Provocazione a Marco Mengoni dopo il suo concerto di Torino

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© Foto: Riccardo Medana

Il fenomeno Marco Mengoni è un fenomeno alquanto strano e atipico. Perché? Perché nell’era della tecnologia solitamente è più facile fare bella figura in studio che non su un palco. Marco Mengoni è eccezione pura in questo discorso e ha la straordinaria capacità di impressionare più dal vivo che in studio. Al sottoscritto i dischi del cantautore di Viterbo non piacciono più di tanto. Se la play-list in divenire formulata da Mengoni in questi anni ha trovato parecchi pezzi “già sentiti” come se fossero riprodotti su se stessi (Ti ho voluto bene veramente-Guerriero pare una coppia nata da un parto gemellare), sul palco Mengoni esplode un estro, una verve e una voce (e che voce, ragazzi) che i 13.000 del Pala Alpitour non possono fare altro che spellarsi le mani dagli applausi; e far ricredere anche gli scettici come me.

Mengoni canta in mezzo a due schermi che si aprono e si schiudono come se fossero uova, canta appeso ad una corda, canta in mezzo al pubblico e canta pure su un divanetto sospeso in aria. Mengoni è sospeso in aria e lo confessa anche dicendo di “essere tra le nuvole perché è un mestiere talmente frenetico che godersi i successi non è mai facile”. Il vincitore di X-Factor, non a caso l’unico ad essersi costruito una carriera tra i vincitori del talent, è estasiato da tanta bellezza e riempie i vuoti dei concerti con i dialoghi sinceri di un uomo che ancora non ha capito come ha fatto ad ospitare fiumi di persone ogni giorno venute lì solo per lui. Trasuda umiltà e non si può non gradire.

Ma la magia che permette a Mengoni di rendere più dal vivo che nei dischi c’entra poco con la magnifica scenografia costruita attorno a lui. La magia sta in quello strumento chiamato voce che Mengoni suona come nessuno. La magia sta in acuti prolungati che tu ti chiedi come sia scientificamente possibile permettere alla voce di salire fino alle alpi di Torino e scendere con così tanta forza.

E se nei dischi di Mengoni molte canzoni sembrano equivalersi, dal vivo lui è talmente bravo a rimetterci del suo (il mash-up con la base di Michael Jackson è da antologia) che ogni sua canzone riprende vita e vibra in modo diverso.

Ora due postille e una provocazione.

Postilla numero uno – L’interpretazione di Esseri umani è una delle vette del concerto. Sospeso in aria su un divanetto, Mengoni canta uno dei suoi testi migliori dopo un breve video sulla libertà (ripresa nella cover di Freedom) da pelle d’oca. Spicca anche la vecchia In un giorno qualunque e la mastodontica Valle dei re. L’ultima l’ha scritta Cesare Cremonini e Mengoni la balla proprio come la ballerebbe il bolognese se ci fosse lui sul palco. Bene anche gli inediti in uscita domani, Se imparassimo in particolare.

Postilla numero due e conseguente provocazione – Mengoni si è dilettato parecchio con l’inglese e con le cover. Ha spruzzato Jackson su una sua canzone, ha ripreso Pharrell Williams, ha modificato Tonight come se fosse in un film di Tarantino e ha chiuso la festa con Stevie Wonder e Bob Marley.
Ora la provocazione: Mengoni ha una voce talmente splendida da poterci fare qualsiasi cosa. Ha un talento spropositato e se ci hanno creduto Mina e Lucio Dalla qualcosa vorrà dire. Dopo un concerto così bello la paura che ci viene è che Mengoni si accontenti di ripetere sempre la stessa solfa. Oggi è un porto sicuro, domani potrebbe essere controproducente. La strada per il successo l’ha trovata, ma dal vivo ha dimostrato un lato di sé a noi oscuro: un’anima soul potentissima. Perché non dare una sterzata alla carriera e tuffarsi in un mondo sì rischioso, ma pronto a spegnere ogni scetticismo sul suo conto?

SETLIST
Ti ho voluto bene veramente
Non me ne accorgo
Parole In Circolo
Esseri Umani
Ricorderai l’Amore
Intro One Dance / Onde
Pronto A Correre
Ad Occhi Chiusi/Light in you
In Un Giorno Qualunque
Sai Che
Tonight
I Got The Fear
Freedom
Se Imparassimo (new song)
Non Passerai
Solo Due Satelliti
L’Essenziale
La Valle Dei Re
Una parola
End Of Time
Io Ti Aspetto

BIS
Guerriero
Master Blaster (Stevie Wonder)
Could You Be Loved (Bob Marley)

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Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell’anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.

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