È solo la fine del mondo. Al solito…

Il ritorno del figlio che non parla in una famiglia che annega nelle parole

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È solo la fine del mondo
di Xavier Dolan
con Gaspard Ulliel, Nathalie Baye, Léa Seydoux, Vincent Cassel, Marion Cotillard
Voto 7

Dolan è tanto bravo quanto indisponente. Dopo averci messo di fronte al dolore di J’ai tué ma mère, alla devastazione di Tom à la ferme, alla soluzione impossibile del rapporto madre-figlio di Mommy , ancora una volta si affida a un testo teatrale (questo è di Jean Luc Lagarde: It’s Only the End of the World) e ci sbatte in faccia l’ennesimo antieroe “incomprensibile” (nel senso che non vuole lasciarsi capire): il drammaturgo Louis (Ulliel), malato a morte,  torna a casa dalla mamma Baye, dalla sorella Seydoux, dal fratello Cassel e dalla cognata Cotillard. Lui andrà avanti, nel suo stile, a rispondere a tre parole alla volta, e gli altri si apriranno a torrenti di recriminazioni che chiudono la comunicazione invece di aprirla e non chiedono mai. Lui non parla, loro non sapranno, ma si mostreranno: la madre toppo truccata per nascondere il suo dolore, la sorella troppo tesa per nascondere la sua voglia di cambiare, il fratello troppo duro per nascondere la sua nevrosi da fallimento e la cognata troppo insicura per nascondere la sua mancanza di autostima. Il massacro è consumato tra facce a pochi centimetri di distanza che gridano pensieri distanti anni luce. L’incomunicabilità strillata alternata a flashback allucinatorii è “firmata” da canzoni pop con ritmi dance. Tutto esasperato e insieme tenuto sotto controllo, un tour de force che ruota attorno alla consueta fantasia di martirio (il mondo senza di me…): ovviamente suscita stupore per la direzione degli attori che sembrano cantare cinque canzoni con una nota sola e ossessiva. Sotto lo stupore, dopo, resta la sensazione che Dolan, senza un paravento di parole e gesti esagitati, senza la maschera continua e ripetuta di un giovane genio incompreso e incomprensibile, cioè fuori da uno schema di narcisismo autoaggressivo, non  si senta a suo agio. Gran Premio della Giuria a Cannes 2016.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori