Il cittadino illustre. L’ignobile Nobel

Lo scrittore da Nobel torna a casa. Dove lo aspettano per fargli la festa...

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Il cittadino illustre
 di Mariano Cohn e Gaston Duprat
con Oscar Martínez, Dady Brieva, Andrea Frigerio
Voto 8

Qui si racconta di Daniel Mantovani,  argentino di Salas, scazzato premio Nobel per la Letteratura che vive in Europa, avvelenato dagli anni (da molti non scrive più e il suo discorso di accettazione del premio a Stoccolma è un piccolo capolavoro di ambiguità sulla consacrazione come morte), che snobba annoiato i potenti della Terra ma per un’interna e inspiegata nostalgia accetta di tornare al paesello natìo chiamato dall’amministrazione locale per la medaglietta di Cittadino Illustre. Un ritorno alle consolanti piccole cose di pessimo gusto della gioventù? No. Il duo di registi/autori Cohn/Duprat è raffinato: messinscena quasi nuda, tanta intelligenza e per ogni sospetto di retorica che potremo avere sul nostro antipatico scrittore, in cambio un rovesciamento di fine ironia. Il paesello è mediocre e sgradevole nella sua bruttezza, e aldilà della nebbia della nostalgia si rivela un notevole nido di vipere che incarnano tutte le sfaccettature della malevolenza, dell’invidia, del ricatto, del disamore, del fascismo mentale e del rancore. Insomma, l’Umanità (se non peggio). Quindi fa ridere. Molto. Ogni sua manifestazione ha una doppia faccia: una squallida ed esilarante, l’altra tragica fino al rischio. Diciamocelo: il luogo ideale per la Grande Letteratura, se ne esci vivo. Solo che la situazione è disperata ma non seria… Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Oscar Martínez a Venezia 2016

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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