Il lungo viaggio dei Luf verso un altro altrove

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Tornano al disco dopo Terra e pace del 2014, album con canzoni riferibili alla Prima Guerra mondiale, suonato e cantato con Massimo Priviero. I Luf pubblicano Delaltér, verso un altro altrove, utilizzando come sempre la formula digipack.
Stavolta la confezione è arricchita da un poster manifesto che include i testi, oltre a un libretto con illustrazioni in bianco e nero, a mo’ di fumetto con i disegni di Daniele Elli su progetto grafico di Zampediverse. Un modo per tenere vivo l’interesse di un pubblico che è andato moltiplicandosi negli anni, perché i Luf sono attivissimi nelle esibizioni dal vivo, più spesso in Lombardia dove risiedono, ma anche altrove.
Non a caso il nuovo album tratta l’argomento del viaggio, come attesa e speranza, desiderio e irrequietezza, ricerca e scoperta, coraggio e paura: «È mistero, è fantasia, è nostalgia e abbandono, è passaggio, trapasso, è un percorso interiore, un sogno, è partire, lasciare, è un’andata, è un ritorno, è festa e allegria ma per qualcuno è solo fuga dalla disperazione. Quando il viaggio diventa fuga il viaggiatore diventa migrante».
Così scrivono nelle note e in effetti trattasi di un album a tema che comincia con Verso un altro altrove, ballata che prende ritmo, introdotta da un poderoso basso. È il loro mondo, quello che accomuna altre formazioni che hanno scelto il folk rock, che fa ballare il pubblico raccontando storie e sentimenti.
La strumentazione è quella tipica del genere, con Dario Canossi (chitarra e voce), Sergio Pontoriero (banjo, dobro, mandolino), Sammy Radaelli (batteria), Alberto Freddi (violino), Cesare Comito (chitarra), Alessandro Rigamonti (basso), Lorenzo Marra (fisarmonica), Pier Zuin (cornamusa, flauti), oltre a vari ospiti, per esempio il cantante Alessandro Sipolo che offre nel finale una versione rock di Verso un altro altrove. Sipolo che ha pubblicato di recente l’album Eresie.
C’è spazio per morbide ballate, come Questa macchina e Stelle, alternando scatti di ritmo, come succede in Delalter e Don Vecare, entrambe in dialetto camuno, perché Canossi non ha dimenticato il dialetto dell’infanzia nelle valli bresciane. Una cover, Camminando e cantando di Endrigo, già ripresa da Gianmaria Testa, e per ultimo Bare a vela, per ricordare i morti in mare nel viaggio della speranza. Altre canzoni, in forma prevalentemente acustica fanno parte di un disco numero due che viene consegnato a tutti coloro che si presentano muniti del cd ai loro concerti.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).