Col nuovo album i Rolling Stones tornano ad essere brutti, sporchi e cattivi (anteprima)

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Rollin Stones
Blue & lonesome
dei Rolling Stones
(voto 7 e mezzo)

Era da un sacco di tempo che i Rolling Stones non erano così brutti, sporchi e cattivi. Bisogna tornare indietro ai primi sfavillanti anni della loro carriera per ritrovare lo spirito che hanno messo nell’incidere Blue & lonesome, album che pubblicheranno il prossimo 2 dicembre e che abbiamo ascoltato in anteprima per voi. Come ormai tutti sanno, è un tributo al blues delle origini, a quello dei pionieri che tanto li hanno influenzati. A partire dal nome: Rolling’ stone è il titolo di un classico di Muddy Waters. Nei primissimi tempi, quando ancora si facevano chiamare The Little Blue Boy and the Blue Boys, suonavano soltanto pezzi di Chuck Berry. E anche i loro primi album erano infarciti di classici del blues.

Un amore che parte da molto lontano, dunque, e che hanno sempre manifestato apertamente. Oggi che sono ricchi e famosi e possono permettersi di fare quello che gli pare, hanno voluto pagare un tributo agli eroi della loro gioventù, chiudendosi in uno studio londinese e registrando le 12 canzoni di Blue & lonesome. Persino la scelta dello studio è un omaggio alle loro origini: i British Grove Studios infatti si trovano a West London, a un tiro di schioppo da Richmond e Eel Pie Island, dove ancora ragazzi e per poche sterline a sera si esibivano nei pub e nei club.

Essendo stato registrato in soli tre giorni, senza sovraincisioni, il disco ha un sound sporco e viscerale. Ascoltandolo attentamente si nota qualche minima imperfezione, ma è giusto che ci siano: se le avessero eliminate avrebbero inferto un duro colpo alla sua purezza. Dice Don Was, che lo ha coprodotto: «Questo disco è un testamento manifesto della purezza del loro amore verso il fare musica, e il blues è, per gli Stones, la sorgente di tutto quello che fanno».

Sono tutti brani originariamente scritti e incisi tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta. I quattro Stones e gli amici che li hanno accompagnati sicuramente in quei tre giorni si sono divertiti come matti, e dall’ascolto lo si percepisce perfettamente. La voce di Mick è più graffiata e graffiante che mai, le chitarre di Keith e Ronnie sono compatte e viscerali come quelle dei loro miti, il drumming di Charlie è convincente e coinvolgente come sempre.

In sala hanno avuto il supporto del bassista Darryl Jones e dei tastieristi Chuck Leavell e Matt Clifford. In un brano, Hoo doo blues, si è unito a loro il percussionista Jim Keltner, e in altri due un vecchio amico, uno che lo spirito blues lo ha assimilato alla grande da sempre, Eric Clapton, che trae note di puro godimento dalla sua inconfondibile chitarra in Everybody knows about my good thing e I can’t quit you baby.

Che altro dire? È un disco da ascoltare con un bicchiere di birra in mano, magari mentre si mangiano alette di pollo fritto, così come è successo durante il preascolto. Non perché non meriti rispetto, anzi! Ma perché la sua bellezza consiste proprio in questo: il non essere per niente artificiale, ma un disco di “musica vera”, per di più suonata alla grande, che ti avvolge e ti coinvolge integralmente.

Ecco la tracklist completa:

1) Just your fool (scritta e incisa nel 1960 da Little Walter)
2) Commit a crime (scritta e registrata nel 1966 di Howlin’ Wolf & Chester Burnett)
3) Blue and lonesome (scritta e registrata nel 1959 da Little Walter)
4) All of your love (scritta e registrata nel 1967 da Magic Sam & Samuel Malghett)
5) I gotta go (scritta e registrata nel 1955 da Little Water)
6) Everybody knows about my good thing (scritta da Miles Grayson & Lermon Horton e registrata nel 1971 da Little John Taylor)
7) Ride ‘em on down (scritta e registrata nel 1955 da Eddie Taylor)
8) Hate to see you go (scritta e registrata nel 1955 da Little Walter)
9) Hoo doo blues (scritta da Otis Hicks & Jerry West e registrata nel 1958 da Lightin’ Slim)
10) Little rain (scritta da Ewart G. Abner Jr. & Jimmy Reed e registrata nel 1957 da Jimmy Reed)
11) Just like I trea you (scritta da Willie Dixon e registrata nel 1961 da Howlin’ Wolf)
12) I can’t quit you baby (scritta da Willie Dixon e registrata nel 1956 da Otis Rush) rolling-stones-box

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.

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