“Apriti Cielo” è la miglior canzone scritta da Alessandro Mannarino

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi Illustrazioni e graphic design di Nazario Graziano

Alessandro Mannarino è tornato e ha scritto il pezzo migliore della sua carriera. Apriti cielo, singolo che anticipa l’omonimo lavoro in uscita a gennaio, è una poesia musicata. Ha uno di quei testi che tra qualche anno potrebbe tranquillamente finire nei libri di italiano. Il tema, nemmeno troppo nascosto, è quello dell’immigrazione. Apriti cielo vuole aprire le menti di chi è rinchiuso nei propri confini. Di chi non vuole camminare oltre le bandiere e le frontiere (C’è un cartello appeso in mezzo al cielo, se vuoi vivere alla grande devi stare nell’impero). Apriti cielo è una canzone d’amore per persone sole, senza preghiere e senza futuro che si affacciano in un mondo oscuro. Sono figli del mare (Apriti mare e lasciali passare, che non hanno fatto niente di male).

La tematica era spigolosa e scivolare era davvero semplicissimo, ma Mannarino ha raggiunto gli ultimi della classe senza cadere nel pietismo.  Gli ha teso una mano e ha creato un ponte ideologico tra il mare e la terra chiamato poesia. O amore.

Ecco il testo:
Apriti cielo
E manda un po’ di sole
A tutte le persone che vivono da sole
Apriti cielo
Fa luce per davvero
Su quando sono stato
Quello che non ero

Trovammo questa vita fra le stelle
Poi lasciammo le caverne
Arrivammo alle transenne
Lasciateme passà che non ho tempo
Ho già dormito tanto
Adesso ho un grande appuntamento
Il vento che passa
Il cielo che vola
È una vita sola

RIT.

Apriti cielo
Sulla frontiera
Sulla rotta nera
Una vita intera
Apriti cielo
Per chi non ha bandiera
Per chi non ha preghiera
Per chi cammina dondolando nella sera

Apriti mare
E lasciali passare
Non hanno fatto niente
Niente di male
C’è un cartello appeso in mezzo al cielo
Se vuoi vivere alla grande devi stare con l’impero
Ma una ragazza un giorno mi ha spiegato
Che il mare ha tante onde e non finisce all’orizzonte
E allora andiamo
Signore hanno scoperto con la lente che dietro al cielo non c’è niente
Ci sta solo un telo nero, se lo scoprirà la gente

RIT.

Vento di guerra
È un uragano
Amore mio, non ho la forza: camminiamo
Non aver paura
E dammè la mano
La notte è scura, ma io e te ci ripariamo

Apriti cielo e manda un po’ di sole
Su chi non c’ha un nome
Su chi non ha regione
Apriti cielo e manda un po’ di sole
Su chi cammina solo tra milioni di persone

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Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.