Ylenia Lucisano: dalla Calabria al sogno sanremese (intervista)

95
0

Mancano poche ore all’attesa diretta di Sarà Sanremo, la serata-evento condotta da Carlo Conti in cui saranno proclamati i 22 big in gara e gli 8 giovani finalisti della prossima edizione del Festival di Sanremo. A rincorrere il sogno di calcare il prestigioso palco del Teatro Ariston, c’è una dolce e vivace giovane cantante calabrese ma milanese d’adozione per realizzare il suo sogno musicale, Ylenia Lucisano,classe 1987,  tra gli 8 vincitori di AREA SANREMO (il concorso che ogni anno porta due giovani al Festival di Sanremo) con il brano “Riverbero”. Ylenia, nonostante la sua giovane età, vanta già esperienze importanti : al suo attivo, ci sono un disco d’esordio, Piccolo Universo (pubblicato nel 2014) e la vittoria al Premio Lunezia nella categoria “Nuove Stelle”. Nell’estate 2015 si esibisce come opening act di due date del “Vivavoce Tour” di Francesco De Gregori e di due date del “Ma che vita la mia tour” di Roby Facchinetti.  Una carriera che sembra incanalata sui binari giusti, grazie anche ad autori come Giuseppe Anastasi (che Ylenia stima in modo particolare).

Ylenia ci ha raccontato il suo percorso e come vive lontana da casa per amore della musica.

Partiamo dall’esperienza di Sanremo. Come sei arrivata ad Area Sanremo e cosa vorresti che ti portasse questa esperienza?

Sono tre anni che partecipo alle selezioni di Area Sanremo, quindi comunque non è la prima volta che ci provo. Ma è la prima volta che arrivo a questo punto, all’ultima selezione. Sicuramente è un’esperienza che mi ha arricchito molto, perchè non è un semplice concorso ma in realtà durante le giornate di Area Sanremo vengono fatti dei corsi in cui ci sono tantissimo ospiti, c’è modo di confrontarsi e di imparare da persone molto più esperte. Ci sono seminari di autori, cantanti, addetti ai lavori…Quindi, sicuramente è un’esperienza che arricchisce chiunque, che ti lascia qualcosa. Poi comunque si stava sempre insieme, quindi eravamo 414 artisti in una città piccola come Sanremo, e davvero l’abbiamo riempita, l’abbiamo animata ed è stata un’esperienza veramente bella. Poi ovviamente arrivare fino a qui, entrare negli otto, è ancora più bello e inaspettato perché comunque grazie a questo concorso si ha un po’ di visibilità almeno in questi giorni prima della selezione finale. Quindi sicuramente è un’esperienza positiva.

C’è qualcuno o qualcosa, nel corso di tutta questa esperienza, che ti è rimasto particolarmente impresso o che ti ha aiutato in modo significativo in questo percorso?

Sicuramente, gli interventi che mi sono rimasti più impressi degli ospiti che abbiamo avuto l’onore di conoscere, sono stati quelli di Giuseppe Anastasi , con il quale ho anche collaborato e che ha scritto il brano che ho presentato lo scorso anno per Area Sanremo. Io lo adoro, ogni volta che parla con i  giovani (lui insegna al CET di Mogol quindi è abituato) è sempre una scoperta, ti apre sempre dei mondi nuovi. Poi ricordo Francesca Abate, una giovane autrice, anche lei ha fatto degli interventi molto interessanti. C’è stata ospite Amara, che ha fatto Sanremo due anni fa. Quindi insomma, tantissimi ospiti interessanti.

Hai parlato di autori, che sicuramente ti hanno aiutato molto per i pezzi che poi hai cantato. Hai mai pensato però di approcciarti alla scrittura?

Io in realtà faccio entrambe le cose, nel senso che scrivo brani da sola e poi quando ho la possibilità collaboro con altri autori. Quando non posso, cerco di fare tutto da me, quando invece ho l’appoggio di altri autori che si interessano al progetto e vogliono collaborare, allora cerco sempre di unire le forze, soprattutto per imparare. Stare a contatto con autori importanti ti lascia sempre qualcosa e ti fa scoprire un po’ i trucchi del mestiere.

Per la tua esperienza, hai avuto persone che ti hanno aiutata in questo percorso, o hai avuto delle difficoltà ad inserirti in un mondo che comunque è molto difficile? 

Ovviamente ho avuto tante difficoltà e continuo ad averne. Non c’è da parte di tutti molta apertura nei confronti degli autori e dei cantanti emergenti. Però alla fine quando si riesce a colpire al cuore delle persone, parli sinceramente, se dall’altra parte c’è onestà intellettuale ed artistica, una mano arriva sempre. Ovvio che quello che muove questo lavoro sono soprattutto gli interessi economici, però ho trovato molte persone come Zibba, Giuseppe Anastasi, pronte ad aiutarmi in una fase in cui sicuramente non sono una fonte di guadagno, non ho ancora il successo che spero. Però molti autori sono pronti ad investire del tempo anche su artisti emergenti.

Tu hai scelto un percorso come Area Sanremo, evitando quindi la strada dei talent. Ci hai mai pensato, on è una strada che hai escluso a priori?

In realtà, secondo me, per fare delle scelte, bisogna provarle ujn po’ tutte. L’ultimo provino che ho fatto per un talent risale a circa 8 anni fa. Sicuramente, prima di decidere di voler intraprendere questa strada ho fatto dei provini,  con dei buoni riscontri, anche se poi alla fine non sono mai entrata a far parte di un cast. Probabilmente perché non ero molto convinta di ciò che stavo facendo. Serve una certa convinzione, una certa credibilità,  e anche una certa preparazione. Forse non ero pronta come adesso e non ci credevo più di tanto. Sono cresciuta in una famiglia di musicisti che mi hanno fatto capire fin da piccola gli sforzi del mestiere. Mi hanno fatto capire che non si arriva a vivere di sola musica partendo da un talent. In quel contesto, si è accecati dalle luci dei riflettori, bisogna avere una certa preparazione, un progetto dietro,delle idee da portare avanti e probabilmente io anni fa non le avevo. Ora si, ma non le  voglio sprecare per un talent. Vorrei comunque dare spazio alla mia musica e non scendere sicuramente a compromessi  di altro tipo.

Hai fatto riferimento alla tua famiglia, composta prevalentemente da musicisti. Come ti sei avvicinata tu alla musica?hanno avuto un ruolo importante i tuoi familiari?

In maniera molto naturale. Mio padre è musicista, ma non ho avuto alcuna spinta da parte sua , anzi. Ero io ad obbligarlo a portarmi con se durante le sue serate, perché probabilmente lui voleva proteggermi da un mondo che è difficile, ancora di più in questi anni, Quindi in realtà, è stata una cosa del tutto naturale e ho insistito io a voler cantare con lui, a voler iniziare. Non è uno di quei genitori che loda i figli in ogni occasione. Lui è il mio primo critico, una persona che mi dice quando le cose non vanno bene. Questo è il motivo per cui abbiamo un rapporto che va oltre il rapporto padre- figlia. Per me mio padre  è il mio migliore amico, proprio perché non mi ha mai fatto dei complimenti, mi ha sempre spronato a fare meglio, ed è questo che dovrebbero fare i genitori.

Cosa vorresti esprimere con il brano che hai presentato quest’anno per Sanremo, “Riverbero”?

Sicuramente la freschezza di un brano che non è il tipico brano sanremese. Ho puntato non tanto alla ballata, che può andare bene in un contesto come Sanremo, con l’orchestra, quanto al fatto che il brano deve avere vita propria, delle chance radiofoniche…Io spero tanto che venga valutata anche questa cosa. Capita spesso che arrivino a Sanremo dei brani bellissimi, che però poi non hanno un seguito. Quindi io ho puntato più al dopo che al prima. Riverbero ha un titolo molto evocativo (io sono molto legata al cielo, alle stelle), che oltre ad intendere il riverbero vocale, si riferisce  appunto anche al riverbero della luce delle stelle che si riflette nei nostri occhi anche quando si sono spente da secoli. E capita a volte nella vita di legarci al riverbero, al riflesso delle persone, al loro ricordo, probabilmente ad una realtà modificata rispetto a quello che ci circonda. A volte ci leghiamo al ricordo delle persone e non ci godiamo il presente, la realtà. Prendo coscienza del fatto che siamo arrivati alla fine di una storia, a un punto di non ritorno, e quindi decido di guardare avanti.

Anche per te, quindi, la musica è stata terapeutica?

Secondo me solo le persone insensibili non riescono a trovare uno sfogo nella musica.  La musica va ascoltata con il cuore aperto, quello già è semplicemente fare arte. Non bisogna saper suonare o cantare per riuscire ad apprezzarla e sentirla col cuore.

Secondo te cosa si potrebbe fare per incentivare i giovani artisti e l’amore per la musica?

Secondo me, per prima cosa, non bisogna cercare l’aiuto esterno. I Giovani artisti devo aiutarsi da soli a non diventare schiavi del sistema talent, innanzitutto, e capire che esiste un mondo di musica fuori dalla realtà televisiva. Mi capita spesso di parlare con dei ragazzini di 10-11 anni ai quali spiego quello che faccio, e loro mi chiedono automaticamente “Sei stata ad X Factor?Hai fatto Amici?”. Giustamente, non è colpa loro, perché nella loro testa i cantanti sono quelli, perchè magari non hanno neanche un bagaglio culturale che gli viene dalla famiglia e dalla scuola. Io sono stata fortunata ad avere un papà musicista. Le cose cambiano a partire da noi, ci dovrebbe essere più curiosità ad aprirsi al mondo musicale, leggere storia della musica, ascoltare qualunque tipo di musica, approfondire che è quell’artista, da dove nasce la sua musica. Il cambiamento viene da noi, non dobbiamo aspettarci che venga dallo stato o da altre persone che non esistono.

 

 

 

CONDIVIDI

Nata in Calabria, classe ’86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here