Il ritorno dei Metallica: “Hardwired… To Self-Destruct”

240
0

Finalmente è arrivato. Dopo un lunghissimo periodo d’attesa possiamo finalmente ascoltarci in santa pace il nuovo album in studio dei Metallica. Sono passati ben otto anni, periodo in cui la band si è dedicata a vari progetti: dal disco con Lou Reed al film concerto Through The Never, che hanno raccolto più critiche che apprezzamenti.

Analizzare questo disco non è facile: le aspettative sono tante, enormi direi, per una band che negli anni ’80 e ’90 ha prodotto grandi dischi per poi inabissarsi, almeno fino all’ultimo lavoro Death Magnetic, dove è riuscita (almeno in parte) a risalire la china.

Occorrono però due promesse prima di parlare di Hardwired… To Self-Destruct: la prima è che i Metallica di oggi non sono la band che ha sfornato Ride The Lightning o Master of Puppets, non solo perché il bassista Cliff Burton è venuto a mancare molti anni fa, ma anche perché manca quella freschezza e quella cattiveria degli esordi. La seconda è legata alla prima: non possiamo di certo aspettarci un lavoro che eguagli i primi dischi, ma allo stesso tempo dobbiamo giudicare i Metallica in chiave moderna, pensando a cosa possono e devono dare di nuovo alla musica.

metallica-hardwired

Fatte queste premesse iniziamo ad analizzare un disco. Già dai primi secondi di Hardwired possiamo notare un’alta dose di rabbia e cattiveria. Un pezzo roccioso e veramente potente. Stessa cosa per Atlas, Rise!. Con piacere notiamo invece che Moth Into Flame è uno dei pezzi più riusciti dell’album: l’unica pecca forse sta nella sua durata.

Da segnalare anche brani come Dream No More e Halo On Fire: sound vigoroso, anche se sembrano pezzi un po’ tirati e “allungati”, o meglio “trascinati” senza troppa fantasia.

Il secondo disco si apre con una piacevole Confusion: intro di chitarra e batteria poderoso. La durata eccessiva forse rovina i primi minuti.  E questa è la sensazione del secondo disco: pezzi non male ma che sembrano troppo lunghi e ripetitivi e che non riescono ad aggiungere molto di nuovo: personalmente salvo ManUNkind e Murder One.
Il secondo disco è qualitativamente inferiore al primo, forse anche meno curato, e scritto con meno invettiva e fantasia. Ci fa ricordare a tratti il cosiddetto periodo “buio” dei Metallica. Sicuramente il primo disco è decisamente più fresco e di gran lunga superiore.

Nel decimo album dei Metallica è innegabile: c’è una netta volontà di tornare a quel sound thrash che li ha consacrati negli anni ’80. Un ritorno al passato però che non è naturale ma sembra forzato e mirato, e che non brilla certo in quanto ad originalità. 77 minuti che vogliono sicuramente accontentare tutti i fan della band, che da tempo vogliono un disco ai livelli di Black Album. Un disco che nel complesso è energico, quanto a tratti ripetitivo e poco innovativo.

Tra le note più belle di questo disco un James Hetfield veramente in grande spolvero, e più in generale una discreta intesa tra tutti i membri del gruppo.
Un lavoro più che sufficiente ma che forse sente il peso delle troppe aspettative. Forse in questi otto anni i fan si aspettavano un lavoro più completo: molti resteranno a bocca amara.

Ma i Metallica possono sicuramente dare ancora molto dal vivo: l’energia c’è e nel disco si sente. La fantasia un po’ meno, ma forse a molti va già bene così.

Tracklist “Hardwired…To Self-Destruct”
CD 1
1. Hardwired
2. Atlas, Rise!
3. Now That We’re Dead
4. Moth Into Flame
5. Dream No More
6. Halo On Fire

CD 2
1. Confusion
2. ManUNkind
3. Here Comes Revenge
4. Am I Savage?
5. Murder One
6. Spit Out The Bone

CONDIVIDI
Nasce a Roma nel 1989 pochi mesi prima che cada il muro di Berlino. Studente di Storia, non religioso, beatlesiano convinto. Fino al 2015 ha gestito la webzine Robadarocker.com. Poeta a tempo indeterminato, rockettaro nel cuore, ama scrivere di musica.