Le collane di Bruce tra santi ed icone sacre

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All’occhio dello Springsteeniano d.o.c., a cui nulla sfugge,  non saranno passate inosservate nel corso degli anni le collane e (soprattutto) le medagliette che porta. “Se nasci cattolico – ha sempre detto Bruce – quella religione te la porterai sempre dentro“. E infatti le sue catenine stanno lì ad ulteriore conferma di questo suo credo. Ma cosa sono e cosa rappresentano questi ciondoli? Diciamo innanzitutto che sono fatti da un’artista che disegna e realizza gioielli nata ad Omaha (Nebraska), che da anni vive e lavora a New York. Si chiama Mary Jo Pane e la sua storia parte nel 2001 quando inizia a fare braccialetti e collane mettendoci non soltanto pietre dure, corallo, onice, quarzo, giada, turchese, pirite, ematite, agata e argento, ma anche medagliette raffiguranti le immagini dei santi, simili a quelle che aveva lei da bambina. Ad ispirarla nella sua scelta artistica e creativa fu la visita ad un’amica ammalatasi di cancro ai polmoni dopo l’11 settembre, e data per spacciata. Oltre, ovviamente,  alla sua fede nei santi, negli angeli custodi e nelle anime. Mary Jo regalò alla sfortunata donna un ciondolo con l’effigie di Sant’Antonio, glielo diede come talismano per combattere la malattia giunta ormai allo stadio terminale. Cinque anni dopo quella stessa ragazza fu dichiarata completamente guarita. E qui subentra la magia, la fede, la speranza, la superstizione, chiamatela come volete. Però Mary Jo Pane è  fermamente convinta che le sue collane, i suoi bracciali e le sue medagliette abbiano un potere salvifico e terapeutico: “Utilizzo icone religiose vintage e d’antiquariato – dice Mary Jo Pane – per creare braccialetti e collane unici nel loro genere, che favoriscono una sensazione di benessere spirituale e corporeo. Le mie icone appartengono ad una visione evoluta del mondo, ad un’ampiezza di possibilità che vanno al di là della comprensione intellettiva, e ad un senso dello spirito che trascende ogni singolo credo religioso. E’ sorprendente per me vedere gli effetti positivi che generano le mie creazioni“.

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Mary Jo Pane, disegnatrice e creatrice delle miracle icons

E a pensarla come lei sono sempre di più: le sue collane e i suoi bracciali hanno cominciato a comparire al collo e sui polsi di molti personaggi “iconici”. A cominciare proprio da Bruce che già nel 2007, per le photo session dell’album Magic, sfoggiò una serie di collane che cambiarono in qualche modo la sua immagine. Da quel momento al collo di Springsteen abbiamo visto l’effigie della Madonna, di Gesù, di San Cristoforo (protettore dei viaggiatori), di Santa Filomena (santa delle cause impossibili) e tante altre piccole immagini sacre. Basta scorrere le immagini: quelle fatte per l’album Wrecking Ball, quelle dei concerti, quelle delle sue uscite pubbliche o “rubate” per la strada: al collo (e spesso anche al braccio) di Bruce  c’è sempre una miracle icon.  Oltre a Springsteen sono tante le celebrità che indossano le creazioni di Mary Jo Pane, ad esempio la first lady uscente Michelle Obama e quella mancata Hillary Clinton. Ci sono poi gli attori Orlando Bloom, Matthew McConaughey, Mia Wasikowska e Al Pacino e moltissimi musicisti, come Robin Thicke, Zayn Malik (One Direction), Kendrick Lamar, Ricky Martin, Conor Oberst. Quest’ultimo in particolare, nativo anche lui di Omaha come la Pane, chiede sempre creazioni personalizzate.

Ogni anno poi Mary Jo Pane organizza nella sua città natale un trunk-show, ovvero un evento riservato prevalentemente ai suoi clienti, che dura 3 giorni durante i quali non vende solo i suoi gioielli ma invita tutti coloro che in qualche modo sono entrati in contatto con le sue icone miracolose a raccontare le loro esperienze: “Per me che sono nata e cresciuta ad Omaha è estremamente gratificante ogni anno vedere la partecipazione e il sostegno che vengono dati al mio trunk-show. Quest’anno ho devoluto il 20% di quanto incassato dalla vendita dei bracciali all’Ospedale Pediatrico di Omaha: restituire qualcosa alla comunità mi fa stare bene”.

Crederci, non crederci, chissà, ma spesso anche un’icona può contribuire a un miracolo. Dipende sempre – io credo – da come ci si sente. Ma se vogliamo entrare anche noi in questo ambito sospeso tra fede, superstizione e – perché no – moda, basta trovarsi a New York (e andare da Barney), ad Aspen in Colorado (da Gorsuch) o ad Omaha (da Borsheims), oppure cliccare sul sito www.miracleicons.com e apettare l’ispirazione. Gli oggetti non costano pochissimo ma neanche tantissimo: si va dai 90 dollari per un bracciale di agata ai 600 per una collana di sterling ossidato.  Certo Bruce Springsteen, e non soltanto lui,  non rinuncia alla sua fede e alle sue collane. Magari chissà anche loro contribuiscono al suo stato di grazia…

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.