I Pooh sono il gruppo del mese di dicembre su Spettakolo

483
0
Credit: Luisa Carcavale

Cinquanta lunghi anni su e giù da un palco “sempre al massimo”, come diceva la canzone, o quasi. Dagli inizi nei club bolognesi, tra cambiali e letti condivisi, al primo contratto con la Vedette di Armando Sciascia, un sogno che inizia a concretizzarsi, partendo innanzitutto dal quel, fortunato, cambio di nome, suggerito proprio dalla segretaria della casa discografica. Da Jaguars a Pooh. Nel 1970 l’incontro con l’inesperto ma visionario Giancarlo Lucariello, li porta a consolidare il loro crescente successo grazie a singoli come Pensiero o Tanta voglia di lei. Sotto la sua guida producono tre album che segnano uno dei picchi più alti di creatività della band, lasciando un segno nella storia della musica italiana. Dal 1971 al 1973 escono Opera Prima, Alessandra e Parsifal. Sono gli anni dei capelli lunghi, dei mantelli, delle maglie in ferro, del prog, delle fiamme, delle pellicce lunghe fino alle caviglie, che precedono l’impegno sociale e il periodo degli album nati oltreoceano, in viaggi da Oriente a Occidente.
Non mancano onorificenze e premi, vengono insigniti del titolo di Cavalieri della repubblica, si aggiudicano infiniti telegatti e anche “qualche pesce rosso”, come dice spesso chi ha suonato il tamburo per quasi tutta la loro storia. Vivono addii rumorosi e grandi ritorni, tra salite vertiginose e brusche discese.
I Pooh compiono 50 anni di carriera e pongono il sigillo alla loro parte di storia dentro la musica italiana, e che parte. Già nel ’76 cantavano di omosessualità, abusi sessuali, detenuti e prostitute, il tutto, tra l’altro, in un singolo album dal peso specifico notevole. È infatti Poohlover a segnare il cambiamento all’interno della band dopo l’addio a Lucariello, dando inizio alla loro autoproduzione. Nel ’90 trionfano a Sanremo con un pezzo sulla solitudine e nel 2006 festeggiano a Prato della Valle i quarant’anni di carriera, davanti ad un pubblico di oltre 100.000 persone, con un presagio di rottura che sarebbe stato metabolizzata da lì a poco tempo.
Dopo l’addio di D’Orazio si reinventano senza troppo successo, riemergono dal periodo in sordina rinascendo e andando alla conquista 
SanSiro e lo stadio Olimpico, tornando così sulla cresta dell’onda. Dopo cinquant’anni decidono che è ora di fermarsi perché forse può bastare, e perché «avere il coraggio di farlo, è una forma di dignità», ammette Red Canzian salutando i giornalisti (qui il racconto).
Così noi di Spettakolo.it non potevamo non unirci al coro dei saluti, ripercorrendo per 31 giorni i loro Anni Senza Fiato.

Sorprese e racconti non mancheranno da qui al 31 dicembre.

CONDIVIDI
Spettakolo! nasce nel 2015 e si occupa di cinema, musica, travel, hi-tech. Alla Redazione di Spettakolo! collaborano varie figure del mondo del giornalismo (e non) desiderose di raccontare tutto ciò che per loro è "spettacolo" (appunto).