John Lennon. If you want it

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New York a Dicembre è magica. La città che non dorme mai diventa ancora più viva proprio nel periodo che va dal Giorno del Ringraziamento a Natale. Times Square esplode con le sue luci meravigliose, la skyline sembra spingersi verso il cielo e Central Park ha un colore che lo fa emergere ancora di più rispetto ai palazzi che lo circondano.

L’8 Dicembre di 36 anni fa però, questi colori e queste atmosfere sparirono in un secondo. Alle 22:51 per l’esattezza. Quando davanti al Dakota Building, nell’Upper West Side, Mark Chapman esplose cinque colpi di pistola contro John Lennon, colpendolo quattro volte ed uccidendolo. Morì 15 minuti dopo mentre veniva trasportato d’urgenza in ospedale.

Descrivere la morte di Lennon è difficile, sia per la caratura dell’artista, ma soprattutto del personaggio. Di Lennon si è detto di tutto, andando a fondo, ma altrettante volte anche in maniera superficiale, definendolo semplicemente come menestrello che cantava di pace. John non è stato solo un cantante: ha dato tutto se stesso per gli ideali in cui credeva, mettendo anche a rischio la propria vita. Fu uno dei più acerrimi nemici di Nixon che, con una campagna diffamatoria, fece di tutto per revocargli il permesso di vivere negli Stati Uniti, considerandolo uno dei maggiori pericoli della sua politica.

Dotato di un fine umorismo una volta disse ad un giornalista che lo accusava di volersi fare solo pubblicità durante il bed-in del 1969 “Anziché parlare con te di pace potrei spendere questi minuti scrivendo una canzone che sarebbe immediatamente prima in classifica e mi riempirebbe di soldi”. Ma tra tutte le campagne/iniziative a cui prese parte la mia preferita avvenne nel 1971, quando, a sue spese, riempì il mondo di cartelloni con una semplice scritta “La guerra è finita (se lo vuoi). Buon Natale da John e Yoko”.

La vita di Lennon è strettamente legata a New York, forse anche più che a Liverpool, sua città Natale. New York è stata la città che lui ha scelto per vivere, la città che lo accolto come una persona normale, la città che gli ha offerto una seconda vita. Non è un caso che la sua ultima esibizione dal vivo fu proprio al Madison Square Garden. E lui ha lasciato un’immensa eredità alla città. Che splende, grazie a lui, un po’ di più.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.