Rolling Stones: ritorno al diavolo, con simpatia

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Rolling Stones 2014. Foto di Giò Alajmo

Mi diceva anni fa Alexis Korner, padre del blues inglese, che “il blues è quella musica a cui tutti tornano quando non sanno che altro suonare”, una specie di rifugio nell’attesa di una nuova ispirazione o di una nuova moda. Per i Rolling Stones, che alla corte di Alexis si forgiarono e formarono tanto da ispirarsi per il nome a un brano di Muddy Waters, fare un album di puro blues è come tornare a casa, fissare il momento dopo mesi e mesi di tour in giro per il mondo, con gioie e drammi, litigi e amicizie. Che i quattro (più gli amici) si divertano, a settant’anni suonati da un bel po’, è palese e se il palcoscenico è un lavoro duro e la voglia di creare cose nuove insieme manca da anni perché da anni manca l’alchimia e la necessità oltre che il tempo vissuto insieme, è quasi naturale che Keith e Mick si siano detti: proviamo a mettere le sedie in cerchio in una stanza, togliamo di mezzo effetti speciali e cotillons, e facciamoci tre giorni di vacanza nella musica come ci è sempre piaciuta.

Ecco allora chitarre acustiche, armonica, slide, qualche elettrica, le accordature aperte e i 12-bars blues con cui iniziarono ad amare la musica da ragazzini, senza smettere mai.

unspecifiedL’album “Blue & Lonesome”, uscito il 2 dicembre, è stato infatti registrato così, in tre giorni, dal vivo, alla vecchia maniera. E’ un lavoro giunto inaspettato, e che non riserva sorprese, ma che è importante oggi, perché restituisce una finestra su un mondo musicale che sembra lontano anni luce da tutto ciò che si ascolta oggi e che pure ne è il fondamento. I nonni rock dicono ai giovani di oggi: “Guardate, questo è suonare, suonare insieme. Questa è la Musica”. Senza effetti, senza click,  sovraincisioni, loop, autotuner, computer, fronzoli vari. E vede un Mick Jagger in forma straordinaria, trainante e graffiante nella voce, abile all’armonica, rivisitare con rispetto e determinazione i brani che sono entrati da subito nel suo Dna e in quello di Keith e degli altri compagni di vita musicale. Per chi ama il blues, “Blue & Lonesome” è un album affascinante e entusiasmante, suonato come si deve e realizzato con rispetto e devozione per una musica che ci riporta alle radici con lo spirito dei tempi moderni.

I rapporti fra i Rolling Stones e il blues sono stretti. La Gran Bretagna fu rifugio di un gran numero di artisti neri che trovavano nel vecchio continente il consenso e l’apertura culturale che nell’America ottusa e segregazionista degli anni Cinquanta erano loro negati. Il successo dei bianchi nel rock’n’roll, come Jerry Lee Lewis, Elvis Presley, Bill Haley legittimò i neri, come Little Richard, Chuck Berry, ma il blues che era alla radice del rock’n’roll rimase un’espressione dei ghetti neri americani finchè i britannici non se ne appropriarono grazie soprattutto ad Alexis Korner e John Mayall. Alla loro scuola, nei locali che gestivano, nelle loro band si creò l’intera generazione rock britannica, dai Rolling Stones, ai Cream, ai Colosseum, ai Led Zeppelin. Mick Jagger, Brian Jones, Robert Plant, Dick Heckstall-Smith, Eric Clapton, Peter Green, i Fleetwood Mac e centinaia di altri si avvicinarono alla musica grazie al blues di Korner e poi di Mayall modificando anche il gusto dei giovani del tempo.

dscf3252E fecero una cosa clamorosa: riesportarono il blues in America. Quando i Rolling Stones sbarcarono in Usa nel 1964, alla loro prima conferenza stampa un giornalista chiese: “Cosa pensate di fare adesso che siete qui”. Alla risposta: “Prima di tutto ci piacerebbe vedere Muddy Waters”, i giornalisti americani si guardarono fra loro esterrefatti: “E dove si trova questo posto?”. Jagger Richards e Brian Jones sgranarono gli occhi: ”Volete dire che voi americani non conoscete uno dei vostri musicisti più importanti?”

L’anno dopo, a Newport, Bob Dylan si presentò in scena con la blues band di Paul Butterfield, un misto di musicisti bianchi e neri, con Mike Bloomfield alla chitarra. E reinventò il rock.

B. B. King. Foto di Giò Alajmo 2004
B. B. King. Foto di Giò Alajmo 2004

Ma fu grazie a un manipolo di scapestrati capelloni inglesi se i giovani bianchi americani scoprirono i blues e se qualche mese dopo al Fillmore West di San Francisco il giovane chitarrista nero B.B.King, arrivando con la sua band in pullman davanti all’ingresso fece fare al mezzo tutto il giro dell’isolato fino a una porta secondaria dicendo: “Abbiamo sbagliato posto, non può essere per noi tutta quella folla di ragazzi bianchi in attesa”.

“Blue & Lonesome” (triste e solo, un po’ come il “Black & Blue” di un loro famoso album live) è un album di blues ortodosso. Dodici i brani, come le dodici misure del blues, tutti tratti dal repertorio di autori quali Jimmy Reed, Willie Dixon, Eddie Taylor, Little Walter e Howlin’ Wolf, spaziando dal Chicago Blues allo Swamp della Louisiana, e recuperando quei brani che in un modo o nell’altro Jagger e Richards avevano sempre suonato con altri o per se stessi. E’ musica che hanno masticato per sessant’anni, imparando dai migliori o suonando con gli interpreti originali nei loro tanti giri per il mondo.

Il ritorno alle origini in tarda età somiglia molto a quello del loro coetaneo americano Bob Dylan, a cui gli Stones sono molto legati, e che da tempo ha iniziato a percorrere la via della rilettura della tradizione folk americana.

Rolling Stones 2014. Foto di Giò Alajmo
Rolling Stones 2014. Foto di Giò Alajmo

La tracklist si apre con “Just Your Fool” di Little Walter (1960) uno shuffle del maestro di armonica blues a cui Jagger si è sempre ispirato. Siamo in pieno Chicago Blues, al tempo della famosa Chess Records.

Poi “Commit a Crime” di Howlin’ Wolf (1966) che già Jagger cantò con Jeff Beck e che Stevie Ray Vaughn aveva in repertorio. Hubert Sumlin suonava la chitarra nel brano originale indicando la via ai chitarristi dopo di lui, come Clapton che compare come ospite in due brani di questo album.

“Blue and Lonesome” (1959) che dà titolo all’album, è sempre di Little Walter. Un lento blues struggente, di quelli che devono avere anima per comunicare.

“All of Your Love” di Magic Sam (Samuel Maghett) è del 1967. E’ un buon esempio dello stile del chitarrista cantante del Mississippi che fu tra gli esponenti elettrici del Chicago Blues e morì di infarto a soli 32 anni nel 1969.

“I Gotta Go” è ancora dal repertorio di Little Walter (1955) ed è un capolavoro di virtuosismo per armonica e voce che la band deve inseguire correndo come un treno.

“Everybody Knows About My Good Thing” composta da Miles Grayson e Lermon Horton fu registrata nel 1971 da Little Johnny Taylor ed è il brano più “giovane” del disco. Eric Clapton, che su questo stile di blues ballad lenta ha costruito la sua fortuna, si unisce qui alla band. (“Era nello studio accanto ed è capitato qui, come ai vecchi tempi di Richmond”, ha commentato Keith Richards). E la sua chitarra “gently weeps” come se avesse sempre suonato con gli Stones.

“Ride ‘Em On Down” di Eddie Taylor (1955) , 12-bars blues filante e ritmato, recupera le atmosfere blues del Mississippi del chitarrista che fu maestro di Jimmy Reed e che influenzarono John Lee Hooker e fecero da ponte con il rock’n’roll.

“Hate To See You Go” ancora di Little Walter (1955) è uno standard, classico blues dell’abbandono, con l’armonica che piange nelle pause della voce. Il brano è costruito su un riff iterato all’infinito su cui ognuno può svolgere liberamente il proprio assolo.

“Hoo Doo Blues” di Lightnin’ Slim (Otis Hicks), composta con Jerry West (1958) e tratta dal repertorio di uno dei giganti del blues anni ’50 scomparso nel 1974. E’ un classico “swamp blues” genere che l’etichetta Excello di Lightnin’ Slim promosse in Louisiana e vede qui alla batteria Jim Keltner già collaboratore di John Lennon (“Imagine”) e dello scomparso Leon Russell fra i tanti.

“Little Rain” di Jimmy Reed (1957) scritta con Ewart.G.Abner Jr. riporta alla luce un brano del bluesman elettrico di Oakland famoso per il suo stile lento e ipnotico. Qui Mick e Keith dominano in uno dei brani più semplici ed espressivi del disco.

Chiudono l’album due brani di Willie Dixon: “Just Like I Treat You” incisa nel 1961 da Howlin’ Wolf, ritmata e corale, e “I Can’t Quit You Baby” che Otis Rush incise nel 1956 e i Led Zeppelin fecero propria nel 1969. La presenza in questo brano di Eric Clapton consente di chiudere il cerchio rock blues britannico che parte dagli Stones, attraversa gli Yardbirds e finisce con i Led Zeppelin di Robert Plant, una delle ultime possenti voci  dei Blues Incorporated di Korner, con cui Jagger cerca di rivaleggiare se non per potenza, sicuramente per capacità espressiva.

Insomma, un bel ritorno alle radici, ruvido e graffiante come ai bei tempi, a rendere omaggio alla memoria della musica che ha forse più caratterizzato il ‘900 e che è scuola imprescindibile per chiunque aspiri a fare del rock, del rock’n’roll, del jazz, o suonare in compagnia. Il blues, la “musica del diavolo”, con simpatia.

Rolling Stones 2014. Foto di Giò Alajmo
Rolling Stones 2014. Foto di Giò Alajmo

Con Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ron Wood suonano nell’album i tastieristi Chuck Leavell e Matt Clifford, e il bassista Darryl Jones, oltre ai citati ospiti Clapton e Keltner. Nei giorni scorsi Darryl, entrato nella band dopo l’uscita di Bill Wyman (proveniva dal jazz con Miles Davis e collaborava da tempo con Mick Jagger) ha detto che gli piacerebbe dopo tanto tempo essere considerato “uno degli Stones” a tutti gli effetti. Ma difficile che la cosa sia formalizzata nonostante tutti gli attestati di stima dei compagni. Il nucleo che ha fatto la storia, giocoforza, è un altro.

Ron Wood ha spiegato che l’idea del disco è venuta mentre erano in studio a registrare nuove canzoni per un nuovo album e si sono sentiti tutti prendere da una gran voglia di blues. In due giorni avevano già registrato undici dei dodici brani. Ciò significa anche che presto dovrebbe esserci un album di inediti in arrivo.

Giò Alajmo
(c) 2 dicembre 2016

Una bella playlist dei brani originali da cui gli Stones hanno tratto il loro album è a questo indirizzo:

Video dei brani di Blue & Lonesome:
Rolling Stones in studio: https://youtu.be/b_ggHXOhU4s
Keith Richards su Blue and Lonesome https://youtu.be/yAUVzub6Mng
Jagger e Beck in Commit a Crime https://youtu.be/PE-P15qCIqQ
Rolling Stones: Just your Fool https://youtu.be/PacX2YgdLOo
Rolling Stones: Just Your Fool live a Coachella 2016 https://youtu.be/U0WhDACKlGk
Rolling Stones: Hate to see You Go https://youtu.be/WXR_SFxMUss (estratto)

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.