Intervista a Valerio Liboni: 50 anni di musica, un futuro da scrittore e il sogno cubano

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Valerio Liboni ha attraversato gli ultimi 50 anni di musica italiana, iniziando coi Ragazzi del Sole, passando per La strana società, con cui pubblica la celeberrima Pop corn e arrivando ne i Nuovi Angeli, di cui proprio quest’anno ricorrono i 50 anni di carriera.
Ma oltre alla carriera da musicista ci sono decine di dischi prodotti e tantissimi brani scritti per altri: un paio di esempi sono Che fico per Pippo Franco ed E muoviti un po’ per Fiorella Mannoia, più tantissime altre.
Negli ultimi anni a questa attività ha affiancato quella di scrittore, prima con un libro dal titolo Crash! Storie e curiosità dell’Italia della canzone a ritmo di musica, viaggi e amore, scritto in collaborazione con Maurizio Scandurra, in cui racconta i suoi 40 anni nel mondo della musica leggera italiana, mentre ora è uscito un cofanetto dal titolo Ancora Toro, in cui riesce a mettere insieme tutte le passioni della sua vita: la scrittura, la musica, il Torino.
Di questo ed altro abbiamo parlato con lui in una lunga intervista.
Buona lettura!

Da poco è uscito il tuo ultimo lavoro, che unisce le tue grandi passioni, ovvero la musica e il Torino calcio, e contiene un libro, un cd e un dvd. Di cosa si tratta?
Ricapitolando quella che è stata tutta la mia produzione di questi ultimi mesi sono uscite tre cose: il mio album da solista per Radio Birikina che si intitola Faccio un salto all’Habana, che è una raccolta di tutte le canzoni più importanti della mia carriera da solista e raccoglie non solo quelle che ho scritto per me, ma anche quelle che ho scritto per altri, come ad esempio Fiorella Mannoia.
Poi è uscito, sempre prodotto da me per l’Egea music, l’album Tete à tete con i Nuovi Angeli, per festeggiare il cinquantennale del gruppo: dopo alcuni cambi di formazione e purtroppo anche dei lutti, negli ultimi tempi ci siamo riuniti, soprattutto io e Paki Canzi, ed abbiamo fatto questo album che contiene un inedito oltre ai remake di tutti i vecchi successi del gruppo. Vuole anche essere un omaggio a Gianmaria Testa, cantautore cuneese che ha scritto insieme a me e a Guido Guglielminetti, storico produttore di De Gregori, Se questo non è amore, brano dedicato a Mia Martini.
Infine l’ultima cosa pubblicata in ordine di tempo è il cofanetto Ancora Toro, che comprende un libro che si intitola Io questa maglia sognavo da bambino, ed è una specie di favola in cui io mi immagino angioletto in Paradiso che incontro la squadra del Grande Torino caduta a Superga e, incontrandoli sulle nuvole, decido di scendere sulla terra e di diventare portiere del Torino. Non ci riuscirò, e poi la storia si dipana tra aneddoti e racconti anche inediti sulla tragedia di Superga, insieme ad uno spaccato di quella che era la Torino degli anni ’50 di quando sono nato, visto che ho 66 anni.
Il libro ha un’ottantina di pagine, è stato scritto in collaborazione con Michele Scandurra, ed è arricchito da fotografie del Torino di Superga, quello dello scudetto, oltre ad alcune mie personali, perchè la mia storia si intreccia a quella della squadra di cui io sono tifoso.
Nel cofanetto c’è anche un dvd che comprende delle immagini che raccontano la storia della squadra granata attraverso le sue canzoni e i suoi inni: io di inni ufficiali per il Toro ne ho scritti quattro, e l’ultimo, che si intitola Ancora Toro, ha oltre 1.300.000 visualizzazioni su YouTube, ed ha una storia particolare: la canzone, infatti, è nata nel 1989 e nella prima versione era cantata da alcuni giocatori dell’epoca: Cravero, Bianchi, Policano e Rossi. Era un semplice 45 giri che avevo pubblicato per l’Unione Genitori Italiani ed il cui ricavato andava in beneficenza, come tutte le cose che ho fatto per il Torino, che non sono state mai a scopo di lucro ma sempre con un fine sociale, poi successivamente è stato decretato dai tifosi come inno ufficiale della squadra, e quindi viene trasmesso anche allo stadio prima delle partite.
Ci sono molte collaborazioni all’interno sia per quanto riguarda il dvd che per quanto riguarda il cd, come una nuova versione di Ancora Toro cantata da me ed un video inedito con alcuni giocatori del Torino che giocano a calcio con i Nuovi Angeli nel vecchio Stadio Filadelfia prima che venisse demolito, oltre a varie curiosità che possono interessare sia il tifoso granata che il semplice appassionato di calcio.
Questo cofanetto è una strenna natalizia ma è anche un ricordo che i tifosi del Toro dovrebbero avere nella loro bacheca perchè ripercorre la storia musicale della società granata attraverso le sue canzoni.

Una cosa molto particolare ed interessante che si trova in questo libro sono alcune rivelazioni inedite riguardanti la tragedia di Superga del 4 maggio 1949 in cui morì il Grande Torino.
io-questa-maglia-sognavo-da-bambinoDurante una serata negli anni ’80 ho conosciuto il padre di un’amica dei Nuovi Angeli: questo signore era il Maresciallo Torchio ed era colui che aveva sotto controllo tramite alfabeto Morse l’aereo su cui volava il Torino la notte di Superga.
La precisa dinamica della tragedia non è ancora conosciuta a tutti, quindi i lettori del libro scopriranno anche tecnicamente come sono andate le cose in quell’occasione: la causa principale della sciagura è stata il maltempo, ma probabilmente anche il mancato funzionamento dell’altimetro, perchè l’aereo non si è schiantato contro la Basilica, ma si è avvitato verso di essa.
In tutto questo il Maresciallo Torchio seguiva sul Morse quello che stava capitando, e voleva far atterrare l’aereo a Milano a causa del cattivo tempo su Torino, ma siccome la squadra voleva tornare a casa, decisero di continuare per il capoluogo piemontese, finendo appunto vittime del maltempo sulla collina di Superga.
Tra l’altro nel libro c’è un piccolo refuso, perchè ho scritto che la partita col Benfica da cui stavano tornando finì 3-3, invece vinse il Benfica 4-3, e si trattava di un’amichevole.

Come accennavamo prima, questo non è il tuo primo libro, e questa carriera da scrittore è arrivata dopo decenni di carriera musicale. C’è qualcosa che accomuna questi due mondi?
Nel mio caso penso sia la fantasia e il continuo desiderio che ho di creare, di scrivere.
Durante la mia carriera ho scritto quasi sempre solo i testi delle canzoni, raramente ho scritto musiche, anche perchè il mio strumento è la batteria e ho sempre privilegiato quello. Suono un po’ la chitarra, ma da quando mi sono rotto un dito durante una partita della Nazionale Italiana dello Spettacolo in cui giocavo in porta mi risulta difficile suonare anche quella, quindi mi sono dedicato moltissimo alla scrittura.
Poi c’è stato l’incontro con Michele Scandurra e con Aerostella, la casa editrice di Franz di Cioccio, che ha generato Crash, il mio precedente libro, che è un ritratto della musica leggera italiana vista da dentro, e parte dal 1968, da quando nasce la mia carriera come batterista dei Ragazzi del sole fino al 2009.

Come dicevamo, hai scritto decine di canzoni per tantissimi artisti. C’è qualche brano a cui sei più legato o che ti ha regalato delle soddisfazioni speciali?
Il primo in assoluto, anche se non l’ho potuto firmare perchè allora non sapevo neanche cosa fosse la Siae. A quei tempi chiedevo solo di suonare e viaggiare, più un’altra cosa che puoi immaginare (ride, ndr), ma che non era la droga: non ho mai avuto problemi di droga in vita mia e neanche li vorrò mai avere, io sono contro l’uso di stupefacenti.
Pop corn è stata la canzone che mi ha dato più successo, visto che ha venduto 12 milioni di 45 giri ed è una delle più copiate al mondo: la canzone non era mia, ma la mia versione fatta non con un tempo “dritto”, ma per usare un termine non tecnico “sambato”, è stato un successo clamoroso che ha cambiato la mia vita.
Poi c’è un altro pezzo a cui sono molto affezionato che si intitola Se viene un angelo, ed è una storia di malattia, di un problema fisico che ho avuto qualche tempo fa e da cui sono stato miracolosamente salvato da un’equipe di medici. Questa canzone, nata in questo contesto, mi rende particolarmente felice quando la faccio dal vivo e vedo che commuove le persone anche se molte volte non spiego neanche com’è nata.

Oltre all’attività di autore hai lavorato molto anche come produttore. C’è qualche artista di cui conservi un ricordo particolare?
Del periodo degli anni ’60 ci sono due artisti a me molto cari e sono Mal, con cui ho fatto 7 album, e Wilma Goich, con cui ne ho fatti altrettanti, che sono due miei cari amici anche nella vita, con cui ci si frequenta e ci si vede, e sono loro quelli che mi hanno dato più soddisfazioni.
Adesso sto producendo i redivivi Rokes, senza Shel Shapiro, più un paio di giovani che mi piacciono molto: una è Jessica Casula con un brano che ho scritto io e che si intitola Sono libera. Lei è molto brava, suona anche la chitarra, e questo brano la identifica pienamente. L’altro è un ragazzo italiano che si è trasferito a Praga e che lì sta avendo molto successo, si chiama Andrea Andrei e l’album si intitola Lontano da qui.

Tu hai un rapporto molto profondo con Cuba, avendo sposato da molti anni una cubana. Come si vivono questi giorni, dopo la morte di Fidel Castro?
Ho passato molto tempo lì, dato che sono 20 anni che vado a Cuba, e ho vissuto con loro alcuni periodi importanti, come il Periodo Especial, quando non c’era neanche da mangiare, varie visite papali, ho visto Obama ed ho avuto anche la fortuna di incontrare il Líder Máximo.
Tutto questo non perchè ci andassi apposta, ma perchè capitava che fossi lì, dato che oltre ad avere lì la mia famiglia ho anche prodotto alcuni lavori musicali. Inoltre godo dell’amicizia di una mia carissima amica italiana che vive a Cuba da moltissimi anni, un’ex cantante che si chiama Lucia Altieri, che frequenta abitualmente la nomenclatura e che mi ha introdotto negli ambienti cubani, non solo in quelli politici, ma anche e soprattutto in quelli della gente. E’ ammirevole la grande festosità di questo popolo, nonostante sia stato molto difficile per loro vivere e affrontare tutte le stroncature che hanno avuto dagli altri paesi, primi fra tutti gli Stati Uniti.

Autore di canzoni e di libri, produttore, e una carriera ricca di soddisfazioni. Cosa ci possiamo ancora aspettare?
Niente, un sereno oblìo (ride, ndr).
Sono stati anni meravigliosi, bellissimi, e nel futuro penso che mi dedicherò principalmente alla scrittura, dato che mi piace molto: sto già scrivendo un terzo libro ed in più mi hanno chiesto di collaborare alla sceneggiatura di un film, quindi lascerò un po’ da parte le esibizioni, perchè voglio stare un po’ più tranquillo, dopo 50 anni “on the first plane”.
Inoltre spero sempre di potermi trasferire a L’Avana per poter vivere lì con la mia famiglia: stare in riva al mare a scrivere è la cosa più bella che esista, con gli alisei che soffiano verso di me.