Pooh vs Nomadi. Due linee parallele

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50 anni di Pooh. I Pooh artisti del mese di Spettakolo. Un 2016 condito da un tour incredibile, un continuo sold-out, sia in Italia che negli Stati Uniti, che continuerà fino al loro ultimo concerto, il 30 Dicembre all’Unipol Arena di Bologna, proprio quella Bologna che li ha visti nascere 50 anni fa.

Tutto molto bello. Ma c’è un piccolo particolare: in Italia c’è un’altra band storica, che è nata a meno di 50 km dalla Bologna che ha dato i natali ai Pooh. Una band che ha addirittura 53 anni di storia all’attivo e che ha seguito un percorso molto simile a quello della band di Roby Facchinetti: i Nomadi.

I Nomadi ed i Pooh si sono mossi su due linee parallele lunghe oltre 50 anni che raramente si sono incrociate. Per i fan dei Nomadi i Pooh sono sempre stati come dei “fratelli perfettini”, più sulla cresta dell’onda, più belli, sempre sulle copertine, più innovatori, con una band che, a parte l’uscita di Riccardo Fogli e Valerio Negrini, non ha mai avuto modiche o particolari scossoni. In parole povere, i figli perfetti. I Nomadi invece hanno cambiato, per motivi diversi, più di venti elementi, ed hanno dovuto affrontare la scomparsa del loro leader, Augusto Daolio. A differenza dei Pooh han dovuto lottare per “sopravvivere” e non essere dimenticati.

Ma se si guardano le loro storie troviamo moltissimi punti di congiunzione. Entrambi hanno scelto di sposare tematiche difficili mai toccate prima: i Pooh hanno avuto il coraggio di parlare di omosessualità già nel 1976, quando era un argomento tabù, ma anche i Nomadi nel 1967, con Francesco Guccini, hanno parlato dei morti sulla strada attraverso quel capolavoro che è Canzone per un’amica. Hanno entrambi subito la censura dell’epoca, i Pooh con Brennero ’66, la band di Beppe Carletti con Dio è morto.

Così come sono stati entrambi pionieri per quanto riguarda l’autoproduzione: tra gli anni ’70 e la fine degli anni ’80 non hanno avuto case discografiche al loro supporto che si occupassero della produzione e della diffusione dei dischi (e che potevano dir loro cosa comporre), ma hanno scelto, in anticipo sui tempi, di percorrere la strada di autoprodursi, con tutti i rischi che essa comportava.

Ma, nonostante due vite molto diverse, si sono incontrati anche sul palco: ad esempio nel 2003, quando proprio i Nomadi assegnarono ai Pooh il Tributo ad Augusto, il premio che ogni anno va agli artisti che si sono maggiormente distinti nel sociale, per le loro iniziative a favore di Rock No War.

Perciò, da parte di chi è cresciuto con questi “fratelli minori”, non resta che fare un applauso ed un ‘abbraccio’, per usare un termine a loro molto caro, intenso per i loro 50 anni di carriera.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

1 COMMENTO

  1. Che i Nomadi siano meglio dei Pooh, non c’e’ ombra di dubbio.
    Vorrei vedere nella loro carriera, anche nei primi 30 anni di quando c’era Augusto, quanti concerti facevano i Pooh e ricordo che i Pooh molti concerti da 1.000/2.000 persone…e vorrei vedere quanta gente farebbero se avessero fatto 220 date in un anno come i Nomadi nel 1991 o circa 200 come nel 90 ecc…perche’ i Nomadi di fatto sono il gruppo che ha fatto sempre maggiori di concerti di qualsiasi band o artista italiano.
    I Pooh hanno fatto il gioco che io avevo gia’ anticipato, cioe’ di far credere ai fans delle ultime date negli stadi, cosi si assicurarono di riempire, anche se in modo sagra, con sedei nel prato…allo stadio (ridicoli) pertanto la capienza non era di un vero sold out come molti artisti….ma oltretutto dichiarare ultime date e appena quasi riempite aggiungere l’arena che con molta fatica hanno riempito e per non parlare degli omaggi.

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