La verità negata. E il self control della giustizia

La storia del processo intentato da un negazionista a una storica

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La verità negata
di Mick Jackson
con Rachel Weisz, Tom Wilkinson, Timothy Spall
Voto 7/8

Questa è la storia di un un famoso processo tenutosi nel 1996, quando la dottoressa Deborah Lipstad, americana (Weisz), venne chiamata a difendersi, su suolo inglese, dall’accusa di aver rovinato la carriera dello storico revisionista David Irving, inglese (Spall), per averlo definito “negazionista”: Irving negava l’Olocausto e sosteneva che ad Auschwitz erano stati gasati solo i pidocchi. Sembra il mondo alla rovescia.  Lo sembra anche alla Lipstad che deve imparare (e noi con lei: questo è appassionante) le regole processuali inglesi. Per lo spettatore abituato ai film sui processi americani è una doccia fredda. Niente giuria da influenzare, niente testimoni per evitare complicazioni emotive, un giudice da convincere con la fredda logica delle argomentazioni dando per scontato che in questa sede l’offeso è chi difende l’operato delle SS e colui che l’ha offeso è chi si indigna. È una battaglia tra l’evidenza, le emozioni e il calcolo. Una battaglia che porta anche a uno scontro interno tra la Lipstad esasperata e l’avvocato (Wilkinson) che la difende, in apparenza indifferente alla sua sensibilità religiosa. Parteciparvi necessita nervi saldi e sangue freddo. Attenti allo sceneggiatore: è Sir (per meriti artistici) David Hare, già sceneggiatore di Plenty, Il danno, The Hours.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori