Fiorella Mannoia. A Padova, un viaggio lungo 48 anni

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Foto: Riccardo Medana

Un concerto di Fiorella Mannoia è una di quelle esperienze sempre piacevoli da vivere. Capaci di farti ripercorrere in un paio d’ore buona parte della tua vita, con canzoni che fungono da epifania per momenti piacevoli e altri meno piacevoli. Ed è per questo che ieri sera il Teatro Geox di Padova ha deciso di riunirsi al completo per omaggiare una delle più belle voci della musica italiana, che ha risposto presente con entusiasmo, regalando al suo pubblico una scaletta ampiamente basata sui grandi successi della sua carriera, ma che, al solito, non si è risparmiata di strizzare l’occhio alla produzione più recente. Ed è anche questo uno dei grandi pregi della Mannoia: la capacità di coinvolgere e rendere “classici” brani che, in fin dei conti, hanno pochi anni (se non addirittura mesi!) di vita. Ne sono un esempio Le parole perdute, Perfetti sconosciuti, parte della colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Genovese, o Combattente, title-track del suo recente album, e presentata sul palco con un video in cui Gino Strada, Gianni Minà, Alex Zanardi e una bambina hanno dato la loro definizione di questo termine.
Il concerto è un viaggio lungo 48 anni e la Mannoia riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico fin dal primo brano, senza mai perdere intensità. Introduce i pezzi del nuovo disco, come Nessuna conseguenza, brano che ha per tema la violenza sulle donne e il loro riscatto; e poi I pensieri di Zo, a firma Fabrizio Moro.
C’è anche lo spazio per una piccola polemica indirizzata a Roberto Vecchioni: «Qualcuno qualche giorno fa ha detto che la vita senza figli è un deserto. Non è vero. Io ho scritto questa canzone immaginando di averne una, e l’ho dedicata a lei: sono le parole che una madre direbbe a un figlio, prima di vederlo partire. Evidentemente noi donne abbiamo tutte lo spirito materno, siamo tutte madri». La canzone in questione è In viaggio, uno dei brani più belli della recente produzione della Mannoia.
Diversi, poi, gli omaggi ad altri cantautori: Il mare d’inverno, il pezzo che più di qualunque altro Fiorella avrebbe voluto scrivere, La cura di Franco Battiato, Felicità di Lucio Dalla. E poi Offeso: «Quando, 14 anni fa, Niccolò Fabi mi propose di duettare con lui in questa canzone, avevamo tanti motivi per cui sentirci offesi. Sono passati 14 anni, eppure queste stesse ragioni ci sono ancora; anzi, probabilmente ce ne sono ancora di più».
Infine, non sono mancati i brani più celebri della carriera della Mannoia: Sally, pezzo di Vasco Rossi, che tuttavia può considerarsi a tutti gli effetti parte anche della discografia della cantante romana, e poi Quello che le donne non dicono e, a concludere, una lunga versione de Il cielo d’Irlanda, durante la quale Fiorella si è concessa al suo pubblico, scendendo dal palco e percorrendo l’intero teatro Geox, stringendo mani e facendosi fotografare vicino ai suoi fan.

La scaletta del concerto di Padova:

  1. I miei passi
  2. I treni a vapore
  3. Caffè nero bollente
  4. Nessuna conseguenza
  5. I pensieri di Zo
  6. Combattente
  7. In viaggio
  8. Dal tuo sentire al mio pensare
  9. Le notti di maggio
  10. Perfetti sconosciuti
  11. Come si cambia
  12. Occhi neri
  13. Offeso
  14. Oh che sarà
  15. Il mare d’inverno
  16. La cura
  17. Io non ho paura
  18. Sally
  19. Siamo ancora qui
  20. Le parole perdute
  21. Felicità
  22. Il tempo non torna più
  23. Quello che le donne non dicono
  24. Il cielo d’Irlanda
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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.