezzo che i Sex Pistols registrarono con la EMI, con cui ruppero dopo poco più di un mese, per poi firmare con la Virgin Records (dopo un brevissimo passaggio nella A&M), con cui pubblicarono il loro primo e unico album in studio, Never mind the bollocks, here’s the Sex Pistols, contenente la stessa Anarchy in the U.K.

Decine sono le cover del brano incise nel corso degli anni, come quelle di Megadeth Mötley Crüe, ma anche dei Litfiba, con la loro versione parzialmente tradotta in italiano.
Curioso, inoltre, che gli stessi Sex Pistols registrarono una versione in francese, dal titolo Anarchie pur le U.K., e una in spagnolo, Anarchy in the USA. Il gruppo, inoltre, nel 2007 incise nuovamente il brano per il videogioco Guitar Hero III: Legends of Rock.

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe ’93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all’Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.

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