Pooh, storia di un fan americano

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Di Leslie Dubois

La notte del 29 novembre non ho dormito molto bene, attendevo i Pooh il giorno successivo a Long Island, per il loro concerto. Volevo salutarli e così sono andato ad aspettare il loro arrivo all’aeroporto, per paura di mancare l’appuntamento ho lasciato casa verso le 13.00, pioveva e non volevo perdermeli per nessun motivo. Con questa premura, un po’ troppo eccessiva, sono arrivato sul posto due ore prima del loro atterraggio.
Per me sono occasioni uniche, perché ho la possibilità di incontrarli solo quando vengono a suonare in America. Così tra baci e abbracci, scatto sempre una foto ricordo, e per questa occasione ho portato con me una grande bandiera americana.

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La mia storia con la musica dei Pooh inizia nel 1976 quando un’amica di scuola di nome Rosanna mi fece ascoltare l’album Alessandra. Avevo già seguito alcuni corsi d’italiano all’università ma non ero in grado di capire tutte le parole. Devo dire che fin dal primo ascolto pensai che dentro questa musica ci fosse qualcosa di bello, anzi di speciale.  E avevo ragione. Arrivare a celebrare cinquant’anni di carriera non accade a tutti gli artisti.

Il primo concerto l’ho visto nel 1983 al Walker Theater di Brooklyn che purtroppo oggi non esiste più. Ero così emozionato ed euforico che d’improvviso mi alzai a ballare, prendendomi tutti i fischi della gente che gridava di sedermi. Anche i miei amici erano seduti, così tornai al mio posto, ma senza smettere di ballare. Da quella sera, per anni, ho avuto il grande desiderio di incontrarli. Nel 1990 ci ero quasi andato vicino, ero arrivato fino in New Jersey, ma a causa di un malore di Roby l’incontro programmato con i fan andò in fumo. Così dovetti aspettare altri tre anni, prima di avere la mia occasione.

Il 1993 è stato l’anno della fortuna: eravamo partiti da New York per vedere un loro concerto ad Atlantic City, durante il viaggio, ogni volta che avvistavamo una grande macchina, urlavamo: “Roby! Roby! Roby!”. Arrivati in zona ci fermiamo a mangiare qualcosa, quando d’improvviso mia moglie mi dice: “Ma non era Roby quello?” Non ci volevo credere: era Roby davvero. Gli parlo italiano e spiego che l’ho studiato a scuola, ma se dopo tanti anni riesco ancora a combinare qualcosa con questa lingua, è grazie alla loro musica. La mia amicizia con la band inizia proprio quel giorno, dall’entusiasmo di Roby e da poche parole: “Dopo il concerto, fatti vedere”.
Poche ore dopo ho conosciuto gli altri tre, quando avvicino Stefano per ringraziarlo mi risponde: “Quando scriviamo, lo facciamo in italiano. E’ un onore per noi trovare una persona che ha faticato così tanto per la nostra musica”, mi sono commosso. Quella sera ho capito le persone dietro il marchio Pooh.

Da quell’anno non mi è sfuggito più nessun loro concerto in New Jersey e quando nel 2009 Stefano ha deciso di scendere dal palco, ho voluto fare un viaggio in Italia per vederli e ringraziarli un’ultima volta. E’stato un viaggio pieno di emozioni e tristezza. Quando sono venuti a suonare in America con la formazione a tre, vedere il palco senza la batteria di Stefano ha suscitato in me grande nostalgia, ma ho voluto esserci comunque, per supportare i mie amici. Ho seguito entrambi i concerti di quella tournèe, in Canda e New Jersey, portando anche tutta la famiglia.

Leslie e Pooh in Italia

Non potevo mancare agli appuntamenti di dicembre di questa “Ultima notte insieme” così sono stato di nuovo in Canada. E’ vero abito oltreoceano, ma anche per me è un lungo viaggio, quasi otto ore. Però ne vale sempre la pena. Essere invitati a cena con i Pooh dopo il concerto rimarrà per sempre nella mia mente e nel mio cuore.  Parlare di nuovo con Stefano, era una cosa che non avrei mai sperato, dopo la sua uscita. Il concerto del 2 dicembre è stato bellissimo e anche un po’ particolare perché il palco era rotante. La performance non è stata lunga ma a fine concerto non avevo più voce. Ho cantato tutta la sera, godendomi lo spettacolo dalla prima fila. L’ultimo concerto, il giorno successivo, invece l’ho vissuto anche dietro le quinte. Assistendo alle prove ho notato qualcosa di veramente molto bello: dopo 50 anni di carriera, i Pooh curano ancora ogni minimo dettaglio, per regalare ai fans il loro show migliore.  A volte sono piccolo cose, come per esempio la posizione di ognuno sul palco.

Ho visto il concerto con Tiziana, la compagnia di Stefano.  Ci siamo divertiti un sacco a cantare e osservare la platea. Vicino a noi alcune donne hanno passato la serata a gridare “I love you”. Alla fine dello spettacolo capisci che il “vi diamo il meglio di noi” non sono solo parole.  Erano stanchi e sudati. Sono rimasto nel camerino con Stefano e Tiziana ma questa volta, più delle altre, ero così emozionato che ho fatto fatica a farmi capire.  Era come aver la sabbia in bocca e ho fatto di tutto per non commuoveri. Durant il viaggio di ritorno mi sentivo gratificato per questi anni di musica e amicizia. I Pooh sono stati la colonna sonora della mia vita e grazie alla loro musica mi sono imbattuto in un bel mondo.  Di nuovo dico: “Grazie! Grazie di esistere!” Non sarò in Italia il 30 dicembre ma sono sicuro sarò al pc per ascoltare l’ultimo concerto, famiglia mia: “non cercatemi quella sera”.  A quel punto e solo a quel punto, ci sarà da commuoversi.  Per ora Long live I Pooh!

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